Con la conclusione delle operazioni di voto è cominciata l’attesa davanti ai cancelli delle carrozzerie Fiat a Mirafiori per l’attesa dei risultati del referendum che deciderà le sorti della fabbrica torinese. L’affluenza è stata record, superiore anche al referendum del 22 giugno scorso a Pomigliano. Su 5431 lavoratori hanno partecipato alle consultazioni 5154 operai, il 94,9%. I risultati sono attesi per notte fonda.

Non si meraviglia dell’alta partecipazione al voto, il responsabile nazionale Auto della Fiom, Giorgio Airaudo: “E’ inevitabile – ha osservato – perché è la Fiat che sta organizzando il voto. Nei giorni scorsi ci ha fatto anche una anteprima delle assemblee dei lavoratori, qualcosa che non era mai accaduto in 70 anni di storia della fabbrica”. Secondo il segretario generale del Fismic, Roberto Di Maulo, “i lavoratori hanno infatti compreso che e’ alta la posta in gioco”.

Intanto sul referendum di Mirafiori è di nuovo intervenuto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha affermato di essere convinto che “a vincere sarà il buonsenso” e che il sì prevarrà con “percentuali elevate”. L’accordo, ha osservato il premier, “è emblematico per tenere aperte le fabbriche, non per chiuderle”. Berlusconi è anche ritornato sulle sue dichiarazioni rilasciate due giorni fa: “A Berlino non ho detto che è giusto che la Fiat vada via, ho solo detto che se dovesse vincere il no per gli imprenditori sarebbe difficile trovare motivazioni” per non andare in altri Paesi. Il premier ha poi concluso: “Appoggiamo Marchionne e le sigle sindacali che hanno forte senso di responsabilità nazionale”.

Sulla stessa linea del presidente del Consiglio è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo il quale in caso di vittoria dei ‘no’ “non è difficile prevedere una situazione sostanzialmente irreversibile il giorno dopo”. In ogni caso, il ministro non ha voluto fare previsioni sull’esito della consultazione ma ha sottolineato che “se dovesse vincere il ‘no’ verrebbe sconfessato Marchionne ma anche l’accordo e i suoi sottoscrittori che sono la maggioranza delle organizzazioni sindacali in Fiat. In questo modo verrebbe bruciato il tavolo negoziale”.

Per il leader della Cgil, Susanna Camusso, “non bisogna sovraccaricare i lavoratori di Mirafiori di troppe responsabilità. Quello è un modello che non va bene per descrivere un futuro”. La Camusso ha poi ribadito: ”Se l’accordo Fiat è moderno ben venga la conservazione perché dentro quell’accordo non c’è nessuna modernità, c’è l’idea antica del comando autoritario e del rapporto puramente gerarchico tra il lavoratore e l’impresa”.

Nella notte alcuni volantini firmati ”Movimento Comunista Rivoluzionario”, con il simbolo della stella a cinque punte racchiusa in un cerchio, ma senza alcun tono di minaccia, sono stati trovati all’interno dello stabilimento di Mirafiori durante le prime battute del referendum. Lo stesso volantino è stato distribuito ieri sera da un gruppo di giovani ai cancelli di Mirafiori all’arrivo dei lavoratori del turno delle 22.