“Una cosa è certa. Il gruppo di Fli non si divide. Voteremo compatti la sfiducia sia alla Camera sia al Senato”, le parole del presidente della Camera, Gianfranco Fini ai giovani di Futuro e Libertà, arrivano nel giorno in cui un gruppo di 16 deputati, (6 di Fli e 10 del Pdl), definiti già ‘le colombe’, tentano un’estrema mediazione tra lui e il premier Silvio Berlusconi. “Sono sicuro che non ci divideremo – aggiunge Fini – perché ci sono deputati e senatori che hanno fatto una scelta collegata ad una certa idea del centrodestra, basata sulla volontà di migliorare le condizioni di vita del nostro Paese” e spiega ancora “di dare un contributo qualitativo alla nostra politica. Nessuno lo ha fatto per interesse. Per interesse si rimane altrove”.

In sostanza, sia Fini che Silvio Berlusconi, rispediscono l’invito ai mittenti che cercavano la pace. Pur accogliendo con favore lo spirito del documento, Silvio Berlusconi si è dimostrato consapevole della  quasi impossibilità di ricucire con Fini: ‘Bisogna vedere quanto i moderati che stanno in questo movimento saranno capaci di farsi ascoltare dai vertici – ha dettoil premier intervenendo in collegamento telefonico all’assemblea dell’Alleanza di centro in corso a Napoli – Ci sono persone – ha proseguito Berlusconi – come Bocchino, Briguglio, Granata e Barbareschi che non sembrano disponibili ad assumere posizioni meno intransigenti”. Anche da ambienti vicini al presidente della Camera, emerge come Gianfranco Fini ritenga l’iniziativa dei ‘pontieri’ ormai “superata”, anche dalla decisione di Berlusconi di chiudere qualsiasi spazio di trattativa. Stessa opinione la esprime il capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino che parla apertamente di “sfiducia inevitabile”.

Nella lettera, le sedici ‘colombe’ chiedevano a Berlusconi e Fini di avviare “un confronto sui contenuti di questo testo, superando lo scoglio del voto di fiducia attraverso la non partecipazione dei parlamentari di Futuro e Libertà al voto del 14 dicembre”.  I deputati, guidati da Moffa e Augello, auspicavano nella missiva che venisse aperto un dibattito su “tre tavoli di maggioranza” per discutere dei “temi della riforma costituzionale ed elettorale, sulle materie economiche e fiscali e su una nuova possibile articolazione del centrodestra”. Nel testo venivano inoltre dettate le linee per fondare un nuovo patto di maggioranza, attraverso innanzitutto la riforma della legge elettorale con premio di maggioranza al superamento del 40% ed elezione diretta del Premier; in secondo luogo un patto federativo tra tutti i partiti del centrodestra; infine un rilancio della concertazione tra le parti sociali. Tutto questo “senza passare –  si scrive nella lettera – attraverso le dimissioni del Cavaliere dalla poltrona di presidente del Consiglio”. Un tentativo dei due ‘pontieri’ per evitare la rottura traumatica tra Fli e Pdl in vista del voto del 14 dicembre.

Subito dopo la diffusione della lettera, Italo Bocchino, capogruppo di Fli a Montecitorio, pur definendo i contenuti della proposta “completamente condivisibili”, ha frenato gli entusiasmi: “L’iniziativa è lodevole, ma dai toni di stamani di Berlusconi mi sembra manchi un elemento essenziale e cioè la disponibilità di Berlusconi, che si sente già in campagna elettorale, a ricostruire il centrodestra originario di cui facevano parte le anime moderate che sono state espulse: dall’Udc a Fli, dall’Mpa ai Liberal democratici”.

A nome dei coordinatori del Pdl Verdini e Bondi ha parla invece  il ministro della Difesa Ignazio La Russa: “Pronti al confronto sulle linee indicate nel documento predisposto da Andrea Augello e Silvano Moffa, ma perché questo possa avvenire su basi solide sarà fondamentale l’esito del voto del 14 dicembre alla Camera”. Apertura quindi, ma solo dopo la rinuncia dei finiani a votare la sfiducia il 14 dicembre: “Da parte mia, come coordinatore del Pdl, sicuro di interpretare anche il pensiero di Verdini e Bondi, ma in particolare come coordinatore proveniente dall’area della destra, non posso che auspicare una ricomposizione. Siamo pronti, se si presenterà l’opportunità, a stabilire le occasioni per un confronto sui punti proposti, ma qualsiasi tavolo deve reggersi su basi solide e la base solida in questo caso – ha concluso La Russa – non può che essere il modo con cui ci si atteggerà nella votazione del 14”.

Stesso auspicio lo esprime il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (Pdl), pronta a confrontarsi sui punti proposti da Moffa e Augello, ma solo nel caso in cui Futuro e libertà rinunci a votare la sfiducia: “Se Futuro e libertà non voterà la sfiducia al governo, si può aprire un tavolo per la modifica della legge elettorale e l’ampliamento dei cinque punti”. “Il tentativo di Moffa è sicuramente apprezzabile, si può indubbiamente discutere tutto il tempo che sarà necessario per un rilancio dell’azione di governo, ma prima è indispensabile che venga meno l’intenzione di Futuro e libertà di votare la sfiducia”.

Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ha definito “positivo e apprezzabile” il documento elaborato da Silvano Moffa e Andrea Augello: “E’ un’iniziativa – ha affermato il titolare della Farnesina – che dimostra una volontà di rimanere leali a questo governo e a questa maggioranza”. Frattini si è soffermato poi sul merito del documento, sottolineando “proposte interessanti, quali la possibilità di integrare il patto di legislatura con temi legati al sociale, proposta che ci trova favorevoli. Quanto alla legge elettorale, si tratta di un tema che va inserito del contesto della riforma costituzionale, che determinerà la necessità di riesaminare alcuni aspetti della legge elettorale”. Tornando al metodo, “va apprezzata l’intenzione di non tradire il patto con gli elettori” e il documento “corrisponde all’idea di un patto di legislatura che il presidente Berlusconi aveva lanciato nella direzione del partito. Ed è chiaro che emerge l’insofferenza di molti esponenti finiani rispetto all’ipotesi si rottura”