Restano in carcere Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, indagati nell’inchiesta sulla ‘P3’. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame presieduto da Guglielmo Muntoni che ha respinto i ricorsi dei difensori. Per Carboni l’istanza era stata presentata dall’avvocato Renato Borzone, mentre per Lombardi aveva fatto ricorso l’avvocato Corrado Oliviero.

I due legali avevano sostenuto il venir meno dell’esigenze cautelari, la non utilizzabilità delle intercettazioni tra i due indagati e soggetti politici nonché le precarie condizioni di salute dei loro assistiti. A disporre una nuova pronuncia del Riesame era stata la Corte di Cassazione che il 9 settembre scorso, accogliendo una istanza delle difese, aveva stabilito la necessità di un nuovo esame da parte del Tribunale della libertà dei ricorsi (respinti nel mese di luglio) in diversa composizione del collegio.

Flavio Carboni, faccendiere sardo già condannato a otto anni e 6 mesi per la vicenda del fallimento del Banco Ambrosiano, è stato arrestato l’8 luglio scorso nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna e su un presunto comitato d’affari che avrebbe gestito l’assegnazione di una serie di appalti pubblici. Secondo gli inquirenti, questo comitato era gestito da Flavio Carboni. Insieme a lui furono arrestati il geometra Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc, e l’imprenditore napoletano Arcangelo Martino, scarcerato il 28 settembre scorso.

Nell’ordinanza di arresto  Il gip Giovanni De Donato scrive: “I tre indagati erano legati in un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti. Tale associazione era caratterizzata ‘dalla segretezza degli scopi’ e volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione”. Secondo il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma “la P3 era ed è in grado di interferire, spesso determinandole, sulle scelte di organi costituzionali e di pubblica amministrazione”. Dagli atti “emerge un concreto, attuale, e molto allarmante pericolo di reiterazione del reato” per cui “appare assolutamente necessario impedire che la prosecuzione dell’attività delittuosa della ‘societas sceleris’ in contestazione condizioni ulteriormente gli equilibri istituzionali e l’affidabilità sociale e istituzionale di istituzioni pubbliche, anche di livello costituzionale, fra cui d’importanti uffici giudiziari”. “L’organizzazione occulta era in grado di agire in autonomia, indipendentemente dai suoi referenti politici. Gli indagati appaiono spesso collegati a specifici ambienti politici dai quali sono comunque autonomi, tanto che possono anche agire conflittualmente, come accaduto nella vicenda Caldoro, rispetto ai medesimi ambienti politici quando i rispettivi interessi non collimino o configgano”.

Secondo il riesame,Nella stessa inchiesta è accusato di riciclaggio il coordinatore del Pdl Denis Verdini: secondo il giudice incontrò Carboni per stabilire un tentativo di avvicinamento ai giudici della Consulta. Secondo le ricostruzioni tra settembre e ottobre 2009 Carboni, Lombardi e Martino tentarono di avvicinare i giudici della Corte Costituzionale per influenzare il giudizio sul lodo Alfano. L’episodio si intreccia col tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, alla carica di presidente della Regione Campania, in cambio appunto degli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale.

In riferimento alle condizioni di salute di Carboni, il tribunale spiega che “emergono patologie per le quali gli accertamenti peritali disposti hanno attestato la compatibilità delle stesse con il regime carcerario condizionata al fatto che questo sia realizzato” in una struttura carceraria adeguatamente attrezzata.

L’avvocato Renato Borzone che con il collega Adelmo De Cataldo, assiste Flavio Carboni ha commentato: “Non mi aspettavo nulla di diverso. D’altra parte in un paese borbonico come l’Italia la concezione della custodia cautelare può essere questa: la pena prima del processo. Nel merito il legale ha specificato: “Rileviamo come si continui a ritenere esistente un’associazione segreta nonostante le chiare risultanze liberatorie e le dichiarazioni scagionanti di Arcangelo Martino ( il terzo indagato nella vicenda)”. Secondo Borzone infatti “Martino è stato liberato non perchè ha collaborato ma perchè secondo il parere della Procura sono venute meno le esigenze cautelari in modo oggettivo. Evidentemente le esigenze cautelari sono uguali per tutti gli indagati ma per alcuni sono più uguali degli altri”.