Due guasti in sole 48 ore. Tutto è accaduto nell’ultima settimana nella centrale nucleare di Krsko, Slovenia, nella quale sono verificate alcune “anomalie nel sistema”: la prima mercoledì e la seconda ieri. Al momento la centrale è in blocco automatico dovrebbe tornare operativa la prossima settimana.


Video di Elisabetta Reguitti

Ma tutto ciò che accade a soli 130 chilometri in linea d’aria da Trieste, in una delle zone maggiormente sismiche della Slovenia, potrebbe comunque avere pesanti ripercussioni anche in casa nostra.

Al momento, dal sito della centrale, rassicurano che non c’è alcun pericolo per i lavoratori (circa 500 operativi nell’insediamento) e neppure per l’ambiente. Spiegano che l’impianto sloveno si è spento automaticamente per motivi di sicurezza. La causa, un difetto di trasmissione nell’elettrodotto a 380 chilovolt che dalla centrale porta energia elettrica verso Zagabria e la Croazia. I vertici della centrale ribadiscono “che non ci sono stati rischi di emissioni di radiazioni”.

Il Pd del Friuli Venezia Giulia però promette un’interrogazione parlamentare al ministro Prestigiacomo per sapere come il nostro paese potrebbe essere preparato ad un eventuale incidente alla centrale di Krsko dove peraltro, già nel 2008 si era verificato un guasto: il reattore venne bloccato per problemi al sistema di contenimento di una ventola per il trattamento dei vapori.

BARATTO TRA RIGASSIFICATORE E CENTRALE: DENUNCIA DELLE ASSOCIAZIONI

Ma mentre oggi si attende di capire la natura dei due recentissimi problemi tecnici avvenuti a Krsko emerge anche una seconda questione che interessa l’Italia in modo diretto. Lubiana entro il 2017 deve decidere il futuro dell’impianto (in funzione dal 1983, costruito quando c’era ancora la Jugoslavia comunista, ma con tecnologia americana Westinghouse) con una capacità di 632 megawatt di potenza, contenente oltre 48 tonnellate di combustibile a base di ossido di uranio.

Si parla del raddoppio del reattore che secondo le stime può durare, al massimo, fino al 2023. Questa sorta di “caffettiera” che bolle a due passi da casa nostra potrebbe, secondo le associazioni Wwf, Legambiente e Italia nostra, diventare l’ago della bilancia di una parte delle scelte di approvvigionamento energetico italiano.

Tutto gira attorno al progetto di rigassificatore nella zona di Zaule di GasNatural. Dunque, il rischio è un accordo fra Lubiana e Roma: il governo sloveno potrebbe accettare il rigassificatore per poter raddoppiare la centrale nucleare con soldi anche italiani.

Nei giorni scorsi il governatore del Fvg Renzo Tondo è entrato sulla delicata questione a gamba tesa: “Il Governo Italiano dovrebbe sostenere l’impegno dichiarato di voler mettere in sicurezza ulteriormente la centrale nucleare di Krsko”. Come a dire: non nella mia regione ma nel giardino del vicino. E c’è pure un precedente: solo pochi mesi dopo i fatti di Krsko del 2008 (oltre ad altri due guasti nel 2005 e 2007) l’Enel aveva investito circa 3 milioni di euro per il raddoppio della centrale di Mochavce in Slovacchia: due nuovi reattori che tra l’altro entreranno in funzione nel 2012 e 2013. Tutto sull’uscio di casa nostra.

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