“Durerà il tempo di una stagione”, dissero gli ex alleati di Gianfranco Fini quando il presidente della Camera, prima dell’estate, lanciò Futuro e Libertà. Passata la stagione, Fli sta crescendo ovunque in Italia a ritmi politicamente prima mai visti e a sfaldarsi, giorno dopo giorno, è quel Pdl che da grande partito di maggioranza si ritrova ora ai minimi storici di Forza Italia. In picchiata libera verso l’azzeramento territoriale.

Ovunque perde pezzi. E perde pezzi sempre più ampi e importanti. Dalla Lombardia, dove Manfredi Palmeri (presidente del consiglio comunale “benedetto” dal presidente del Consiglio in persona come uno dei giovani più promettenti) è ufficialmente passato a Fli, alla Sicilia dove il ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, volerà a fine mese per sostenere il nuovo movimento di Gianfranco Micciché. Lei che già in Campania sostiene il governatore Stefano Caldoro, in aperto contrasto con il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Sempre in Campania, la crisi del Pdl ha coinvolto anche Benevento dove 10 consiglieri su 14 sono passati a Fli, guidata dal presidente dei senatori di Futuro e Libertà, Pasquale Viespoli che qui è stato sindaco. C’è poi la Toscana, con la crisi dell’estate aperta in contrasto con il coordinatore Denis Verdini e capitanata dall’ex fedelissima Deborah Bergamini.

Silvio Berlusconi sta cercando di arginare la frana, ma la situazione nel Pdl è talmente logora che il premier deve persino preoccuparsi di tenere a sé i coordinatori. Neanche chi è stato troppo coinvolto nel progetto sta infatti cercando di abbandonare la nave prima che vada a fondo. Ignazio La Russa, ad esempio, ha espresso la volontà di costituire un gruppo autonomo alla Camera insieme a Maurizio Gasparri. C’è voluto un incontro ad Arcore, durante la convalescenza del premier, per far compiere un passo indietro al titolare della Difesa. Che però assiste inerme allo sgretolarsi di quello che fu il suo feudo: la Lombardia. Dopo i casi di Milano, Varese, Brescia e Bergamo anche in provincia di Como 12 consiglieri (su 24) è uscito dal Pdl per fondare un gruppo a parte: Autonomia comasca. Al coordinamento lombardo si dà in partenza anche il ministro Mariastella Gelmini, abbandonata a se stessa nell’affrontare le conseguenze della riforma scolastica voluta dal premier.

L’esodo sembra appena iniziato. Le file dei larussiani si stanno assottigliando sempre più. Molti tornano all’ex segretario di Alleanza Nazionale, confluendo apertamente in Fli; altri puntano a un’uscita indolore dal Pdl, progettando di cambiare semplicemente cavallo all’ultimo momento: snodo chiave saranno le comunali di Milano.

Il sindaco Letizia Moratti, espresso dal Pdl, dovrà vedersela con uno tra i quattro candidati alle primarie, in programma per il 14 novembre, del Partito Democratico: Stefano Boeri, Giuliano Pisapia, Valerio Onida e Michele Sacerdoti. Pezzi “dissidenti” del Pdl stanno lavorando affinché a vincere sia Pisapia e non Boeri, dato per vincente e ufficialmente sostenuto dal Pd. Se il 16 novembre, giorno in cui si conosceranno i risultati definitivi, dovesse prospettarsi una corsa alla poltrona di sindaco tra Moratti e Pisapia, arriverebbe il terzo contendente: Gabriele Albertini. Che avrebbe vittoria facile.

Alla candidatura dell’ex sindaco da mesi ormai stanno lavorando diverse anime politiche. Il nucleo centrale è rappresentato da ex uomini di fiducia della Moratti, delusi dalla gestione dell’ex ministro dell’Istruzione e fiduciosi in un rinnovamento; i vertici di Futuro e Libertà, compreso lo stesso Gianfranco Fini, che ha incontrato oggi a Milano l’ex sindaco; gli esponenti del Pdl espressione della società civile, disillusa dalle promesse tradite di Berlusconi; importanti pezzi del Partito Democratico che, una volta perduto il “cavallo” Boeri, ripiegano sulla sconfitta della Moratti più che di una vittoria del proprio candidato. Secondo indiscrezioni ad Albertini sarebbe già arrivato il sostegno di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.

Al progetto stanno attivamente lavorando, fra gli altri, Maurizio Sacconi e Massimo Cacciari. Il cartello “Verso Nord”, realizzato dal filosofo ex sindaco di Venezia, è direttamente coinvolto nel “progetto Albertini”. In un’intervista a l’Unità, Cacciari ha messo nero su bianco i punti cardine della nuova stagione post-Pdl. “Si cerca di parlare con la gente di buona volontà”, ha detto, ribadendo che “destra e sinistra non esistono più” e l’obiettivo è quello di “conquistare consensi”.

Albertini temporeggia, ma chi lavora con lui racconta di un uomo pronto a impegnarsi nuovamente per la sua città e soprattutto arrabbiato. Con la Moratti e con lo stesso Berlusconi. Al premier, che lo ha chiamato a fine luglio, Albertini ha detto chiaramente tre cose: Ha ragione Fini, nel partito non ci si può confrontare, manca il dialogo; sono temi che vanno affrontati se vogliamo andare avanti; al momento sono pentito di aver preso la tessera del Pdl. Berlusconi lo ha invitato a raggiungerlo ad Arcore. L’ex sindaco ha risposto: “Sto partendo per le vacanze, richiamami dopo metà settembre”. Telefonata non ancora pervenuta. E oggi Albertini incontra Fini, a Milano per lanciare Futuro e Libertà. Nella stessa città dove nel ‘900 nacquero i Fasci di Combattimento di Benito Mussolini,  il socialismo di Bettino Craxi, e infine, Forza Italia.  Ma anche dove Mussolini e Craxi, e adesso forse Berlusconi, in un modo o nell’altro, hanno trovato la loro fine.