Numeri dal campionato

Il campionato di calcio ha il suo padrone, anzi due: Milan e Lazio. Due sorprese, anche se in maniera diversa. La squadra di Lotito perché mai nessuno l’avrebbe pronosticata lassù. Il Milan di Allegri perché trova l’equilibrio tattico grazie agli infortuni e vince il derby senza mettere a repentaglio le coronarie dei propri tifosi. Al contrario dell’Inter, per la quale invece è notte fonda. Pare irriconoscibile rispetto alla stagione passata. Evidentemente Mourinho è come quelle belle donne (o begli uomini) che ti strapazzano tutta notte e poi il giorno dopo sei fiacco sul lavoro. Per di più al pingue Benitez non hanno spiegato il concetto di panettone. Che a Milano non è solo un dolce, ma un uno scoglio di mid term da superare. Lo mangerà a Natale? Staremo a vedere. Così nella nottataccia interista si salva solo la curva, che espone lo striscione: “Silvio lasciaci il numero di cellulare… Se ci arrestano allo stadio qualcuno ci dovrà pure aiutare…”. Chi invece in settimana ha dato i numeri è il Centro studi della Lega di Serie A. Riguardano gli spettatori negli stadi. Ebbene, prime ci sono Inter (media 63.317) e Milan (49.475), poi viene il Napoli (40.330), quindi Lazio (35.560), Roma (33.351) e Palermo (25.963). Non una novità. Diverso il discorso per quanto riguarda il pienone negli stadi. Soltanto la Juventus, peraltro undicesima per numero di spettatori a partita, nonché l’Inter, riempiono gli spalti per più del 75%. Solo 13 squadre oltrepassano di poco il 50%. Mentre le altre sono abbondantemente sotto. Insomma, gli stadi sono mezzi vuoti (ma a beneficio dell’ottimista Maroni diciamo che sono mezzi pieni). E allora? Facciamo nuovi stadi più piccoli? O cerchiamo di riempire quelli che abbiamo?

Gay e cristiani

Due notizie che non c’entrano niente l’una con l’altra, ma forse no. La prima è su il Giornale di giovedì 11 novembre, a firma Luigi Guelpa. Siamo nel “democratizzato” Iraq. Una squadra di stanza a una quarantina di chilometri da Baghdad, il Mosal Football Club, dà forfait dopo qualche giornata di campionato. Motivo: due giocatori di fede cattolica hanno ricevuto minacce. In Iraq, sappiamo, è in atto una guerra civile, e i cristiani subiscono continue vessazioni. Rischia grosso anche Tareq Aziz, vecchio amico di Formigoni. Un po’ come in Iran. Dove, solo tre anni fa, Taribo West, firmato un contratto con una squadra di Teheran, abbandona il campionato in seguito alle “pressioni” ricevute dopo la sua conversione al movimento pentecostale (il nigeriano, per intenderci, è il difensore della famosa battuta di Marcello Lippi. “Dio mi è apparso in sogno e ha detto che devo giocare nell’Inter” gli disse Taribo. E lui: “Strano, a me non ha detto niente.”) Seconda notizia: l’attaccante del Bayern Monaco Mario Gomez ha invitato i calciatori omosessuali a uscire allo scoperto. Ossia, come si dice oggi, a fare outing: «Giocherebbero con maggiore libertà. Ed essere gay non è un tabù da tanto tempo.» Sarebbe bello, certo. Ma ve lo immaginate cosa succederebbe in Italia? I tifosi avrebbero un modo nuovo per etichettare e insultare i giocatori avversari. Dopo il colore della pelle, i gusti sessuali. E chissà cosa troverebbero al posto degli ululati per esprimere il loro dileggio. La lapidazione? No, che diamine. Noi siamo democratici.

Buuulotelli

Così Mario Balotelli è diventato un personaggio di un libro per bambini. Merito di Luigi Garlando, già autore di una fortunata serie dedicata alla squadra delle Cipolline, il cui motto è: “Chi si diverte non perde mai.”. S’intitola Buuu (Einaudi Stile Libero) e forse dovrebbe essere inviato a tutte le famiglie, un po’ come il convertitore ai tempi del passaggio all’euro. Ma non solo a loro. Perché l’introduzione scritta dallo stesso Mario (riportata da Repubblica di venerdì) è da Libro Cuore. Racconta la vita di un ragazzo fortunato, cui la natura, al contrario dei suoi fratelli bresciani sulla gru, ha fornito un talento naturale. Ma anche di un ragazzo sfortunato, che sin dall’esordio (per la cronaca, a quindici anni in Padova-Lumezzane) ha dovuto fare i conti con i buuu degli spettatori. Dice Balo il saggio: “Se dai loro importanza, faranno di peggio la prossima volta. Ma anche lasciar correre è pericoloso”. È buono, Mario, e lo è oltremisura. Perché non ricorda di Totti che lo insegue scalciandolo da dietro e poi motiva il gesto dicendo che quello gli ha offeso un popolo. Di Materazzi che lo appende nello spogliatoio dopo una semifinale di Champions giocata con scarso rendimento (e allora a Gresko cosa fai?). Degli stadi che non vedevano l’ora di intonare “Se non salti muore Balotelli”. Dei giornalisti che scrivevano: in fondo, il ragazzo un po’ se le cerca. E di Mourinho che lo descriveva come un decerebrato. Garlando, sicuro sia un libro per bambini?

Ambrogini e saluti

Letizia Moratti appare al Chiambretti Night. Come sempre scintillante di coiffeur. D’altronde fra non molto Milano dovrà eleggere il nuovo sindaco. Bisogna farsi vedere. E allora, mentre i candidati alle primarie del centrosinistra giravano di piazza in piazza, il sindaco uscente sceglie le platee a lei più congeniali: i salotti. Da lì si dice scettica sull’assegnazione dell’Ambrogino a Mourinho. Strano, perché il genio di Setubal, vincendo la Champions, ha dato lustro a tutta la città (ma anche alla squadra di famiglia, e il conflitto d’interessi, si badi bene, non è esclusiva berlusconiana: soprattutto se il Comune è proprietario dello stadio). Tuttavia la Moratti obietta: “Mou non è nemmeno tornato a Milano a festeggiare e salutare…” E forse ha ragione. Comportamento poco elegante nei confronti della città (e del cognato). Poi donna Letizia si dice invece possibilista sull’intitolare una via a Craxi. E ha ragione anche lì. Riguardiamo infatti bene le immagini del lancio di monetine davanti all’hotel Raphael, poco prima che Ghino di Tacco fuggisse ad Hammamet. Salendo in auto, dietro i vetri oscurati, ci pare vederlo sventolare una mano. Sì, sì, ha salutato.

di Matteo Lunardini