Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore

Giorgio Magliocca, sindaco di Pignataro Maggiore, comune in provincia di Caserta, ribattezzato la Svizzera dei clan, è stato arrestato questa mattina dalla squadra mobile di Caserta, su ordine della direzione distrettuale di Napoli per concorso esterno in associazione camorristica. Magliocca, esponente di spicco del Pdl del casertano, è stato in passato consulente (2005-2006) del ministro delle comunicazioni Mario Landolfi, tra i primi questa mattina ad esprimergli solidarietà. Non è l’unico incarico che conta ricoperto in questi anni dal sindaco-avvocato. Dallo scorso agosto, Magliocca è stato assunto a tempo determinato nello staff del sindaco di Roma Gianni Alemanno, costo annuo per le tasche dei cittadini romani 87 mila euro.  Dopo l’arresto, il Pd romano ha chiesto al sindaco Alemanno un chiarimento su questa vicenda: ‘Vogliamo sapere da chi siamo governati”.

Sul sito di Magliocca campeggia la foto di Falcone e Borsellino con la scritta “L’italia impariamo ad amarla come loro” . Ora Alemanno ha provveduto alla sospensione di Magliocca. L’antimafia del giorno dopo. Una carriera, quella del sindaco di Pignataro, interrotta questa mattina dall’arresto, disposto dai magistrati anticamorra napoletani. L’accusa è concorso esterno in associazione mafiosa. Magliocca pur non essendo organicamente inserito nel clan camorristico Ligato-Lubrano, egemone in quel territorio, avrebbe attivamente contribuito a rafforzarne i vertici e le attività, dal quale avrebbe ricevuto costanti appoggi elettorali. Un rapporto con il clan non occasionale, ma duraturo nel tempo, una reciprocità fatta di favori in cambio di voti.

Il gip scrive: “ Magliocca è da anni asservito ai desiderata del clan camorristico di Pignataro, sodalizio criminale agguerritissimo, resosi protagonista di delitti efferati, la cui pericolosità resiste agli interventi giudiziari e grazie al quale il Magliocca  ha potuto vincere ripetute competizioni elettorali”. In particolare il riferimento è alle consultazioni del 2002 e alle ultime comunali del 2006. Magliocca, secondo le indagini, avrebbe ottenuto l’appoggio nel 2002 del defunto boss Lello Lubrano, ammazzato in un agguato di camorra, che lo avrebbe sponsorizzato e successivamente di Pietro Ligato, considerato il reggente della cosca padrona di Pignataro, attualmente in carcere al 41 bis. In cambio, Magliocca provvedeva a chiudere gli occhi sulla gestione dei beni confiscati, il riferimento è a una villa bunker sequestrata e successivamente vandalizzata, e “consentendo – scrive in una nota la Procura di Napoli –  che gli stessi camorristi ed i propri nuclei familiari continuassero a gestire e godere  de facto dei redditi relativi a detti beni”.

Una piega dell’inchiesta riguarda anche responsabili di associazioni no-profit a cui il comune di Pignataro ha affidato alcuni terreni confiscati e che, secondo le indagini, avrebbero percepito i profitti derivanti dalla coltivazione senza investirli in progetti finalizzati a scopi sociali. Magliocca, già sotto processo per corruzione in un’altra vicenda, ha sempre difeso la sua condotta, rivendicato la sua battaglia anticamorra e querelato chiunque osasse adombrare dubbi sul suo operato, compresi i parlamentari di opposizione che più volte hanno chiesto accertamenti su quel comune. Un comune, già sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2000, che ora rischia un nuovo azzeramento per mafia.