Si intitola: “Si ritorna all’attacco. Assestamenti dell’organizzazione prima dell’inizio dell’attacco generale che tra un anno e mezzo porterà alla liberazione dei nostri popoli”. Firmato da Umberto Bossi su carta intestata della Camera dei deputati è un documento inedito datato 4 agosto 1998. Quattro pagine (con annesso disegno esplicativo) inviate a tutti i parlamentari, sindaci e segretari nazionali e provinciali della Lega Nord, nelle quali sono fissati i punti della strategia leghista per la secessione. A 20 anni dalla nascita del Carroccio, le parole del Senatùr sono la testimonianza della parabola leghista. Da movimento territoriale a partito di governo che per esistere deve continuare ad alimentare il sogno di dividere il Paese.
Il documento ricorda come “ogni sindaco debba fare politica” ma anche che la base è immersa nella società subendone gli umori e le influenze. Una base “fortemente caratterizzata dal sogno dove per sogno si intende la tensione verso la trasformazione della società. Un sogno – continua – per il quale valga la pena lottare che nel nostro caso è la libertà dei popoli padani. Il sogno non può venire meno altrimenti ci sarebbe la perdita della base e un partito senza base non può portare ad alcun cambiamento”.
Il ruolo dei mezzi d’informazione
Poi un passaggio che riletto oggi sembra un triste presagio quando avverte che se non si riuscisse ad alimentare il sogno: “La classe dirigente farebbe solo parte delle istituzioni vigenti e il movimento sarebbe costituito solo da mercenari che si spostano da una parte all’altra a seconda del loro tornaconto personale”. Come non pensare al mercato dei parlamentari di Berlusconi che oggi Bossi tranquillamente accetta? Quanta acqua è passata sotto i ponti del Po in tredici anni. Ma ecco come dovrà funzionare la Lega Nord per diventare nei fatti un “movimento politico di
liberazione”. Tra gli elementi considerati da Bossi oltre alla base e il sogno vengono citati anche la classe dirigente e soprattutto il ruolo dei mezzi di informazione. Erano gli anni in cui ancora non era nato il polo della comunicazione (oggi presieduto dal figlio Renzo Bossi detto Trota) in cui convergono il quotidiano, la tv e la radio. Allora Bossi scriveva: “Si è deciso di lanciare l’etere padano e di far nascere Telepadania che entrerà in funzione permanente il 12 ottobre prossimo con due telegiornali ogni sera oltre a varie trasmissioni che riguardano il versante dell’identità della Padania e della politica della Lega contro Roma”. Ed è proprio qui che emerge uno dei passaggi più significativi e che forse spiega perché Bossi abbia accettato il grande compromesso dell’alleanza con Berlusconi.
Come devono agire gli amministratori
Al centro dell’analisi, infatti, c’è il problema della visibilità mediatica. Bossi aveva capito che senza il potere dei mezzi di comunicazione si sarebbero ridotti “gli effetti del sogno nella società che si ripiega in un astensionismo elettorale e poiché la nostra base è immersa nella società il rischio sarebbe la depressione della speranza”. Ed ecco le possibili ricadute sui media nazionali. “È fuori di dubbio che i membri della Lega più sanzionati dall’assenza di informazione sono i parlamentari che sono coloro che utilizzano maggiormente il canale televisivo”. Amministratori pubblici o solo politici? Nel documento di ieri emerge con chiarezza l’invito a quella sorta di “doppia verità” che spesso guida i comportamenti degli amministratori leghisti di oggi. Quanti rappresentano le istituzioni infatti non sono stati nominati per attuare una politica super partes visto che: “I nostri uomini non sono stati eletti per la normale amministrazione” quanto piuttosto per adottare “comportamenti e atti politici che dimostrino alla gente che dove amministra la Lega si rende visibile da subito il progetto Padania. I sindaci in particolare devono difendere i loro cittadini in maniera visibile”. Come? “Ad esempio mettendo al bando dai loro comuni gli extracomunitari irregolari e i clandestini. Devono dare precedenza nei posti di lavoro ai residenti. Il sindaco cioè deve fare politica e deve prendere visibilità nel dare corpo al sogno con incontri pubblici, nomi di piazze e strade specifici della Padania e dei suoi popoli”. Un progetto come si è visto attuato alla lettera. Mantenendo intatta in tutti questi anni l’ambiguità di un movimento che siede con i propri ministri nel governo di uno Stato da cui ci si vuole separare dando vita alla fantomatica Padania. Vero è che nel frattempo i progetti secessionisti sembrano accantonati per dare vita al più moderato federalismo. Resta infine la domanda principale. Dopo aver definito in tutte le salse, dal ’94 in poi, Berlusconi un amico dei mafiosi, ancora nel 1998 Bossi condanna il partito del padrone con queste parole: “È inconfutabile che un partito che non ha base non può avere tensioni ideali, e che chi è senza sogni non può avere la base. Un partito senza base perché senza sogni è Forza Italia”. Da allora quali argomenti hanno convinto Bossi a tornare sulla via di Damasco, anzi di Arcore? I sogni di tredici anni fa sono svaniti anche per lui?

da Il Fatto Quotidiano del 2 marzo 2011