Leggere il dispaccio dell’ambasciatore americano Spogli (che non è certo uno sprovveduto), relativo ad un colloquio in cui Massimo D’Alema avrebbe (il condizionale è d’obbligo essendoci stata una smentita dell’interessato) definito i Magistrati come la più grave minaccia per il Paese mi ha in qualche modo rincuorato.

È evidente infatti che se la Magistratura è un pericolo sia per la sinistra che per la destra, significa che la Magistratura non è asservita a nessun potere politico.

Preoccupa però, a questo punto, il fatto che la nostra classe politica dirigente (che certo non brilla per rispetto della legalità) consideri in modo bipartisan come un pericolo per la democrazia chi, nel sistema democratico, è preposto a garantire il rispetto della legge.

Rispetto alle violazioni, assai frequenti da parte della classe politica, delle leggi che essi stessi fanno, francamente credo anche io che i giudici abbiano un ruolo destabilizzante: il ripristino della legalità destabilizza chi viola le leggi (anche se, talvolta, cerca di cambiarle e proprio favore).  Ma questo è il ruolo istituzionale della Magistratura, non davvero un programma eversivo.

Ma, allora, l’eversione dei giudici, se mai ci fosse, da dove verrebbe?

Personalmente sono stato tacciato, negli anni, di essere di destra, di sinistra e di centro (anche nei vari commenti di questo blog). A seconda dei processi di cui si occupavano è toccato anche a molti altri validi colleghi di essere demonizzati come Giudici politicizzati ed eversivi.

Viene quindi ormai spontaneo chiedersi se questo ritornello non sia piuttosto un tentativo di screditare chi fa il proprio lavoro (non dimentichiamo che il tanto vituperato De Magistris ha avuto proprio in questi giorni la soddisfazione di vedere rinviati a giudizio coloro che gli avevano tolto le inchieste…), invece di un neutro e costruttivo pensiero politico.

Al di là dell’equivoco che egli afferma esservi stato, all’onorevole D’Alema rivolgo quindi lo stesso invito che, tempo fa, feci dopo le affermazioni di Berlusconi sulla “minaccia eversiva” dei giudici: perché, se (il dubitativo è d’obbligo) siete convinti di questo, non provate le vostre affermazioni?

Consiglio comunque (e a tutti) una buona lettura del libro di Antonino Caponnetto – il padre del pool antimafia – intitolato “Io non tacerò”, che propone anche stralci del maxiprocesso contro Cosa Nostra (istruito insieme a Falcone e Borsellino), del quale mi limito a citare un passo: “nella requisitoria del PM si fa riferimento alla ‘contiguità’ di determinati ambienti imprenditoriali e politici con Cosa nostra (…) ma qui si parla di omicidi politici, di omicidi in cui si è realizzata una singolare convergenza di interessi mafiosi e oscuri, interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica, fatti che non possono non presupporre tutto un retroterra di segreti ed inquietanti collegamenti che vanno ben al di là della mera contiguità e che debbono essere individuati e colpiti se si vuole veramente “voltare pagina”.

Al funerale di Caponnetto, come noto, non partecipò nessun membro del Governo.

Infine, un dubbio: siamo proprio sicuri che il pericolo per la democrazia sia la Magistratura, che Mangano sia un eroe e che la c.d. P3 sia un gruppetto di pensionati sfortunati?