Questa mattina la riforma Gelmini arriva in Senato. A sei giorni dagli scontri di Roma, comincia l’iter della legge che il governo intende approvare mercoledì. Mentre in tutte le Università d’Italia, gli studenti riuniti in assemblee organizzano le manifestazioni dei prossimi giorni. Dalla maggioranza, intanto, si continua a gettare benzina sul fuoco. Ed è sempre Gasparri,  capogruppo al Senato del Pdl: “Mercoledì in piazza ci saranno potenziali assassini” e dunque “invito i genitori a non mandare i propri figli in piazza”. Parole forti, dopo l’uscita di ieri in cui Gasparri invocava “un nuovo 7 aprile ’79” e ” arresti preventivi per fermare i violenti”.

Intanto gli studenti continuano la mobilitazione. Per oggi sono previsti assemblea di Facoltà alla Sapienza di Roma e nelle università del resto d’Italia. Mentre al Senato inizia la votazione degli emendamenti al ddl Gelmini, gli universitari annunciano battaglia. Per domani è prevista una grande manifestazione nella Capitale, e oltre 30 eventi in tutto il resto d’Italia. “Saremo dove meno ve lo aspettate”. Sta scritto sul sito di Uniriot, uno dei collettivi universitari che organizza la mobilitazione. Ci saranno Flash mob, messe in scena improvvise in luoghi pubblici, altre occupazioni, funerali simbolici della scuola. “Spiazzeremo chi vuole rispondere agli studenti con le zone rosse e con la criminalizzazione” annunciano gli studenti, nell’attesa che dalle assemblee di oggi, si concluda l’organizzazione dell iniziative dei prossimi giorni.  Il Giornale oggi riferisce, invece, di informative della Digos che lanciano l’allrme infiltrazione da parte di gruppi di ultras.

Le polemiche politiche infiammano lo scenario. Al centro sempre Gasparri. Oggi con l’allarme sulla “presenza di assassini” e ieri con l’invito ad “arresti preventivi”. Ricordando il sette aprile del 1979 (e non del 1978, come ha affermato il capogruppo Pdl al Senato). Quello fu il giorno dell’arresto dei “cattivi maestri” di Potere Operaio e Autonomia Operaia. Toni Negri, Oreste Scalzone, Emilio Vesce, Luciano Ferrari Bravo, Franco Piperno, gli intellettuali più in vista della sinistra extra-parlamentare. Eppure oggi non è come allora. Ne è convinto Pietro Calogero, il pm che nel 1979 da Padova diede avvio alla blitz. Calogero, oggi procuratore generale di Venezia, taglia corto e intervistato dalla Stampa dice: “C’era un attacco allo Stato, oggi no”. E tiene a precisare: “Gli arresti di allora erano frutto di lunghe indagini, adesso sarebbe solo emotività”. Il ministro dell’Interno di allora, Virginio Rognoni bolla come “assurdo” il paragone: “Si arresta chi rompe le vetrine, no chi forse ne sfascerà una”.

Nel frattempo da questa mattina sono in corso i tavoli tra la questura e gli studenti. L’idea è quella di pianificare un percorso del corteo. Insomma, di autorizzarlo. Contrariamente a quanto accaduto in quello del 14 dicembre  e del 25 novembre. L’ordine è arrivato direttamente dal quetsore Francesco tagliente che ha incaricato i dirigenti della Digos.

Intervista a Maurizio Gasparri