Ryanair chiede alla Commissione europea di proibire gli scioperi dei controllori di volo. Non poteva essere più radicale la risposta di Michael O’Leary, presidente della compagnia low cost irlandese, alla minaccia di 22 giorni di mobilitazioni, fra aprile e agosto prossimi, fatta dai sindacati spagnoli in risposta alle privatizzazioni del settore decise dal governo di Zapatero.

“I controllori aerei dovrebbero essere considerati parte di un servizio essenziale e quindi non dovrebbero essere autorizzati a scioperare. Se fanno sciopero, dovrebbero essere licenziati”, ha affermato senza mezze misure O’Leary, che ha chiesto alla Commissione europea di adottare “misure urgenti” per evitare cancellazioni e ritardi durante i prossimi esodi turistici.

A spaventare il patron della compagnia low cost è la possibilità di una riedizione dello sciopero selvaggio dei controllori di volo spagnoli che lo scorso dicembre, poco prima di Natale, aveva paralizzato il traffico aereo del paese. Davvero troppo per le casse di Ryanair, secondo cui nel 2010 tra Spagna, Francia e Belgio sono stati cancellati 1.400 voli per scioperi con milioni di perdite per la compagnia irlandese.

Ma è davvero possibile che la Commissione europea vieti per legge un diritto fondamentale dei lavoratori di tutta Europa? Qualcuno teme di si, visto che per obbligare a lavorare i controllori di volo le compagnie aeree potrebbero utilizzare la scusa dei diritti dei passeggeri, “ingiustamente” colpiti dagli scioperi selvaggi come quelli spagnoli. La Direzione generale Trasporti della Commissione europea mette le mani avanti, precisando che “il diritto allo sciopero è inviolabile”. “Ma anche i passeggeri hanno i loro diritti”, precisa la Commissione. Più netta la presa di posizione della Direzione generale Affari Sociali di Bruxelles, che al fattoquotidiano.it dice: “Il diritto di sciopero è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali. Dal nostro punto di vista, spetta agli Stati nazionali decidere come applicarlo”. Insomma il risultato potrebbe essere non un divieto di sciopero, inammissibile con i trattati Ue, ma un irrigidimento delle regole, con sanzioni più dure per chi le infrange.