La Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a due anni per l’ex ministro del Pdl Aldo Brancher, accusato di appropriazione indebita e ricettazione. Anche se i legali di Aldo Brancher hanno dichiarato che l’ex ministro “ha dato una dimostrazione di grande spirito istituzionale, perché si è assoggettato al processo” non dicono che il deputato bellunese le ha provate tutte negli ultimi 9 mesi per evitare proprio il processo. Brancher era stato condannato in primo grado la scorsa estate con rito immediato in uno stralcio del procedimento sulla tentata scalata di Banca Popolare di Lodi ad Antonveneta.

Ma vale la pena ripercorrere alcune tappe delle vicende giudiziarie e politiche di Brancher. Il 18 giugno 2010 Aldo Brancher, sottosegretario alla presidenza del Consiglio giura in fretta e furia al Quirinale e diventa ministro per la Sussidarietà e il Decentramento. Non si riescono, però, a capire con quali deleghe dovrebbe agire visto che non vengono rese note neanche sulla Gazzetta Ufficiale. E’ un fedelissimo da sempre di Berlusconi e lavora al suo fianco da una vita. Prima alla Fininvest, poi dentro Forza Italia, poi nel Pdl dove per lui viene destinato uno dei tanti posti da sottosegretario.

Quando viene nominato ministro, i giornali, pochi a dire il vero, ricordano la data del 1993, quando Brancher viene messo in carcere per 3 mesi a San Vittore a Milano per le tangenti pagate all’allora ministro della Sanità del Pli Francesco De Lorenzo. Mazzette date per procurare alla Fininvest di Berlusconi pubblicità di Stato nella campagna di sensibilizzazione sull’Aids. All’epoca Brancher era il braccio destro di Fedele Confalonieri. Brancher verrà condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione in primo e secondo grado per quella vicenda. La Cassazione, però, accolse anche le richieste dei suoi legali, dichiarando prescritto il reato di finanziamento illecito ai partiti, mentre per il falso in bilancio, ci pensò una legge approvata dal secondo esecutivo a guida Berlusconi, che la depenalizzò.

Brancher verrà ricompensato con la carriera politica. Ma per gli anni compreso tra il 2001 e il 2005 Brancher viene accusato dai magistrati milanesi di appropriazione indebita e ricettazione per una somma complessiva di circa 827.000 euro che sarebbero stati a lui girati da Giampiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca popolare di Lodi. Soldi sottratti dalle casse della banca e che sarebbero serviti per appoggi nel mondo politico e istituzionale. Viene quindi imputato nell’ambito del processo per il tentativo di scalata di Antonveneta da parte della Banca popolare di Lodi. Con la carica di ministro, però, Brancher può avvalersi del lodo Alfano: la legge che permette di bloccare i processi per 6 mesi, prorogabili altre 2 volte, per un motivo autocertificato. Il cosiddetto “legittimo impedimento”. Brancher chiede subito di avvalersi del Lodo Alfano. Ma l’opinione pubblica, i partiti di opposizione insorgono. Brancher, a questo punto, rinuncia al legittimo impedimento. Il 5 luglio Brancher si presenta in aula per annunciare le sue dimissioni da ministro e per chiedere al giudice di poter essere giudicato con rito abbreviato. Il 28 luglio 2010 viene condannato a 2 anni di reclusione dal tribunale di Milano. Sentenza confermata oggi.