L’esplosione della piattaforma Bp nel Golfo del Messico si poteva evitare. Tra le cause di uno dei più grandi disastri ambientali della storia ci sono state infatti le scelte sbagliate dei manager della compagnia petrolifera. Che hanno badato più all’esigenza di abbassare i costi di gestione, che a quella di garantire la sicurezza. Queste le conclusioni della National oil spill commission, la commissione incaricata dalla Casa Bianca di investigare sull’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, avvenuta il 20 aprile scorso. Disastro che ha provocato la morte di 11 persone e la contaminazione ambientale della marea nera.

“Le decisioni prese da Bp e dai suoi partner Halliburton e Transocean fecero risparmiare parecchio tempo e soldi alle aziende, ma aumentarono il rischio di esplosione che poi si concretizzò nel pozzo Macondo”, si legge nel rapporto della commissione, che verrà pubblicato per intero settimana prossima. E a fronte dei rischi più alti, Bp non ha risposto con un opportuno aumento dei controlli di sicurezza: “British Petroleum non disponeva di un sistema di verifiche adeguate per assicurarsi che le decisioni chiave prese nei mesi precedenti all’esplosione fossero sicure da una punto di vista di ingegneria”, ha scritto la commissione. “Molti degli errori di valutazione e delle negligenze nel caso del pozzo Macondo possono essere imputate ad un singolo problema dominante: un pessimo management”.

Dopo l’esplosione sulla piattaforma, il mancato funzionamento delle valvole di sicurezza su cui non erano stati effettuati i periodici controlli, diede inizio ad una fuoriuscita incontrollata del greggio. Circa 4,9 milioni di barili di petrolio si sono riversati in mare per 106 giorni, raggiungendo le coste di Florida, Louisiana, Alabama e Mississippi. Oltre alla mancanza dei controlli di routine, la commissione mette sotto accusa il lavoro di cementificazione del pozzo, svolto dalla Halliburton. Ma, anche qui, Bp sarebbe colpevole di non aver effettuato un’efficiente supervisione sull’attività appaltata e di aver interpretato in modo errato i risultati di un test, da cui si sarebbe potuto capire che il pozzo non era stato sigillato a dovere. Nel rapporto si legge infatti: “Non esiste nulla che faccia credere che i team di ingegneri di Bp abbiano condotto un’analisi disciplinata dei fattori di rischio generati dall’impatto del lavoro di cementificazione”.

Transocean, l’azienda svizzera che affittava la piattaforma Deepwater Horizon alla Bp, con un comunicato stampa ha scaricato tutte le responsabilità su British Petroleum: “Le procedure condotte nelle ultime ore prima dell’esplosione sono state progettate e dirette dagli ingegneri Bp e approvate in anticipo dai regolatori federali”. Halliburton ha invece accusato la commissione di aver valutato solo una parte delle informazioni disponibili.

I risultati della commissione potrebbero ora influire sulle cause intentate dal dipartimento di Giustizia americano e da privati cittadini contro Bp e contro le compagnie partner. Che forse dovranno pagare miliardi di dollari in risarcimento danni.

di Davide Ghilotti

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