“Chi vota la sfiducia non ha altra possibilità che allearsi con la sinistra”. Silvio Berlusconi alza la voce dal palco della manifestazione milanese organizzata dai Promotori della libertà a Milano. “Del resto – continua il Cavaliere – votano già insieme Pd, IdV, Casini e Fini, che insieme fanno parte dell’opposizione politica che è minoranza nel Paese”. Ma il premier si è rivolto anche ai parlamentari di Futuro e libertà: “Che cambino idea, ci ripensino per potersi poi guardare allo specchio senza vergognarsi” e ha aggiunto “spero che ci siano molte persone con senso di responsabilità e lealtà: si chiamano onorevoli e non credo che possano pensare di farsi chiamare facilmente disonorevoli”.

Poco prima, durante un incontro con un gruppo di cronisti all’interno di uno dei gazebo della convention, un blitz inaspetatto per gli organizzatori, si era lasciato scappare: “Avremo la fiducia ma i numeri saranno inferiori rispetto al passato e quindi sarà più difficile governare, sarà più difficile far approvare dal Parlamento le leggi proposte dal governo. Comunque – continua – credo che andremo avanti lo stesso”.

E dopo le invettive contro i finiani, Berlusconi sceso dal palco si è concesso una passeggiata insieme ai due fedelissimi Ignazio La Russa e Michela Vittoria Brambilla e ad un gruppo di sostenitori che lo hanno fermato, ha detto: “Abbiate fiducia, l’Italia non va male, andrà sempre meglio”.

Ieri attraverso un audiomessaggio, B. aveva affermato: “Avrò la maggioranza”, rassicurando il suo elettorato e telefonando alle manifestazioni a favore dell’esecutivo organizzate dal Pdl in tutta Italia a tamburo battente. Ma il risultato è tutto fuorché certo. I deputati dati per favorevoli alla fiducia appena 24 ore fa stanno già facendo ritorno al punto di partenza. In particolare i due fuoriusciti dall’Italia dei Valori, Razzi e Scilipoti. Il gran maestro della compravendita, Denis Verdini, continua infatti a lavorare a caccia degli indecisi. Non può fare affidamento sui sei Radicali, anche loro due giorni fa dati per acquisiti dal coordinatore Ignazio La Russa, né sugli uomini dell’Udc che, per quanto avvicinati con i buoni uffici di Gianni Letta presso la Santa Sede, hanno fatto sapere di non essere interessati. Il leader dei centristi, Pierferdinando Casini, è stato chiaro: “Non tutti siamo in vendita nel Palazzo”. Per questo nel mirino dei coordinatori del Pdl sono tornati i finiani. Il fuoriuscito Giampiero Catone ha annunciato che sei deputati di Fli hanno inviato una lettera a Gianfranco Fini sostenendo la propria libertà di voto in aula e proponendo di aprire a un Berlusconi bis senza passare per le dimissioni del presidente del Consiglio. Da Futuro e Libertà però fanno sapere che la missiva ancora non esiste e che Catone è l’unico a non aver sottoscritto ieri il documento che impegna a rispettare la linea del partito: si alla sfiducia. Il bilancio della giornata attesta la sfiducia a 313 contro i 309 della fiducia. Ballano i Radicali.

Dopo l’annuncio di Catone di non votare la sfiducia, infatti, l’opposizione, con Fli ed Mpa, oggi si è attestata a 313: i 206 del Pd, 22 dell’Idv; 35 dell’Udc; 34 di Fli (senza contare naturalmente il presidente Gianfranco Fini, che come prassi non vota e appunto Catone); 6 di Api; i 2 Liberaldemocratici (dopo che Maurizio Grassano ha annunciato di votare con la maggioranza); i 5 Mpa e Giorgio La Malfa, Paolo Guzzanti e Giuseppe Giulietti. Sull’altro fronte la maggioranza può contare su 309 voti; i 235 del Pdl; i 59 della Lega, i 12 di Noi Sud, Francesco Nucara, Francesco Pionati e Maurizio Grassano. Una quota che potrebbe arrivare a 313 con i no alla sfiducia di Catone e di Bruno Cesario, Domenico Scilipoti e Massimo Calearo. In questo caso finirebbe 313 pari e la sfiducia comunque non passerebbe. Da definire l’atteggiamento di Rolando Nicco, rappresentante della Valle d’Aosta, mentre i due deputati della Svp si asterranno. Sui 313 voti del centrosinistra, di Fli e Mpa c’è poi l’incognita malattie, visto che tre deputate alle prese con la gravidanza potrebbero essere costrette ad assentarsi: si tratta di Federica Mogherini del Pd, di Giulia Cosenza e Giulia Bongiorno di Futuro e libertà, anche se la prima ha assicurato che sarà presente.

