I tempi stanno cambiando cantava profeticamente Bob Dylan nel 1964, appena pochi anni prima della rivoluzione culturale che nessuno si aspettava avrebbe cambiato così rapidamente la storia e la visione del mondo.

Io ho la sensazione che oggi ci troviamo, contrariamente a quanto sembrerebbe guardando la tv, in una situazione simile a quella raccontata nelle parole di Dylan.

Girando l’Italia per i miei incontri respiro una crescente sete di verità.
 La stanchezza e lo scoraggiamento che hanno paralizzato il nostro paese negli ultimi anni si stanno rapidamente traformando in una straordinaria energia di rinnovamento dal basso, capace di mobilitare le parti più attente e sensibili della nostra società e anche di coagulare ampi consensi quando sa mostrarsi credibile nelle proposte.
 Backminster Fuller scrive: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”. E’ questo che sta avvenendo nel nostro paese, nonostante l’assordante silenzio delle tv al proposito!

Certo, la situazione italiana è difficilissima. L’Italia è un paese in ginocchio, con problemi difficili da risolvere perché frutto di scelte folli stratificatesi nei decenni. Basti pensare alla cementificazione selvaggia che devasta il nostro territorio, alla disoccupazione giovanile che è ormai al triplo della media europea, ai danni alla salute provocati dagli inceneritori e da una mobilità insostenibile, all’assurdità delle enormi spese militari a fronte di tante emergenze sociali…

Però esiste anche “un’altra Italia”, sempre più consapevole!
 E non mi riferisco solo ai 4 milioni e 400 mila attivisti che operano nel volontariato e che con il loro impegno quotidiano tengono in piedi questo paese nonostante le scelte scellerate della nostra classe dirigente. Credo che anche fra la gente comune non ci sia bisogno di  andare tanto lontano per trovare persone che sognano un paese più onesto, accogliente, solidale.
 Il fatto che i grandi media spesso non li mostrino non significa che queste persone oneste non esistano e non stiano già creando un cambiamento concreto con le loro scelte quotidiane; io sono fermamente convinto che essi rappresentino la maggioranza dei nostri concittadini!

Se studiamo storia ci accorgiamo che i grandi cambiamenti sono sempre partiti dal basso. Non è una novità. Se avessimo aspettato che le grandi rivoluzioni partissero dall’alto avremmo ancora la schiavitù! Il potere ha sempre avuto come principale obiettivo quello di conservare i propri privilegi. E’ per questo che tutte le rivoluzioni sono sempre partite da chi ha interesse a cambiare e capisce di poterlo fare davvero.

La moralità della popolazione oggi non è certo quella dei nostri “rappresentanti” politici nazionali, nonostante il continuo tentativo di farci credere mediaticamente che siamo tutti uguali, che siamo tutti “furbetti” allo stesso modo. Ma il gioco, per fortuna, non regge più! La gente finalmente sta iniziando a capire che si tratta di un inganno e pretende più trasparenza e onestà da parte di chi amministra.

Io credo che molti cittadini siano già sensibili su questi temi, ma si sentano un po’ stanchi. Si tratta di risvegliare queste energie e rimetterle in gioco, valorizzandone anche la creatività, la fantasia, la capacità di comunicare attraverso linguaggi diversi, che possano raggiungere altre persone ancora.

Occorre proporre una visione alternativa a quella dominante, che vive solo del presente perché ha paura del futuro e così facendo legittima un consumismo sfrenato e folle, sia per la qualità di vita che in termini di sostenibilità ambientale.
 Dobbiamo restituire ai nostri ragazzi, ma anche agli adulti direi, la capacità di sognare un futuro migliore, il piacere di impegnarsi insieme per realizzarlo e la consapevolezza di poterlo fare realmente!
 Bisogna coltivare quella che Paulo Freire chiamava la “nostalgia del futuro”, di un futuro migliore, più giusto, pacifico e solidale.
 Allora credo proprio che il protagonismo dei cittadini sboccerà da sé come il fiore in un prato, quando i tempi sono maturi.

La politica – è vero – ha perso ogni credibilità, ma questo non significa che le cose non possano cambiare e che la gente, specialmente i govani, non possano riavvicinarsi all’impegno e alla passione civile.

Tocca a noi mostrare una via credibile per uscire dalla crisi, attraverso un progetto che offra una visione a medio e lungo termine di una società desiderabile, che punti alla qualità di vita, al rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona, che veda la sostenibiltà ambientale come una opportunità e non come un problema.
 E credo che questo possa essere fatto solo coinvolgendo attivamente tutta la società civile, nelle sue diverse anime ecologista, pacifista, della solidarietà e della legalità, per ridare voce e speranza alla parte sana del nostro paese.

E’ quello che stiamo cercando di fare, insieme.