Se il governo sta male il Pdl è in agonia. Stando ai sondaggi, infatti, il partito del predellino continua a registrare valori minimi. A ogni nuova rilevazione, lascia sul terreno uno o due punti percentuali. La soglia del 30% è ormai solo un vago ricordo. L’Ispo di Renato Mannheimer ha fotografato ieri un Pdl al 26,5%, in calo. Per la prima volta vicino al Partito Democratico, fermo tra il 24 e il 26% da mesi. E se si dovesse andare alle urne, secondo Ispo, l’elettorato potenziale del Pd salirebbe al 42% lasciando al 31 il Pdl. Futuro e Libertà pescherebbe un elettorato potenziale vicino al 30%. L’8,1% come intenzioni di voto.

Il sondaggio, realizzato per il Corriere della Sera, illustra un paese disinteressato alla politica ma con la volontà di svegliare l’attuale Governo. E cambiarlo: il 45% degli intervistati, infatti, vuole tornare al voto. Inoltre, secondo la maggioranza degli italiani c’è la necessità di fare una nuova legge elettorale. Prospettiva complessa, considerato il necessario passaggio da un governo tecnico. E nel Palazzo una maggioranza alternativa a quella attuale è difficile da individuare. Silvio Berlusconi non intende dimettersi, l’ha detto chiaramente. Lunedì i finiani lasceranno l’esecutivo e potrebbero dare la spallata decisiva per arrivare alla crisi. In quel caso l’unico che potrebbe, al momento, avere la fiducia è il ministro dell’economia Giulio Tremonti, che ha incassato anche il sì da parte dell’Udc. Ma la Lega vede Pierferdinando Casini come il nemico numero uno. E senza il partito di Umberto Bossi cade l’ipotesi Tremonti. La strada delle urne anticipate sembra dunque quella più realistica.

Pdl e Lega nelle urne resistono, secondo il sondaggio, con un carroccio potenzialmente al 19%. Ma Futuro e Libertà è un’incognita, perché in quel possibile 30% almeno la metà potrebbe arrivare dal popolo degli astensionisti, quindi nuovi elettori.

“I dati di Renato Mannheimer sono sostanzialmente corretti”, conferma Nicola Piepoli, dell’omonimo istituto di ricerca. “Per quanto riguarda il centrodestra – continua Piepoli – c’è solo una differenza rispetto a Ispo: a me risulta che Fli si assesti attorno al 3,5%, ma la mia ultima ricerca è stata effettuata prima della convention di Bastia Umbra in cui, per la prima volta abbiamo visto il simbolo di Futuro e libertà con scritto sopra il nome di Fini”. Secondo il sociologo, avere inserito il nome del leader sul marchio ha fatto guadagnare alla nuova formazione almeno due punti percentuali. “E nei sondaggi il 5-6 per cento non è così diverso dall’8”. Per quanto riguarda l’emorragia di consensi in atto nel Pdl, Piepoli non ha dubbi: “Gli ultimi scandali che hanno coinvolto Berlusconi gli hanno alienato i consensi di due milioni di famiglie. E i numeri di Mannheimer dimostrano che nell’elettorato di centrodestra è in corso una migrazione verso i finiani”. E sul partito di Gianfranco Fini si concentrano le attenzioni di molti italiani. Non solo: secondo l’80% dei partecipanti al sondaggio odierno di Sky Tg24 il leader di Fli deve sfiduciare il governo in Parlamento. Il dato è rilevante: Berlusconi vuole spingere Fini a far cadere il Governo ritenendo che questo possa penalizzare alle urne Fli, invece parte dell’elettorato vedrebbe il passo del presidente della Camera come un gesto coraggioso da premiare con il voto. Secondo Piepoli “c’è una consapevolezza diffusa che la situazione dell’esecutivo si è molto deteriorata. Ma nel caso si votasse sarebbe ancora una volta il centrodestra a vincere”.

Certo è che il calo di voti è continuo. Un lento calo in due anni. Nel 2008 il Pdl tornava al governo con il 37,4 % alla Camera, il 38,2% al Senato. Solo dopo un anno, alle elezioni europee di giugno, il partito del predellino scendeva di circa tre punti al 35,3%, a scapito della Lega, che aumentava.

Il calo più netto è avvenuto nel corso dell’anno delle polemiche tra il leader, Silvio Berlusconi, e Gianfranco Fini. Cinque punti persi tra il giugno 2009 e l’agosto 2010, dopo l’estate dell’appartamento di Montecarlo e prima della creazione ufficiale di Futuro e Libertà per l’Italia. Da allora, sempre stando ai sondaggi dei principali istituti italiani, si registra una discesa di circa tre punti.

In totale, considerando il periodo dalle elezioni del 2008 a oggi, il calo è di quasi dieci punti.

Stando alle intenzioni di voto raccolte dalla Ipsos per Ballarò, nella ricerca pubblicata il 15 settembre scorso il Pdl era a 29,40%, mentre nell’ultimo dell’11 novembre era a 26,50%. Euromedia, nelle statistiche per Porta a Porta, ha rilevato che a metà settembre il partito di Berlusconi era al 32%, mentre nella prima settimana di novembre si attestava tra il 29 e il 31%. Più netto il calo notato da Crespi, l’ex sondaggista del premier, nei suoi sondaggi per “Generazione Italia” segnala un calo di quattro punti percentuali: dal 30 registrato il 26 agosto, al 26% del 12 novembre. Per la Swg il Pdl aveva, in media, il 37,4% alle elezioni politiche del 2008, 35,3% alle europee 2009. Poi, da luglio, le intenzioni di voto per il partito calano sotto il 30%: 29,5 a luglio, 26,5 il 20 ottobre e infine il 24 per cento al 4 novembre.

Insomma, l’unico dato comune a tutti i sondaggi è il forte calo del Pdl. Dato in discesa libera, ormai alla frutta. Tanto che, secondo Piepoli, “se il Pd si sveglia e candida Nichi Vendola può battere il premier”.

di Lorenzo Galeazzi e Davide Vecchi