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Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 27 gennaio 2011

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Caso Ruby, in giunta passa mozione Pdl contro autorizzazione. Ora l’Aula

Stamane il premier ha incassato una promessa di fedeltà da parte leader della Lega, Umberto Bossi. "Sono tutto tranne che un imbroglione, non mollo Berlusconi dopo che sarà approvato il federalismo"

La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato la proposta del Pdl di restituire gli atti alla procura di Milano sul caso Ruby. I “sì” sono stati 11, 8 i “no”. Un risultato che il presidente della giunta commenta così: ”La maggioranza ha ritenuto di eccepire la competenza della magistratura di Milano ma poi decide il Parlamento”.

La seduta di ieri.
Il deputato del Pdl, Maurizio Paniz ha chiesto il rinvio delle carte sul caso Ruby alla Procura di Milano. Secondo il Pdl, infatti, i pm milanesi sarebbero incompetenti a decidere sulla vicenda giudiziaria che vede il premier accusato di concussione e prostituzione minorile. A seguito di questa richiesta la giunta è stata sospesa, i lavori riprenderanno alle 16 del pomeriggio. Il sollevamento del conflitto d’attribuzione, di fatto, segna un cambio nella linea del Pdl. Il relatore, Antonio Leone, aveva in precedenza chiesto di votare sul diniego delle perquisizioni negli uffici del fidatissimo gestore delle holding private di Silvio Berlusconi.
La versione di Antonio Leone. Il deputato nega che il Pdl abbia scelto in Giunta per le autorizzazioni a procedere una linea diversa dalla sua nel chiedere la restituzione al tribunale di Milano della richiesta di perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli. “Non c’e’ stata nessuna smentita, nella mia relazione avevo dedicato 7 pagine su 11 proprio alla natura ministeriale del presunto reato” contestato a Silvio Berlusconi, ha spiegato il deputato del Pdl. “Ritengo che la valutazione finale sia stata frutto di un confronto approfondito e di un dibattito vero”, ha aggiunto sottolineando la “forte maggioranza” con cui alla fine e’ stata presa la decisione.

La reazione del Pd. “Cosa altro dobbiamo leggere? Cosa sono disposti a sostenere per difendere Berlusconi i deputati del Pdl prima di vergognarsi o di essere interdetti? Che il presidente del Consiglio telefonò in Questura perché credeva che Ruby Rubacuori fosse davvero la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak? Che agì per tutelare i rapporti internazionali?” Così Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del PD. “Questa – aggiunge – sarebbe la tesi della difesa, la surreale strategia della maggioranza in Giunta per le Autorizzazioni nel chiedere la restituzione degli atti sul caso Ruby al tribunale di Milano. Così l’ha spiegata il capogruppo Pdl in giunta, Maurizio Paniz. Ebbene sia chiaro a Paniz e a chiunque altro sia pronto a sostenere follie di questo tipo che il ruolo internazionale dell’Italia non si difende intercedendo per una conoscente minorenne, ma prendendo posizione su quel vento di libertà che sta attraversando tutto il Medio Oriente. Il ministro degli Esteri non ha nulla da dire. Anche a Paniz?”.

“Il gioco delle tre carte”. Con la sua decisione la giunta per le autorizzazioni “espone al ridicolo il presidente del Consiglio”. Lo dice il parlamentare Idv e componente della Giunta, Federico Palomba secondo il quale “pur di sottrarre il presidente del Consiglio alla giustizia ordinaria lo si seppellisce nel più totale scherno”. In Giunta, lamenta inoltre il parlamentare, la maggioranza ha fatto “il gioco delle tre carte”, contraddicendo la giurisprudenza che dice che “accertare se un reato è ministeriale o meno è compito della giustizia e non della politica”. Quanto alle ragioni utilizzate dalla maggioranza per sostenere la competenza del tribunale dei Ministri, secondo Palomba “se il Presidente del Consiglio avesse avuto la sensazione che Karima fosse la nipote di Mubarak doveva far telefonare alla Farnesina e, poi, una volta rilasciata, assegnarla all’ambasciata egiziana”.

Il caso Ruby e gli equilibri della maggioranza. A dominare la scena questa mattina è il leader del Carroccio, Umberto Bossi. “Io sono tutto tranne che un imbroglione, non mollo Berlusconi” dopo che sarà approvato il federalismo. Ma il Senatùr ammette: ”Sono pasticci che complicano le cose”. Bossi parla anche della vicenda della casa di Montecarlo, che vede coinvolto il presidente della Camera Gianfranco Fini. ”In queste cose non ci centro. Io la casa ce l’ho a Gemonio”.

Pierluigi Bersani: “Disagio insopportabile”. Anche il segretario dei democratici interviene nella polemica del caso Ruby. ”Le carte che arrivano ancora in Parlamento certificano di una situazione ormai insostenibile; una situazione che ammutolisce la voce dell’Italia nel mondo e che lascia completamente senza presidio i problemi che si accumulano nella vita degli italiani”. Bersani aggiunge che “chi, anche nel centro destra, ha a cuore gli interessi fondamentali della nostra casa comune, deve finalmente indurre Berlusconi a fare un passo indietro e a liberare  il Paese da un disagio non più sopportabile”.

Il vertice di Palazzo Grazioli. ”Colpito” sotto il profilo umano, ma convinto dell’assoluta correttezza dei suoi comportamenti e del fatto che nei nuovi incartamenti non vi sia alcun tipo di reato. Chi ha avuto modo di parlare con il premier, Silvio Berlusconi, nel corso del vertice dello Stato maggiore del Pdl descrive con queste parole lo stato d’animo del Cavaliere. La linea emersa durante l’incontro a Palazzo Grazioli resta la stessa di questi giorni: la bufera suscitata dal caso Ruby passerà, non c’è nessun reato, il governo va avanti e l’ipotesi di passi indietro non esiste. Stamane il premier ha incassato una promessa di fedeltà da parte leader della Lega, Umberto Bossi. ”Sono tutto tranne che un imbroglione, non mollo Berlusconi dopo che sarà approvato il federalismo”. Una dichiarazione che elimina ogni dubbio su una possibile rottura tra i due leader.

Il ruolo di Gianfranco Fini. Di questo s’è discusso nel corso dell’incontro che il premier ha tenuto con lo stato maggiore del partito. La conclusione a cui si è giunti, secondo quanto riferito da alcuni presenti, è che al di là degli aspetti giudiziari ciò che conta è l’aspetto politico della vicenda relativa alla casa di Montecarlo e più in generale rispetto all’incompatibilità del leader di Fli nel ruolo di presidente di un ramo del Parlamento. Nel corso dell’incontro si è anche fatto il punto sulla documentazione giunta da Santa Lucia. Alcuni presenti hanno sottolineato che non si può mettere in dubbio la validità di atti ufficiali di un Paese sovrano a meno che non si metta in discussione l’autorità di quel Paese.“Non si tratta di accertare una verità giudiziaria che compete solo alla magistratura, ma di dar seguito ad una promessa fatta pubblicamente dallo stesso Fini”, ragiona uno dei presenti all’incontro. Dunque, pur precisando che non vi è ancora nessuna richiesta formale di dimissioni da parte del Pdl, fonti presenti confermano che la linea decisa è quella di continuare a porre l’accento sull’incompatibilità di Fini anche per il suo ruolo di leader di partito. In sostanza, quindi, viene confermata la linea della richiesta di dimissioni.

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