Eppure Berlusconi continua a dirsi sicuro di incassare la fiducia. E oggi, in occasione dei presìdi pro-governo organizzare dal Pdl nelle piazze italiane, si è affidato a un audiomessaggio sul sito dei Promotori della Libertà in cui ha rispolverato il concetto di partito dell’amore: “Siamo l’Italia che ama la libertà e vogliamo restare liberi. Ma non è soltanto una operazione di amore, è anche un’operazione di verità”. Un messaggio politico in linea con tutti gli interventi di ieri del premier. “Non credo che ci saranno tanti parlamentari così ingenui da accodarsi ai pifferai del cosiddetto “terzo polo”, a quei signori che con ambizioni personali smodate, largamente superiori ai consensi di cui dispongono, vorrebbero cambiare la legge elettorale, per rendere di fatto impossibile l’assegnazione del premio di maggioranza e diventare così arbitri della situazione, scegliendo di allearsi poi con la sinistra per il governo. Una soluzione, questa, che farebbe tornare indietro l’Italia ai tempi della Prima Repubblica”.

Gli stessi concetti espressi nella maratona telefonica di questi giorni. Giovedì a Verona, ieri a Brescia e Bolzano. Oggi  Cosenza, Bologna e forse un’apparizione a Milano. Silvio Berlusconi interviene telefonicamente a molte delle manifestazioni a sostegno dell’esecutivo organizzate dal Pdl in tutta Italia. Collegamenti ciascuno da massimo dieci minuti durante i quali il premier ribadisce che il 14 dicembre avrà la maggioranza, attacca i finiani, annuncia riforme e rassicura il suo elettorato che quanto leggono sui giornali è falso: “Sono una persona onesta”. Il ciclo di manifestazioni “difendi il tuo voto sostieni il tuo governo”, si concluderà domenica con un appuntamento a Roma. La prima telefonata è partita da Palazzo Grazioli, dall’altra parte del filo Verona. “Non saranno in molti a tradire il voto degli elettori”, ha detto. “Noi abbiamo portato in politica una moralità nuova, con un programma definito, con alleanze certe e il nome certo del presidente del Consiglio”. Ancora: “I tradimenti che erano stati ventilati sembra non siano tali da non consentirci di non avere la maggioranza”.

Nei due interventi telefonici di ieri è riuscito ad affrontare un numero maggiore di argomenti. E, di fronte alla polemica sulla compravendita dei deputati e le due indagini avviate dalla procura di Roma sul mercato di Montecitorio, Berlusconi ha voluto rassicurare i suoi: “Sono una persona onesta”. Il premier respinge al mittente le accuse di corruzione e ribadisce che di fronte ai “continui attacchi personali”, certe volte sarebbe tentato “dall’abbandonare palazzo Chigi”, ma “la responsabilità verso gli elettori e il Paese mi spinge a proseguire nell’attività di governo che ha dato ottimi risultati e a concludere quelle riforme che fanno parte del programma”. Durante un collegamento telefonico con una manifestazione in sostegno del Governo organizzata a Bolzano dal coordinatore del Pdl in Alto Adige, Micaela Biancofiore, il premier sostiene che il “fango” che gli gettano addosso lo spingerebbe a fare un passo indietro, ma pronta è la risposta dei presenti che, Biancofiore in testa, gli chiedono di restare. “Presidente non ci abbandonare, da Bolzano a Lampedusa tutti vogliono un solo presidente e ti chiedono di non lasciare”, grida la Biancofiore. Mi gettano addosso “calunnie e accuse”, ha proseguito il premier. “Mi dicono di tutto, che sono un mafioso, un corrotto, che faccio solo affari con Gheddafi, con la Russia. Ma sono tranquillo”, perché “sono trasparente e una persona onesta”.