Gli scandali potrebbero essere una “vendetta della malavita”. E’ uno dei passaggi chiave dell’intervento alla direzione nazionale del Pdl di Silvio Berlusconi. Per lo più incentrato sulla difesa dell’esecutivo e su Futuro e Libertà.

Dopo mesi di braccia di ferro con Gianfranco Fini, Berlusconi ha ceduto. L’intervento alla direzione nazionale del Pdl è un riconoscimento politico a Futuro e Libertà. Su tutta la linea. Il premier si è persino spinto a proporre un patto di legislatura per arrivare alla fine naturale del Governo.  L’esecutivo tecnico è lo spettro che il Cavaliere più teme. Lo dice con chiarezza, attaccando però sempre e solo il centrosinistra, l’opposizione e si “giochi di palazzo”. A Fini non rivolge alcun attacco né critica. Anzi, ne riconosce l’entità politica “di movimento o partito”, la “dialettica interna e la democrazia nel Pdl”  che ora c’è, come richiesto dal presidente della Camera ben prima di fuoriscire per dare vita a Futuro e Libertà e gli attribuisce un ruolo fondamentale per il governo: se Fli ritiene conclusa l’esperienza lo dica subito e si torni al voto. Ma dei finiani il premier se ne occupa alla fine dell’intervento.

Nei passaggi precedenti ce n’è un altro di assoluto rilievo. Riferendosi agli scandali che lo stanno coinvolgendo nell’ultima settimana (dal caso Ruby all’escort di Reggio Emilia Nadia Macrì) secondo Berlusconi potrebbe esserci la “vendetta della malavita“. Ipotesi già formulata nel settembre 2009, a seguito del caso D’Addario, dal leader della Lega, Umberto Bossi. Penso, disse il senatùr, “che tutto sia stato messo in piedi dalla mafia”. Oggi il premier ha ribadito il concetto: “Per la prima volta si profila la possibilità di sconfiggere per sempre la piaga della mafia e della criminalità organizzata. I colpi che infliggiamo ci fanno dire che nessuno oggi può eslcudere che alcune cose che accadono siano vendette della malavita”.

Un passaggio “nascosto” tra l’elenco dei risultati raggiunti dal governo di cui “i media non parlano mai”. Secondo Berlusconi, infatti, esistono due realtà, dice: “Una realtà vera, quella del nostro governo e del fare, che i media ignorano totalmente. E c’è la realtà virtuale dell’antiberlusconismo cucinato in tutte le salse, ed è questa realtà virtuale che i media prendono in considerazione. Difendersi caso per caso non ha senso. In quale altro paese del mondo un premier deve difendersi da attacchi strumentali, ricevuti quotidianamente in questi due ultimi anni?”. Dai giornali alla magistratura all’opposizione il passo è breve.“Mi attaccano in modo indegno e abietto, ma vogliono che sappiano che le campagne di fango fondate sulla menzogna non mi fermeranno”. Se mi lasciassi fermare, ha proseguito, “tradirei la fiducia degli italiani, significherebbe anteporre alla sovranità del popolo un primato anomalo, mi riferisco al primato di quei poteri che per interessi di casta e personali” sfruttano teoremi “costruiti ad arte in alcune procure”, poteri consolidati che ”ripetono come un ritornello all’unisono che il governo non sta facendo niente e che stiamo dimenticando gli interessi del Paese”.

Il premier ha introdotto il suo intervento sottolineando la “democrazia che c’è nel Pdl”, ha detto. “Lo stato generale del partito che è la democrazia del partito, ieri sera ha assorbito una mia proposta di sempre e che cioè da qui in avanti si faccia una direzione nazionale almeno una volta al mese, la riunione dei gruppi una volta ogni 15 e che si proceda alle iscrizioni per arrivare a un milione di iscritti: noi arriveremo di sicuro a questo obiettivo, in modo da tenere congressi comunali provinciali e locali”. C’è “così tanta democrazia nel nostro movimento, che per ben sette volte, le ho contate, mi sono adeguato a decisioni assunte dalla maggioranza nell’Ufficio di Presidenza e che io non condividevo”. Quindi “più democrazia di così si muore”.

L’intervento è poi arrivato a Futuro e Libertà. “Se  ritiene esaurita l’esperienza di questo governo e non intende andare avanti lo deve dire con chiarezza e lo deve dire subito. Noi siamo pronti a raccogliere la sfida e ad andare subito alle urne. Se invece c’è la volontà di andare avanti con questo governo nel rispetto del nostro programma e nella lealtà nei confronti dei nostri elettori allora siamo pronti, insieme alla Lega e Bossi, a siglare un patto di legislatura”. L’Italia non ha bisogno “di un governo tecnico che vorrebbe dire un rovesciamento della democrazia, quindi ai signori della sinistra ripeto: se volete archiviare Berlusconi dovete chiederlo al popolo, non potete farlo con una congiura di palazzo. E non potete farlo perché gli italiani non ve lo permetterebbero”. Secondo Berlusconi, inoltre, la crisi adesso “sarebbe un atto di autentica irresponsabilità, che il Paese e gli italiani non capirebbero”.