Mancano otto giorni al voto di sfiducia e Berlusconi e Fini affilano le armi. Ogni giorno i due leader si lanciano messaggi più o meno diretti, spesso senza nemmeno nominarsi. E’ avvenuto ieri in occasione dell’intervento telefonico di Silvio Berlusconi a una manifestazione del Pdl, quando il premier, senza citare apertamente il leader di Fli ha detto: “C’è un’incoerenza totale da parte di questi signori che fino a ieri sono stati con noi e che sono passati dalla Bossi-Fini al voto agli immigrati, dal presidenzialismo al premio di maggioranza”. La risposta del presidente della Camera arriva oggi. “No faremo nessun ribaltone”. Punto. E si capisce. Sempre ieri il Cavaliere aveva detto: “Questi signori che per ambizioni personali ora si mettono con la sinistra e vogliono consegnare anche il governo del paese alla sinistra. Gli italiani devono saperlo”. Un attacco che è suonato come una precisa risposta a quanto affermato proprio il giorno precedente dal presidente della Camera: “Questi signori usano mezzi di propaganda indebiti – ha affermato infatti Berlusconi – ieri hanno detto che bisognava dirlo agli aquilani che ci sarebbero voluti anni per mettere a posto tutto. Ma noi – ha tuonato il premier – lo abbiamo detto. Sappiamo bene che per il centro dell’Aquila serve un esame preciso di ogni singolo edificio. Loro – scandisce ancora Berlusconi – usano insomma argomenti che non stanno nè in cielo nè in terra”.

A margine di una lezione al liceo Orazio di Roma, Gianfranco Fini ne ha approfittato per parlare dell’attualità politica. Rispondendo a una consigliera municipale che gli chiedeva cosa ne pensasse dei ribaltoni politici, Fini ha dichiarato: ”Il ribaltone è un sovvertimento della volontà popolare. Non credo che ci saranno ribaltoni”. Senza citare Silvio Berlusconi,  il presidente della Camera ha  ribattuto rispondendo alla consigliera: “Ma cosa ne pensa lei di tante promesse non mantenute e di impegni disattesi da chi aveva promesso che la legge sarebbe stata uguale per tutti e poi si è occupato solo degli affari suoi?”

”Se qualcuno fosse più umile e pensasse di aver torto lui, invece di invocare sempre il complotto – ha proseguito Fini davanti alla platea degli studenti del liceo Orazio sempre senza chiamare in causa direttamente il premier – Se qualcuno dicesse che alcuni impegni non sono stati mantenuti, le cose sarebbero state migliori”. “La politica è innanzitutto onestà intellettuale”, ha sottolineato il presidente della Camera.

Il giorno precedente il presidente del Consiglio non aveva risparmiato critiche anche a Casini, leader dell’Udc: ”Casini ha il solo fine di far fuori Silvio Berlusconi per prenderne il posto”.

Sempre durante l’intervento telefonico alla manifestazione del Pdl, il premier era tornato a parlare delle rivelazioni di Wikileaks: “Posso garantire sui miei figli  e sui miei nipoti – ha detto il presidente del Consiglio – che non mai guadagnato un dollaro e ho sempre fatto soltanto gli interessi del mio paese”.

”Sono assolutamente consapevole che ho una certa età e che dovrò lasciare prima o poi, ma passerò il testimone quando avrò terminato il programmma e comunque mai ai maneggioni della vecchia politica – aveva detto Berlusconi all’inizio del suo intervento – Il testimone lo passerò alla nuova generazione di politici”. Sul 14 dicembre, Berlusconi è sembrato fiducioso: ”Io sono convinto che quel giorno avremo la maggioranza sia al Senato che alla Camera perchè non credo che nessuno possa essere così credulone da seguire degli aspiranti leader politici di partito che portano avanti un progetto di distruzione della credibilità del paese”. ”Agli italiani bisogna chiedere se vogliono consegnare le redini del governo ad una ammucchiata di reduci della vecchia politica che ormai sono dei signori attempati che hanno sempre formato le seconde file dei partiti e che non hanno mai dimostrato di saper fare qualcosa di importante per il nostro paese o se non ritengano che ciò sia un rischio”.

Dopo aver definito ”maneggioni”,”seconde file” e “professionisti della politica” quelli che vogliono “farlo fuori”, Silvio Berlusconi si era autodefinito una “star” della politica internazionale: “Pensate a uno di questi seduto ad un tavolo internazionale a difendere le posizioni dell’Italia”, ha detto il premier. Poi, ricordando i recenti vertici internazionali, il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Io sono stato la star”. “Tutti venivano a farsi le foto con me”, non solo per “la mia esperienza” ma anche perchè tutti mi conoscono come un “tycoon e non solo per essere un politico”.

Si inserisce nel dibattito anche il leader del Partito democratico Pierluigi Bersani: “In caso di crisi cerchiamo di portare la nostra idea al Quirinale e poi aspettiamo la decisione del Presidente della Repubblica – ha detto Bersani a margine di un convegno su ‘paesaggio, democrazia e innovazione’ in corso a Fiesole – Ormai siamo in una zona in cui bisogna assolutamente esprimere rispetto per le funzioni costituzionali anche perché come si vede c’é qualcuno che non lo fa”.

“Non vorrei che Berlusconi cominciasse con la solita cantilena vittimistica, per cui è sempre colpa degli altri: si è ribaltato da sola, ha fatto tutto lui e adesso il problema è che non si ribalti anche l’Italia – ha affermato Bersani – “E’ inaccettabile sentire da Berlusconi questa continua attribuzione di colpa agli altri. Ha avuto in mano tutto, ha fatto tutto quello che voleva, ci ha ridotti così nella piena instabilità”. “Adesso – ha concluso Bersani – qualcun altro deve pensarci, questa è la realtà delle cose”. 

Sull’ipotesi di un Berlusconi bis, il capo dell’opposizione è perentorio: “Sarebbe il quater, un po’ troppo. Abbiamo già dato”. “Basta – ha detto – accontentiamoci di quel che abbiamo già avuto”. “Con i Radicali non si fanno scambi o trattative, come qualcuno dice, non è quella la chiave – ha concluso Bersani – con i Radicali parleremo di politica, di alcuni temi che sono alla loro attenzione e anche alla nostra: le missioni internazionali, la giustizia e le carceri”.