Mi chiedo perché mai si faccia differenza tra Rai e tv così dette “a pagamento”. La Rai è a tutti gli effetti una tv a pagamento, con la differenza che il pagamento è obbligatorio, basta il semplice possesso di un televisore per stabilire che il possessore guarderà i canali Rai e se non li guarderà li paga comunque. Ma anche i canali così detti commerciali prevedono un tempo che lo spettatore dovrà obbligatoriamente dedicare alla visione di spot che promuovono prodotti. Se un film dura 1 ora e 30 minuti, in realtà la visione totale da parte dello spettatore sarà di almeno 1 ora e 45 minuti (per non dir di più) e il tempo che ad ogni visione si somma, di materiali inseriti all’interno di film o eventi, diventa a fine anno qualche giornata interamente dedicata alla visione di filmati non richiesti. Come lavorare.

All’estero le cose stanno più o meno come da noi, con qualche differenza sul tempo dedicato alla pubblicità.
In Francia (su idea di Sarkozy) non c’è pubblicità in fascia serale nei canali pubblici.
In Inghilterra non c’è pubblicità nella tv pubblica (e gli inglesi si lamentano dei 175 euro di canone).
In Spagna, Portogallo, Olanda e Ungheria non si paga il canone televisivo, ma l’Europa sembra non essere d’accordo con questo principio.

Nella nostra nazione siamo all’assurdo che canali a pagamento su Sky Tv o digitale terrestre sbattano ingenti quantitativi di pubblicità tra un programma e l’altro arrivando addirittura a ritardare la messa in onda di film (solo di recente Sky ha introdotto, correttamente, una sorta di conto alla rovescia che indica quanto manca alla trasmissione di un film).

La verità è che tutte le leggi sembrano mirare a far sì che la televisione fagociti tutto il resto. Al punto che in Francia si stanno già facendo proposte per far pagare il canone anche ai possessori di computer e telefonini, visto che la tv ormai si può vedere attraverso internet e ciò fa pensare che non sarà (come si diceva) internet a inglobare la tv, ma presto il sistema televisivo ingloberà internet e, a ben guardare, internet non sta diventando altro che una tv interattiva.

Quando vedo povere case di immigrati, che non hanno nemmeno una mano di colore sul cemento, i cui serramenti non sono finiti, ma che ad ogni terrazzino presentano una parabola puntata verso le stelle, mi chiedo se la nostra visione del mondo non stia diventando sempre più tele-visione. E’ una domanda retorica: siamo sempre più certi che ciò che si vede in tv sia la verità, chi legge solo i giornali e non guarda i Tg non si rende conto di quanto i giornali riportino i fatti raccontati dalla tv. Viviamo già nella finzione: i bagnanti dei mari in cui ci sono squali sono ingiustamente terrorizzati da quei pesci solo perché hanno visto dei film in cui gli squali attaccano gli umani e non sono invece terrorizzati dalle noci di cocco, anche se le statistiche dimostrano che è più frequente morire colpiti dalla caduta di una noce di cocco che dall’attacco di uno squalo.

Le ultime proposte sul controllo totale della politica nei confronti della tv di stato (come se non fosse già opprimente e deprimente) fanno pensare che la politica dovrebbe andarsene definitivamente dalla tv ma sarà invece il contrario. Di più, sarebbe stato giusto non permettere ad un solo cittadino di possedere più di un canale televisivo, sarebbe stato giusto non credere a chi dieci anni fa diceva: “Tra dieci anni ci saranno migliaia di canali televisivi e la gente potrà scegliere”. Non è vero, nella moltitudine di proposte abbiamo migliaiala di canali fotocopia, la gente non sceglie e sceglierà sempre meno perché sempre meno realtà potranno permettersi di affacciarsi alla pubblica attenzione, i canali televisivi costano e internet avrà sempre più legacci e bavagli, informare su internet sarà sempre più difficile e costerà sempre di più. Già oggi i così detti “blog d’informazione” sono, nella maggior parte dei casi, siti copiaeincolla inaffidabili. Non serve un regime per opprimere la libertà d’informazione, basta un sano liberismo. Finché non si compirà il disegno finale: fare del mondo un programma televisivo.