La terra frana, gli sfollati aumentano, la gente muore e la procura spicca i primi quattro avvisi di garanzia per omicidio e disastro colposo. Succede proprio questo, a Massa, da una settimana a questa parte. Sono bastati due giorni di pioggia intensa per uccidere tre persone in questa zona della Toscana: Aldo Manfredi, il camionista di 49 anni morto sotto la frana a Mirteto, la maestra elementare Nara Ricci e il figlioletto di due anni e mezzo Mattia, uccisi dallo smottamento di Lavacchio nella loro camera da letto. Una situazione, quella di Massa, che contribuisce alla rappresentazione di un Paese abbandonato a sé stesso. Ieri anche il presidente Napolitano ha chiesto maggior rispetto delle regole per evitare che l’incuria, unita al maltempo, provochi danni e sciagure: “Spesso – ha detto il presidente – gli uomini pensano a quello che serve loro sul momento, e non alle conseguenze. Quindi tendono a non rispettare le regole”. E anche in questo caso il sospetto che l’attività di vigilanza e prevenzione sia stata quantomeno approssimativa si fa sempre più concreto.

Un po’ di numeri. Complessivamente il numero degli sfollati nella provincia di Massa Carrara, da domenica 30 ottobre ad oggi, sale a 196. La causa? Piogge insitenti che hanno “infiltrato” un terreno – a detta di tutti – estremamente fragile. I politici, per primo il sindaco Roberto Pucci (lista civica di sinistra), hanno spiegato che si tratta di un problema che si trascina da tempo e che il Governo ha tagliato i fondi. Di fatto a Massa il primo piano regolatore è del 1980 e da allora sono stati sanati dodicimila edifici. Una situazione al limite, già “ereditata” secondo Pucci, che però ha convinto il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi a lanciare un segnale ben preciso. “Non si dovrà più costruire in Toscana se non ci sono le condizioni di sicurezza o se queste non sono ripristinate”. Detto in altri termini: per otto mesi, nelle zone colpite quest’anno e nel 2009, ci saranno soltanto verifiche e interventi urgenti.

Ben strano però, ragionano ad alta voce gli inquirenti che stanno facendo luce sui lavori di messa in sicurezza di quelle zone. La Procura di Massa ha infatti spiccato quattro avvisi di garanzia per la frana di Mirteto, dopo che nel 2009 l’amministrazione comunale aveva autorizzato i lavori di somma urgenza nella stessa zona in cui ha perso la vita l’autotrasportatore Manfredi, il cui funerale si è tenuto in forma privata nella parrocchia della zona per volontà della famiglia che voleva protestare contro la giunta Pucci. L’inchiesta, questa inchiesta, è alle prime battute ma viaggia spedita: sul registro degli indagati sono già finiti l’ingegnere comunale Andrea Bontempi, funzionario del settore mobilità e protezione civile, il geometra comunale e tecnico del settore mobilità Carlo Mariani, e due soci di una ditta edile di Marina di Carrara. Ma ai consulenti nominati dai pm si chiede «se gli interventi di consolidamento effettuati nel corso del 2009 — determinati da un primo evento alluvionale — siano stati progettati ed eseguiti secondo le regole dell’arte e in particolare se gli interventi di consolidamento fossero conformi alle caratteristiche geotecniche e idrogeologiche del terreno». Non solo: i magistrati vogliono anche sapere se quei lavori «possano aver contribuito, anche come concause, alla determinazione del nuovo evento franoso». Lavori che furono fatti dopo il crollo di Mirteto del 2009.

Il punto è che la squadra mobile, una volta entrata in azione, non ha trovato negli uffici comunali alcuni documenti di quel cantiere autorizzato con i lavori di somma urgenza: mancano infatti il progetto, la relazione tecnica e la relazione geologica. Eppure durante le acquisizioni in Comune, la squadra mobile ha preso svariati documenti compreso l’atto «interprocedimentale» del 23 ottobre 2009, quello che, a firma dell’Ufficio tecnico, dice che i lavori in quella zona, effettuati dalla ditta dopo la frana del 2009, erano stati fatti a regola d’arte. E si punta sul verbale di consegna dei lavori di somma urgenza, datato 18 maggio 2009, nel quale si legge che il Comune spendeva 297.437 euro per «l’esecuzione di palificata di circa 30 metri, per una lunghezza di 12 metri, e l’esecuzione di tiranti di ancoraggio». Così come lo stesso Comune aveva autorizzato, a firma del sindaco Pucci, l’ordinanza di revoca di inagibilità di quelle case sfollate un anno fa. A dodici mesi di distanza, però, Manfredi è morto.

Parallelamente i carabinieri della Compagnia di Massa, coordinati dai pm Rossella Soffio e Federico Manotti, sono andati in Provincia, dove hanno preso gli atti relativi ai lavori effettuati sulle strade provinciali negli ultimi cinque anni e le osservazioni sul piano di assetto idrogeologico non ancora approvato. Hanno raccolto anche le lettere dei cittadini che segnalavano, in passato, i disagi nelle zone colpite dalla frana. Il sindaco Pucci ha sostenuto che di quegli esposti non sa nulla.

Ma la politica si divide. Il Pdl spara a zero contro il primo cittadino e pure il Pd, che a Massa è all’opposizione, non è da meno. Il segretario del Pd di Massa, Cesare Ugolotti, chiede come mai “il sindaco e il vicesindaco invece di rassicurare la città che questa strage di innocenti non fermerà l’iter dell’approvazione del piano strutturale, non chiedono scusa alle famiglie delle vittime delle frane ammettendo la loro responsabilità?”. Intanto la Procura indaga.

di Nando Martelloni