La mano tesa all’opposizione è durata solo 8 ore. Sembrava un Silvio Berlusconi istituzionale e redento quello che questa mattina, dalle colonne del Corriere della Sera, prendeva a cuore il tema della crescita e tendeva la mano a Pierluigi Bersani “che è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni”. Invece, come del resto era già accaduto in passato, la gentilezza nei confronti del centrosinistra si trasforma, in meno di mezza giornata, in una nuova raffica di attacchi. E’ bastato che il Pd, per una volta compatto, rispondesse picche alla proposta del premier: “La risposta è arrivata fuori tempo massimo”, hanno fatto sapere i vertici democratici.

Ma questo il Cavaliere l’aveva già messo in conto. Anzi, era quello che sperava, perché sa perfettamente come il miglior collante per ricompattare il fronte della maggioranza sia passare all’attacco degli avversari. Strategia necessaria, in un periodo in cui la Lega è pronta a servire al Terzo polo la testa del premier in cambio del voto sul federalismo. Così Bersani, che nella lettera di questa mattina veniva definito un uomo “con la cultura pragmatica di un emiliano”, diventa – nel comunicato pomeridiano di Berlusconi – un “irresponsabile insolente”. Ecco le parole del Cavaliere, che sembrano avviare una vera e propria strategia elettorale, tutta incentrata sull’allarme tasse: “Prendo atto delle risposte propagandistiche e degli atteggiamenti irresponsabili e insolenti di una parte delle opposizioni di fronte all’unica proposta seria in campo per rilanciare l’economia e la società italiana e per curare nel solo modo possibile, e cioè con un grande piano nazionale per la crescita, il debito pubblico. Ma il Governo e la maggioranza faranno comunque la loro parte nel Parlamento e nel Paese con il rigore istituzionale necessario e auspicato da tutti, a partire dal presidente della Repubblica”. Non potendo giocare altre carte, quindi, B. sceglie di distogliere l’attenzione dal caso prostitute e minorenni. E confondere le acque sollevando tematiche economiche alle quali, da mesi (almeno nelle dichiarazioni pubbliche) si era completamente disinteressato.

Ed ecco il ritorno dell’allarme sull’imposta patrimoniale. Un tema che, a dire il vero, nessuna parte politica aveva proposto in tempi recenti. Ma è comunque un appiglio sufficiente per ergersi nuovamente a paladino del “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”: “Il partito dell’imposta patrimoniale – scrive ancora Berlusconi nel comunicato di questo pomeriggio – e dell’ipoteca pubblica sul patrimonio immobiliare, che si organizza con ogni evidenza per un nuovo esproprio di ricchezza a vantaggio della casta statalista e centralizzatrice, non deve prevalere. Questo partito riceverà un primo, decisivo colpo con il varo dei decreti sul federalismo fiscale”. Insomma, mentre in via Bellerio la Lega sta di fatto decidendo sulle sorti del governo e mentre Napolitano appare sempre più preoccupato dalla paralisi dei due rami del Parlamento, il premier cerca di riciclarsi in quello che gli riesce meglio: la campagna elettorale.

Tanto da ricominciare con le promesse: “Nell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo, si aggiungerà un piano di immediata defiscalizzazione e deregolamentazione per la rinascita del Mezzogiorno, per il quale si stanno approntando da mesi gli strumenti operativi”.