Associazione a delinquere. Questa l’accusa per l’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, sentito questa mattina dal Gup di Napoli. Al centro dell’interrogatorio lo scandalo Arpac, l’agenzia di protezione ambientale campana che il gip ha definito  ”un vero e proprio feudo di alcuni esponenti di vertice dell’Udeur”, dimostrano ancora una volta ”come le scelte non vengono orientate nell’interesse della cosa pubblica ma secondo logiche individuali e privatistiche del gruppo”. Il giudice, nella sua ordinanza di custodia cautelare si spinge oltre e parla di “pervicace e continua violazione delle norme di trasparenza sugli appalti pubblici impedendo ad altre imprese di aggiudicarsi le opere e orientando le scelte sulla impresa ‘amica’ del partito”. Il tema, dunque, è delicato. Diversi gli imputati. Tra loro anche la moglie dell’ex ministro della Giustizia, Sandra Lonardo.

L’ex Guardasigilli si è difeso per circa mezz’ora: “Come non ci sono associazioni per delinquere di magistrati, così non ve ne sono tra i partiti”, ha detto Mastella che ha rivendicato la correttezza del suo partito, dicendo, tra l’altro, che “se l’Udeur ha agito in maniera illegittima, sono illegittime anche tutte le nomine che sono state fatte con il suo appoggio tra cui l’elezione di Giorgio Napolitano a Capo dello Stato”. L’aula del Tribunale era molto affollata. Accanto a Mastella, il suo avvocato Alfonso Furgiuele.

In aula l’ex ministro ha incontrato il dottor Bruno Rolando, che è accusato di aver fatto nominare primario. Con lui si è intrattenuto ironizzando sull’accusa: “Dopo aver dedicato un’intera vita al perseguimento di interessi collettivi – ha detto Mastella al Gup – per me è inconcepibile pensare che mi venga contestato il reato di promozione di un’associazione per delinquere esclusivamente per la mia qualità di segretario nazionale del partito Udeur”.

“Questo mio ‘delinquere’ interviene solo e soltanto nel periodo della mia esperienza di ministro della Giustizia – ha sottolineato l’ex Guardasigilli – da cui, dopo gli addebiti ingiusti che mi sono stati mossi e pagando un costo altissimo, mi sono dimesso per serietà istituzionale con un gesto di cui la vita politica italiana è assai avara e non credo che questo appartenga ai codici di onore delle associazioni per delinquere”.

”Non ho mai preso una lira, la mia cultura contadina me lo impedisce”, si è difeso Mastella. Riferendosi alla sua famiglia, l’ex ministro ha detto “che non è un mostro”. “Siamo gente umile, mio nipote è morto pochi giorni fa”, ha ricordato Mastella  parlando della morte, nel Beneventano, di Ruggiero Di Blasio, suo nipote, nell’esplosione di una fabbrica di fuochi d’artificio di cui era titolare. “Non faccio più il ministro, il partito è sgangherato Sono ferito perchè amo la politica”. “Nessun comune amministrato dal mio partito è mai stato sciolto per camorra e di questo mi vanto”, ha concluso.