“Mentre i lavoratori precari venivano espulsi dal mondo del lavoro senza una rete di protezione, la mancanza di risposte da parte del governo, monopolizzato da anni dalle vicende giudiziarie del premier, è stata insopportabile”. Con queste parole Claudia Pratelli, ricercatrice, tra i promotori della manifestazione nazionale “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”, lancia la manifestazione del 9 aprile a Roma, che si prefigge di portare nelle piazze italiane tutte le categorie di giovani e meno giovani con un lavoro precario, un futuro incerto, e che sopravvivono grazie ai soldi di genitori e nonni. Obiettivo: “Inchiodare la politica alle proprie responsabilità su dei temi che non sono più rinviabili”. Sono tantissime le reti sociali che hanno aderito all’iniziativa (per conoscerle clicca qui). “Dall’incontro di queste diverse realtà – racconta Claudia – è nata la consapevolezza di farci ‘rete’, di organizzarci con iniziative collettive”.

La dimensione principale in gioco sembra essere una diversa presa di coscienza di chi vive la condizione di precario sulla propria pelle: “L’immagine più diffusa (e un po’ sfigata) dei precari è quella di individui soli, frammentati e dispersi. Ciò in parte è vero, perché certe condizioni di lavoro purtroppo favoriscono l’individualismo e scoraggiano la protesta collettiva. Bisogna però ricordare che l’elemento che più contraddistingue il precario è quello dello sfruttamento. Vogliamo quindi ripartire dalle parole che si danno alle cose, e con questa consapevolezza riappropriarci del nostro diritto a ribellarci”.

Il momento decisivo per la nascita del movimento, è stato quando l’Istat ha reso pubblici gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile, che era schizzata al 30%, in piena crisi e nell’indifferenza della politica: “Ci siamo resi conto che avevamo a che fare con cifre della disperazione, e che era finito il tempo dell’attesa. Nel frattempo le giovani generazioni del Nord Africa scendevano in piazza per riappropriarsi della dignità e della libertà. Si tratta di situazioni certamente non paragonabili, ma che hanno avuto un forte impatto emotivo su di noi”.

La dimensione del tempo è vissuta come impellente: “Per i trentenni, non c’è più la possibilità di aspettare o delegare il problema a qualcun altro. Questa generazione, che raramente è scesa in piazza, è stata sempre raccontata da altri, in particolare dagli opinionisti di turno. Noi abbiamo voluto raccontarci in prima persona”.

Tutti questi elementi stanno a testimoniare la complessità del fenomeno del precariato, che non riguarda solo il lavoro, ma anche la possibilità di vivere una relazione sentimentale, di comprare una casa, di avere dei figli, di sganciarsi dall’umiliante dipendenza dai genitori. “Abbiamo cercato di raccontare tutto questo con le iniziative particolari che abbiamo organizzato in queste settimane, come i flash mob, gli standing speech per strada e i blitz nelle conferenze stampa di altri: è stato un modo per costruire un racconto e per entrare in contatto con gli altri, trasmettendo il nostro desiderio di riscattarci”.

LE PIAZZE

Roma: street parade ore 15 da piazza della Repubblica diretta al Colosseo;
Milano: manifestazione a Colonne di San lorenzo alle 15.30;
Torino: corteo ore 15.00 da piazza Vittorio;
Napoli: corteo ore 9.00 da Piazza mancini a Piazza del Gesù;
Firenze: ore 15.00 piazza Santo Spirito;
Palermo: manifestazione regionale ore 17 da Piazza Indipendenza.
Iniziative di sostegno verranno dai “cervelli fuggiti” all’estero. Sono previste iniziative a Bruxellese a Washington

Per maggiori informazioni:
La pagina Facebook
www.ilnostrotempoeadesso.it
Aspettando il 9 aprile

Guarda la conferenza stampa di presentazione della mobilitazione nazionale