Segnatevi questa data, 13 febbraio. Milano torna a fare la Capitale morale. Senza bandiere né simboli di partito, davanti al Tribunale che indaga su Silvio Berlusconi, Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti: tutti in piazza per difendere l’indipendenza della magistratura, della libertà d’espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. L’appello è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio. Ma l’obiettivo è riportare in piazza l’indignazione dei cittadini, far uscire dalla cappa mediatica dei tg la stanchezza per gli attacchi quotidiani contro i giudici e i giornalisti con la schiena dritta. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, vorrebbe riprovarci proprio quel giorno, domenica 13, con una manifestazione in piazza Duomo in difesa del governo. La sua tesi, tristemente nota, è che la magistratura stia tentando un colpo di Stato per far cadere la maggioranza di centrodestra. Come nel 2002. Era gennaio, il 12, quando il procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, denunciava l’arroganza delle “riforme annunciate”, “gli intenti punitivi” del governo – anche allora a Palazzo Chigi sedeva Berlusconi – contro la magistratura. E concludeva con parole che sembrano scritte ieri: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su una irrinunciabile linea del Piave”. Il primo girotondo arrivò due settimane dopo. Le stesse che mancano all’appuntamento di “resistenza” del 13. Questa volta, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la vicenda Annozero.

E anche nel 2002, insieme ai giudici, nel mirino di Berlusconi erano finiti i giornalisti: “L’uso che Biagi… Come si chiama quell’altro? Santoro… Ma l’altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga”. Secondo Articolo21, l’associazione in difesa della libera informazione, la piazza di Berlusconi ha lo stesso obiettivo di sempre: “Colpire a morte i poteri di controllo, imbavagliare la magistratura e quello che resta della libera stampa, oscurare la pubblica opinione affinché nulla sappia, consentire a uno solo di rivolgersi al paese attraverso le sue videocassette, senza domande, senza contraddittorio alcuno, senza diritto alla replica per gli aggrediti e gli insultati”. Anche per il leader Idv, Antonio Di Pietro, c’è bisogno “di una grande manifestazione popolare che dica no a tutto questo”.

In verità, nemmeno del centrodestra sono tutti convinti che l’idea di scendere in piazza abbia ancora un senso. Il rischio di trovarsi il deserto attorno, lo valuta più di qualcuno. Per questo tra le ipotesi alternative che circolano in queste ore c’è anche quella di raccogliere delle firme o di allestire dei gazebi in varie città. La prova del bagno di folla, per esempio, non convince il ministro Ignazio La Russa: “Stavamo e stiamo considerando l’ipotesi – confessa alle agenzie – che non prevedeva comunque piazza Duomo, ma quella alle sue spalle, dove abbiamo fatto già la scorsa manifestazione, e alla quale avrebbe potuto telefonare il presidente Berlusconi”. Prende le distanze anche il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Si sta esaminando questa eventualità, che deve essere poi decisa definitivamente dalle strutture del partito”. Futuro e Libertà arriva a sostenere che l’ostinazione di Berlusconi sia sintomo del fatto che “è costretto a rincorrerci”: i finiani, infatti, lo stesso giorno sono a Milano per la loro assemblea costituente. Quel giorno si “rischia l’ingorgo” sintetizza un’Ansa: in piazza, a Roma, anche il Popolo Viola, mentre in tutte le città si troveranno le donne – da Francesca Comencini a Giulia Bongiorno, da Anna Finocchiaro a Susanna Camusso – in difesa della dignità femminile. Sarà un ingorgo, meglio di quelli del traffico con cui ci distraggono i tg.

da Il Fatto Quotidiano del 29 gennaio 2011

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