In centoventi secondi appena, il sistema elettronico del ministero dell’Interno deciderà chi ha diritto di sognare un permesso di soggiorno e chi invece no. Va in scena lunedì il primo dei tre “click days” previsti dal decreto flussi dello scorso 30 novembre, che mette complessivamente in palio 100 mila permessi di soggiorno per altrettanti lavoratori, in gran parte clandestini, che già da anni lavorano in nero in Italia. Ce la fa chi arriva prima: il sistema è in grado di raccogliere 48 mila pratiche al minuto.

I datori di lavoro che intendono partecipare a questa sorta di “regolarizzazione mascherata” dovranno cliccare a partire dalle 8 in punto, dopo essersi sincronizzati sull’orario ufficiale italiano, quello dell’Istituto nazionale Galileo Ferraris di Torino (lo si trova su www.inrim.it) senza anticipare nemmeno di un secondo l’operazione, altrimenti c’è il rischio di aprire finestre la cui successiva chiusura potrebbe ritardare il momento dell’invio. Per i 100 mila permessi, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, erano stati richiesti fino a venerdì sera 210 mila moduli, mentre 115 mila domande erano già state pre-caricate nel sistema, secondo la procedura prevista da una circolare ministeriale. La disaggregazione dei moduli richiesti, che in ogni caso non è un indice certo delle domande effettive, rivela che su 210 mila, ben 170 mila si riferiscono a colf e badanti e soltanto 40 mila sono per lavoro subordinato alle dipendenze di una ditta.

Come mai questa sproporzione, se proprio colf e badanti hanno potuto fruire di una sanatoria nel settembre del 2009 (con 298 mila adesioni) mentre nessuna regolarizzazione è stata prevista dal governo per chi lavora nelle imprese? “La verità è che molti stranieri intendono utilizzare il decreto flussi per richiamare in Italia loro parenti o loro amici – sostiene Pilar Saravia, dello sportello immigrazione della Uil – e dichiarano così di averne bisogno come collaboratori familiari. I datori di lavoro italiani, almeno secondo la nostra esperienza, sono latitanti. Con il dipendente irregolare, risparmiano in salario e contributi”. Sempre secondo la Uil, la richiesta è inferiore a quella dell’ultimo decreto flussi, che risale nientemeno che al 2007. Il governo Berlusconi, infatti, non ha mai autorizzato fino ad oggi ingressi regolari in Italia a titolo di lavoro dipendente, ma solo di stagionali. Intanto si è accumulato uno picco di 540 mila clandestini, secondo le stime dell’Istituto milanese Ismu.

Il decreto flussi è una “sanatoria mascherata” perché teoricamente il lavoratore dovrebbe trovarsi nel suo Paese, invece è quasi sempre qui in Italia, saggiato dal suo datore. Poi alla chetichella torna nel suo Paese e rientra ufficialmente con tanto di nullaosta per lavoro.

“Un teatrino che rischia oggi di trasformarsi in tragedia – sostiene Kurosh Danes, iraniano, coordinatore del Comitato nazionale immigrati della Cgil – Con il nuovo reato di clandestinità, se lo straniero venisse segnalato in uscita, potrebbe vedersi sbarrate per dieci anni le frontiere italiane”. Danesh, che aveva formulato in un primo momento una previsione di 400 mila domande, ora si sta ricredendo: non più di 200-250 mila. Tra mille dubbi, si comincia dunque domani, quando potranno essere presentate soltanto le pratiche per gli immigrati appartenenti a 19 Paesi con i quali l’Italia ha accordi di cooperazione migratoria (dall’Albania a Marocco Algeria ed Egitto, dalle Filippine al Bangladesh, al Perù e all’Ucraina). In tutto, 52 mila ingressi che verrebbero giocati in poco più di un minuto. Niente da fare, probabilmente, per chi cliccherà alle 8,02. Poi si passerà alle 8 di mercoledì 2, per 30 mila posti di colf e badanti di Paesi senza accordi con l’Italia. Ultimo atto giovedì 3, sempre alle 8, per convertire permessi di studio, formazione, lavoro stagionale e per altre tipologie residue.