Luca Palamara, Presidente Anm

La modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, inserita con un emendamento nella legge comunitaria 2010, “appare talmente assurda e disorganica da potersi spiegare soltanto come atto di aggressione nei confronti della magistratura, diretto ad influenzarne la serenità di giudizio”.

L’associazione nazionale magistrati non usa mezzi termini sulle ultime norme in fatto di giustizia volute dal governo Berlusconi. “Non era mai successo che l’attività legislativa venisse piegata in maniera così esplicita ad interessi particolari”, dichiarano in una nota congiunta Luca Palamara, Giuseppe Cascini e Antonello Ardituro, vertici dell’Anm.

“Nel giro di pochi giorni la maggioranza di governo ha dimostrato quale era il vero obiettivo dell’annunciata riforma epocale della giustizia: risolvere situazioni legate a singole vicende processuali, direttamente con una norma sulla prescrizione dichiaratamente destinata ad incidere sullo svolgimento di un processo in corso, e indirettamente con una modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati punitiva e intimidatoria” e aggiungono “la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati appare talmente assurda e disorganica da potersi spiegare soltanto come atto di aggressione nei confronti della magistratura diretto ad influenzarne la serenità di giudizio”. Ma ce ne è anche per la riduzione dei tempi di prescrizione “il principio costituzionale della ragionevole durata del processo è un principio fondamentale cui l’ordinamento deve tendere con ogni mezzo, ma la riduzione dei termini di prescrizione nulla ha a che vedere con quel principio e rischia solo di determinare l’impunità per autori di gravi delitti”.

Immediata la reazione della maggioranza. Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, sostiene che l’Anm “continua ad esprimersi come se fosse un partito politico, come se toccasse all’Anm stessa definire cosa governo e Parlamento possono o non possono, debbono o non debbono fare. Questo – aggiunge – è un chiaro vulnus rispetto alla sovranità popolare, rispetto agli elettori”.

“Ma la riforma della giustizia si farà – assicura l’esponente del Pdl – e andrà avanti, e non sarà bloccata nè dettata da una parte della magistratura. Resta l’amarezza per un ceto politico che, in misura consistente, sembra impaurito e subalterno rispetto alla magistratura, anzichè rivendicare la forza riformatrice della politica. E le riforme liberali – conclude – non devono far paura ai magistrati onesti e capaci, ma solo a quelli politicizzati, che speriamo siano sempre di meno”.