L’inchiesta della Procura di Bari sulla sanità pugliese illumina uno scenario che non può essere relegato alla sola vicenda giudiziaria: al centro dello scandalo c’è la gestione politica operata dal Pd e dal presidente Nichi Vendola. Ieri il gip Giuseppe De Benedictis ha firmato la richiesta d’arresto per il senatore del Pd Alberto Tedesco, trasmessa alla Giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere. L’ex assessore regionale alla Sanità è indagato per vari episodi di concussione: secondo l’accusa “pilotava le nomine dei dirigenti generali delle Asl pugliesi verso persone di propria fiducia e, attraverso questi, controllava la nomina dei direttori amministrativi e sanitari in modo da dirottare le gare di appalto e le forniture verso imprenditori a lui legati da vincoli familiari o da interessi economici ed elettorali”. Se la sua richiesta di arresto – arrivata comunque dopo ben due anni d’indagine – pende dinanzi alla Giunta è perché, a indagini in corso, Tedesco fu nominato senatore, come primo dei non eletti, grazie alla scelta del Pd di candidare alle elezioni europee Paolo De Castro, che lasciò libero il suo posto in Senato.

Luigi De Magistris (Idv) si augura che la Giunta “non ostacoli il lavoro della magistratura”, mentre Felice Casson (Pd) è sibillino: “Leggeremo i documenti, poi essendo un organismo paragiurisdizionale, decideremo autonomamente”. Rosy Bindi invece chiede che l’essere parlamentari non risulti uno “scudo”. E nei documenti il gip descrive un “collaudato sistema criminale, stabilmente radicato nei vertici politico-amministrativi della sanità regionale”.

Lo scenario è quello di una spartizione nella quale Nichi Vendola svolge un ruolo che – seppure molto diffuso e giudicato dall’accusa non penalmente rilevante – non è politicamente edificante. In una nota il gip verga una critica per niente velata sulla posizione del governatore pugliese, per il quale, la procura, dopo aver disposto l’iscrizione nel registro degli indagati, ha chiesto un’archiviazione che non è stata ancora disposta. Le 316 pagine firmate dal gip sono un duro atto di condanna alla politica pugliese: “Le indagini – scrive de Benedictis – hanno dimostrato che la invasività della politica non era una cosa sporadica ma, purtroppo, tutte le decisioni e gli indirizzi di politica sanitaria erano orientati quasi esclusivamente in una prospettiva clientelare di ritorno del consenso elettorale e di acquisizione di indebite utilità nelle gare pubbliche”. Anche il segretario regionale del Pd, nonché sindaco di Bari Michele Emiliano, parlando con Tedesco (mentre Vendola voleva sostituirlo all’assessorato nel 2008) parla della sanità come di un sistema di consensi: “Lui (Vendola, ndr) dice: ‘io, in questa maniera, mi impadronisco del sottosistema e nelle prossime elezioni, l’Assessorato anzichè stare in mano al Pd sta in mano a me’…”.

Ma il passaggio più duro, per la credibilità di Vendola e della sua politica sanitaria, arriva dall’analisi del capo d’imputazione “F-3” attribuito a Tedesco: l’abuso d’ufficio per aver chiesto a Guido Scoditti (anch’egli arrestato ieri) di “rimuovere il direttore sanitario della Asl di Lecce Francesco Sanapo e di nominare, al suo posto, il dottor Umberto Caracciolo, più disponibile a esaudire ordini dall’alto”. Sulla “destituzione” di Sanapo è d’accordo anche Vendola ma, secondo l’accusa, non vi sarebbe reato: il governatore avrebbe agito seguendo la logica dello “Spoil System”. Ma il gip critica l’impostazione della procura. “L’adesione del governatore Vendola alla destituzione di Sanapo – scrive il gip – secondo la procura è stata dettata da criteri di spoil system, a differenza da quanto ritenuto per Tedesco”.

Poi aggiunge un episodio politicamente rilevante: “La prassi politica dello spoil system era talmente imperante da indurre Vendola, pur di sostenere alla nomina di direttore generale un suo protetto, addirittura il cambiamento di una legge per superare, con una nuova legge a usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva”. Dice Tedesco al telefono: “Quello non ha i requisiti sta come direttore generale, quello che vuoi nominare”. “O madonna santa – risponde Vendola – la legge non la possiamo modificare?”. Vendola ipotizza quindi una sorta di legge ad personam. Ma qual è la differenza con Tedesco considerato che, come sottolinea il gip, “non solo Tedesco, ma anche Vendola, ha fortemente voluto la sostituzione di Sanapo con Caracciolo”? Il gip aggiunge che la richiesta di archiviazione – poi accolta – per Vendola avviene perché “la pubblica accusa non ha ritenuto sostenibile neppure l’abuso d’ufficio”. Lo stesso abuso d’ufficio che, insussistente per Vendola, per lo stesso episodio, viene contestato a Tedesco e Scoditti. Il governatore (che a causa dell’inchiesta azzerò la Giunta) ha commentato – considerato che il gip ha disposto solo 7 arresti sui 24 richiesti – che l’impianto accusatorio risulta “ridimensionato”. Nell’attesa della sua definitiva archiviazione, non risultano altrettanto ridimensionate, a giudicare dagli atti, le sue responsabilità politiche.

Da Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2011