Hanno voluto esserci e manifestare la loro solidarietà ai sei immigrati che da una settimana vivono su una gru a 35 metri d’altezza, nel cantiere della metropolitana di Brescia. Ma hanno voluto anche manifestare la loro solidarietà in favore di altri nove immigrati saliti due giorni fa sulla torretta “Carlo Erba” di via Imbonati a Milano. Due proteste che hanno in comune un unico obbiettivo: denunciare la mancata regolarizzazione di coloro che hanno fatto domanda più di un anno fa per ottenere un permesso di soggiorno che non è ancora arrivato.

A Brescia erano almeno 6.000 coloro che sono scesi in piazza per i permessi di soggiorno, contro la clandestinità, il lavoro nero e la precarietà. Tanti immigrati, ma anche tanti cittadini ed esponenti della società civile. Tra tutti, gli operai e i lavoratori della Fiom, perché come ha sottolineato Giorgio Cremaschi presente al corteo con un drappello di lavoratori della Ise: “Le lotte sindacali non hanno frontiere né di razza, né di colore della pelle, né di religione”. E ha aggiunto: “I sei ragazzi saliti a Brescia sulla gru, e i nove loro amici di Milano, sono ragazzi eccezionali, e noi della Fiom siamo qui per difendere i loro diritti. Questi immigrati con l’ultima sanatoria, hanno subito una vera e propria truffa da parte dello Stato italiano. Prima si sono chiesti loro i soldi per regolarizzarli, poi le loro domande sono state respinte, senza nemmeno restituirgli i soldi”. Riferendosi poi a quanto dichiarato dal vice sindaco leghista Fabio Rolfi che aveva auspicato una soluzione della vicenda non certo morbida con quel “Adesso basta! Facciamoli scendere prendendoli per fame e per sete”, il leader della Fiom ha così replicato: “Vorrei che Rolfi si trovasse nell’America degli anni’50, nero e circondato da componenti del Ku Klux klan“.

Il corteo, ha sfilato pacificamente per le vie del centro, partendo poco dopo le 15.30 da piazza della Loggia, una piazza simbolo per tutta la città, poi verso le 16.00, il corteo è arrivato proprio sotto la gru davanti al cantiere della metropolitana in piazza Cesare Battisti. Arun, Jimmy, Rachid, Sajad e Singh, i sei ragazzi, che da una settimana riceveno tanti gesti di solidarietà da una città che non è certo rimasta indifferente, sono stati salutati da applausi e da cori commossi. Tante le voci nel corteo per denunciare la situazione nella quale versano decine e decine di migliaia di immigrati costretti alla clandestinità. Tra queste ne riportiamo alcune: “La protesta di quest’oggi- ci dice Rachid, 30 anni – nasce dalle profonde ingiustizie cui ci condanna lo Stato italiano. Siamo costretti al lavoro in nero, sfruttati e senza diritti, condannati alla clandestinità. La legge Bossi-Fini non ci consente di poterci regolarizzare e condanna tanti di noi che lavorano onestamente, alla clandestinità e alla marginalità sociale”. Mohammad un altro immigrato che ha guidato la protesta di queste settimane aggiunge: “La sanatoria del 2009 poteva aiutare molti di noi che lavorano onestamente, ma è stata concepita proprio per non consentirci di uscire da una situazione di clandestinità forzata. Siamo esasperati ma non ci pieghiamo ai ricatti di chi ci tratta come gli animali”.

di Leonardo Piccini