Non è fortunato il ministro Brunetta. Dopo il fallimento della posta elettronica certificata, annunciato in pompa magna come una rivoluzione epocale, anche l’esordio della certificazione online delle malattie all’Inps si è rivelato a dir poco problematico. I medici hanno denunciato continue interruzioni tecniche e lunghe attese. Con i camici bianchi costretti, in diverse occasioni, a inviare più volte i moduli o ad attendere la notte per collegarsi al sito.

Ecco l’allarme della Società italiana di Medicina d’emergenza-urgenza (Simeu), che ha denunciato il rischio di paralisi: “La disposizione legislativa che obbliga i Medici di Ps a redigere e inviare telematicamente il certificato di malattia, sarà seguita da gravi problemi in tutta l’attività dei servizi stessi si determinerà un ulteriore rallentamento dell’attività, non tanto e non solo per pazienti con problematiche sanitarie minori (codici bianchi) ma soprattutto per i pazienti che versano in condizioni critiche o a rischio di rapido peggioramento del loro stato di salute”.

Inoltre “è prevedibile un ulteriore rapido aumento degli accessi inappropriati al Ps, già oggi il 50 per cento circa del totale, al solo scopo di ottenere un certificato di malattia”, dice ancora la Simeu. “Ricordiamo che le nostre strutture sono spesso già al collasso sia per l’elevato numero di pazienti sia per le condizioni lavorative del personale dedicato. Ricordiamo inoltre – sottolinea la Simeu – che l’attività di Ps presenta picchi di intensità in alcuni momenti della settimana e del giorno quando gli altri servizi territoriali sono chiusi. In tali frangenti l’attività del Ps diventa ancora più frenetica e il rischio clinico nella gestione dei pazienti diventa maggiore e inaccettabile, ed è proprio in tali frangenti che si registrerà un maggior numero di accessi motivato dalla possibilità di ottenere, oltre alla visita di Ps, anche la relativa certificazione”.

Al termine della seconda giornata di avvio ufficiale del nuovo sistema telematico, i medici continuano a denunciare disagi, nonostante il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione abbia assicurato di aver ricevuto solamente 28 tra mail e fax di protesta. “Solo ieri – denuncia il segretario della Federazione dei medici di medicina generale, Giacomo Milillo – sono andate in fumo oltre seimila ore di assistenza ai pazienti per poter far fronte ai nuovi adempimenti. Quello del ministro è sempre un atteggiamento di ‘va tutto bene’, mentre sappiamo che il 60-70 per cento dei medici non è ancora in condizione di poter operare”.

La Società italiana di Medicina d’emergenza-urgenza è convinta che la nuova certificazione di malattia “determinerà gravi disservizi” e soprattutto “gravi rischi ai cittadini che si rivolgono al Pronto Soccorso a causa dell’inevitabile aumento degli accessi e dell’altrettanto inevitabile allungamento dei tempi d’attesa”.

Ma Brunetta in conferenza stampa a Palazzo Chigi insiste: “C’è in parte un problema organizzativo da risolvere, ma il sistema va avanti con successo e non credo sia giusto procedere per rinvii che causano solo danni” la certificazione online “è un salto in avanti straordinario” in termini di risparmio e di analisi delle assenze e delle malattie”. Nonostante i tanti inconvenienti tecnici, il ministro ostenta serenità e ribadisce che “il sistema è a regime”. Brunetta si è persino detto soddisfatto della collaborazione dei medici di famiglia, che in 15 regioni sono già tutti abilitati per l’accesso (con una media nazionale del 92 per cento).

Oltre ai problemi segnalati dalla Società italiana di Medicina d’emergenza-urgenza, ci sono altri nodi da affrontare. In primo luogo il problema dei server che sembrano non essere progettati per ricevere così tante connessioni contemporanee; poi la questione dei lunghissimi tempi di attesa per ricevere una risposta dagli operatori del numero verde messo a disposizione dei camici bianchi per risolvere le difficoltà di carattere tecnico o per comunicare i dati in assenza di connessione a internet.

“L’architettura del sistema – si giustificano dalla Sogei (società di Information and Communication Technology del ministero dell’Economia che si occupa della gestione del sistema informatico) – è stabile e consolidata ed è in grado di sostenere accessi e traffico in misura molto più rilevante sia di quello registrato nella fase sperimentale che di quello previsto a regime per la trasmissione dei certificati di malattia”. Per quanto riguarda il call center, aggiungono, le cose “sono riconducibili in massima parte a quesiti relativi alle modalità di svolgimento degli adempimenti necessari per l’accreditamento dei medici al sistema”.

I medici, dunque, da un lato lamentano difficoltà nell’accesso al sistema; dall’altro lato, chi il sistema lo gestisce assicura che tutto funziona perfettamente. Anche se poi, tentando di accedere al servizio, sugli schermi compaiono a macchia di leopardo messaggi proprio della Sogei secondo cui “a causa di un imprevedibile malfunzionamento dei sistemi si segnala il fermo di tutte le applicazioni rese disponibili dal sistema stesso”.

Le rassicurazioni di Brunetta e della Sogei non bastanoai medici coinvolti nella “rivoluzione digitale”, che confermando lo stato di agitazione, hanno convocato una riunione intersindacale e hanno chiesto una moratoria delle sanzioni fino a che il sistema non sarà pienamente funzionante. Non ha senso, sostengono le sigle sindacali, partire con le sanzioni (che prevedono il licenziamento o la perdita della convenzione) “mentre ancora ci si deve districare tra il sito Web non sempre raggiungibile, un call center con attese lunghissime e imprese private che ancora non si sono adeguate, e richiedono comunque ai pazienti il certificato di carta, costringendo i camici bianchi a un doppio lavoro”.

“Se viviamo in un mondo in cui per pagare con la carte di credito impieghiamo circa 30 secondi – spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina generale – non è possibile perdere fino a trenta minuti per inviare un certificato all’Inps, come successo più volte durante la fase di test e anche ieri. Io oggi – aggiunge – ho avuto la linea Adsl bloccata nel mio studio a Firenze per quasi un’ora, ma penso ai miei colleghi che si trovano sulla Salaria, a Nord di Roma, dove in alcune zone non arriva neanche la banda larga. Il ministro deve capire che non abbiamo reti dedicate come in altri settori, ma lavoriamo sulle comuni linee a banda larga. I medici sono collaborativi e sono abituati da tempo ad utilizzare mezzi telematici – conclude – ma l’importante è essere messi nelle condizioni di lavorare bene”. Il Movimento difesa del cittadino ha denunciato che in alcune strutture il personale medico sarebbe stato costretto a utilizzare il sistema per l’invio dopo le 23, quando il traffico internet e le linee si liberano.

Brunetta ha assicurato che le sanzioni per i medici scatteranno solo in presenza di un rifiuto reiterato da parte del professionista di inviare le certificazioni in via telematica (e non, quindi, per inconvenienti tecnici) e ha annunciato che incontrerà i sindacati la prossima settimana per fare il punto sul nuovo sistema e sulle sanzioni. Grazie alla nuova procedura, tengono a precisare dal ministero, si risparmierà sulle risorse umane dell’Inps e si realizzerà un risparmio pari ad almeno 200 milioni di euro l’anno solo per quanto riguarda le raccomandate.