Guai a chiamarla celebrity. Figuriamoci velina. Eppure la storia di Gloria De Piero rientra nel filone “belle e famose che si danno alla politica”. In Italia è diventata quasi la norma. Ma in Gran Bretagna è una specie rarissima. Per questo quando il Labour ha deciso di candidare la bella 37enne di origine italiana nella circoscrizione di Ashfield (in Nottinghamshire) sono cominciate le polemiche. Apriti cielo. Una ex modella e presentatrice-giornalista televisiva, sexy, maggiorata e perennemente abbronzata, che c’entra con la politica? “Se pensano di poter paracadutare qui una mezza sconosciuta, per lo più da Londra, si sbagliano di grosso”, minacciava lo scorso maggio, prima delle elezioni, Edward Llewellyn-Jones, ex consigliere, laburista da una vita.

Invece la De Piero ha vinto il suo seggio, è diventata parlamentare e da poco è entrata nel governo ombra come sottosegretario alle Arti. Una poltrona di secondo piano, che però non ha mai suscitato tanto interesse dai tempi in cui apparteneva al conservatore Boris Johnson, ora sindaco di Londra. Contro l’austerità delle donne del partito, dalla vice leader Harriet Harman, alla sottosegretaria per le Olimpiadi Tessa Jowell (moglie dell’avvocato David Mills), De Piero ha sfoderato il suo fascino mediterraneo che le è valso il titolo di deputata più sexy del parlamento. Una delle Gordon’s babes, per dirla come i tabloid, quando Gordon Brown era ancora a Downing Street.

Ma Gloria non è la classica velina senza cervello. Si è laureata in Scienze Sociali all’università di Birmingham, ha ottenuto un master in Teorie Sociali e Politiche e poi ha iniziato la carriera di giornalista televisiva per il canale Gmtv. “Ho intervistato tantissime persone famose. Ma sono senza dubbio i politici i più egocentrici”, ha commentato in un’intervista al Sun. Durante i sette anni in tv è diventata la giornalista preferita di Tony Blair ed è stata ospitata ai Chequers, la residenza di campagna del primo ministro. Quando un tabloid l’ha sbattuta in prima pagina, sostenendo di aver scovato una sua foto in topless a 15 anni, lei ha tirato dritto evitando il più possibile i riflettori.

La politica, dice, è la sua passione. Fin da bambina. E’ cresciuta a Bradford, figlia di due emigranti italiani, Maddalena e Giorgio. Suo padre era operaio, ma per motivi di salute ha dovuto smettere di lavorare. “Eravamo poveri”, racconta lei. “A scuola avevo diritto ai pasti gratuiti. Ricordo che odiavo dover fare una coda separata per il pranzo. Da un lato c’erano i ricchi, dall’altro noi”. All’università è diventata presidente degli studenti e si è iscritta al Labour. Quando i vertici del partito l’hanno candidata lei ha lasciato Londra e si è trasferita ad Ashfield per conoscere i suoi elettori. Ha promesso di offrire una tazza di tè a tutti i 75 mila cittadini. Ne invita mille alla volta nei fine settimana: “Parlo con loro e ascolto. Dobbiamo capire i loro bisogni se vogliamo tornare a essere il partito del popolo”, spiega.

Qualche laburista della vecchia guardia storce il naso. Ma il nuovo leader Ed Miliband non vedeva l’ora di avere facce nuove e fresche per rinnovare il New Labour al capolinea.

I Conservatori non sono da meno. Ma alla bellezza e al glamour hanno aggiunto anche uno status sociale consono al partito. Il premier David Cameron ha appena nominato due ambasciatrici ricche e famose per il commercio globale. Tamara Mellon, fondatrice di Jimmy Choo, le scarpe preferite dalle dive sul red carpet, a 43 anni possiede un patrimonio stimato di oltre 100 milioni di euro. E la collega Anya Hindmarch, ex giornalista, oggi stilista di borse da sogno, ha creato un impero inventando la sporta ecologica di cotone con la scritta “I’m not a plastic bag”. Le Cameron’s babes non potevano ovviamente essere povere, ha osservato giustamente un commentatore politico del Mirror.

di Deborah Ameri