So che è inutile e oramai stucchevole, ma non resisto. Il paragone è di rara flagranza, e ancora una volta la dice lunga a proposito dell’anomalia italiana. Da noi il presidente del Consiglio si illustra in una sarabanda di insulti. Telefona a Gad Lerner e giù un monologo rabbioso e ingiurioso. Il giorno dopo, ci mancherebbe, ha diritto ai titoloni dei giornali, al filmato su You Tube, allo spregio degli uni e al tifo cieco e viscerale di altri. Il presidente del Consiglio di tutti gli italiani, ancora una volta, ha aizzato e invelenito il dibattito pubblico. In una parola ha fatto opera di divisione, ha introdotto elementi di fanatismo, parole da ultima spiaggia, e rifiutato ogni contraddittorio.

Nelle stesse ore Nicolas Sarkozy, all’Eliseo, teneva la sua conferenza stampa d’inizio anno. Cinquecento giornalisti da tutto il mondo, due ore di dialogo serrato. Un tema, soprattutto, all’ordine del giorno: la situazione internazionale, il G8, il G20, la crisi economica, l’enormità di quanto accade in Tunisia (“non abbiamo colto la misura della sofferenza del popolo tunisino”), l’Afghanistan, il Medio Oriente.

Con i giornalisti Sarkozy ha sempre amato azzuffarsi, anche all’inizio della sua presidenza. Poi ha capito che la trasparenza e l’incidenza del suo operato e della sua condotta non possono fare a meno di loro, per quanto possano essergli fastidiosi. Eccolo allora rispondere in maniera assai schietta, non eludere nulla, fare autocritica e poi, alla fine della conferenza stampa, chiacchierare cordialmente qua e là, anche di come passa le serate con Carla (dvd, cinema italiano, amici). Insomma il presidente ha fatto il presidente, come si conviene.

Ha capito che la rissa (fu lui a dire a un tizio che si rifiutava di stringergli la mano “fuori dai piedi, coglione”: c’è da scommettere che non lo farà mai più), la rissa, dicevo, non paga. Poi ci sono i contenuti della sua politica: discutibili, ovviamente, e democraticamente discussi e contestati. Ma il giudizio delle opposizioni, dopo la sua conferenza stampa, ha riguardato G8, G20, Tunisia e quant’altro. Quel che si chiama dibattito pubblico: dove va il mondo, dove va l’Europa, dove va la Francia. Non dove va Ruby, non cosa fa Nicole.

Segnalo la cosa per due motivi. Il primo è per misurare l’abisso che, obiettivamente, in questi giorni divide due grandi democrazie europee. Il secondo è per rispondere ai tanti che considerano Sarkozy alla stregua di Berlusconi: sorry, non sono assimilabili, se non per la loro non vertiginosa altezza.