Il caso di Juan Williams irrompe nella campagna elettorale di midterm. Tutti i principali show televisivi del sabato hanno dato rilievo alla storia di questo ex-giornalista del Washington Post, sino a tre giorni fa commentatore politico per NPR e Fox News Channel. Tre giorni fa è però successo qualcosa. Durante una delle trasmissioni più conservatrici di Fox, “The O’Reilly Factor”, Williams ha spiegato: “Non sono bigotto, ma ogni volta che mi imbarco su un aereo, e vedo un musulmano, divento nervoso”. La dichiarazione non è piaciuta alla presidente di NPR, Vivian Schiller, che ha licenziato il giornalista. Le sue dichiarazioni sarebbero in contrasto “con gli standard editoriali di NPR”.

Lo scontro tra liberal e conservatori esce dunque dal terreno strettamente politico, e si riflette nel mondo dei media. Se Fox News è la culla del conservatorismo più radicale ed esibito, NPR è la radio che ha educato intere generazioni di progressisti (Reagan la chiamava, con disprezzo, “Radio Managua sul Potomac). Dietro lo scontro culturale, si profila quello economico. Fox appartiene alla News Corporation di Rupert Murdoch. NPR, finanziata con soldi pubblici e privati, ha negli ultimi anni trovato un magnate illuminato e generoso in George Soros, che ha appena trasferito alla radio 1,8 milioni di dollari (Soros ha anche offerto un milione a Media Matters, un istituto di ricerca, per “smascherare le informazioni false e tendenziose di Fox News”).

Il licenziamento di Williams ha già scatenato le truppe della destra americana. Per tutto il week-end si sono succedute dichiarazioni di Sarah Palin, Glen Beck, Rush Limbaugh e Bill O’Reilly. Obiettivo privilegiato delle invettive, NPR e i progressisti, la loro ipocrisia e cattiva coscienza, l’ergersi a paladini dei diritti e poi conculcare il diritto di parola di Juan Williams. “NPR non dovrebbe ricevere i soldi dei contribuenti se si comporta come una radio privata e intollerante”, ha detto Sarah Palin, chiedendo l’intervento del presidente Obama. Mike Huckabee, l’ex-candidato alla presidenza, è andato più in là. Secondo Huckabee, con il suo omaggio al “politicamente corretto”, a quello che si può o non si può dire sui musulmani, NPR avrebbe infranto il Primo Emendamento e quindi “il Congresso dovrebbe bloccare i finanziamenti”.

Il riferimento al “politicamente corretto” di Huckabee, repubblicano dell’Arkansas, ministro battista, rappresentante di un’America rurale e profonda, non è casuale. In tempi di Tea Party, di populismi esibiti e di reazione contro le élites, la vicenda di Williams si è trasformata nel lamento collettivo dell’America del buon senso, della tradizione, dell’anima bianca, cristiana, proletaria, che si sente disprezzata e privata del suo diritto di parola dalle truppe del “politicamente corretto” barricate nelle città della East e della West Coast. “Non ci fanno dire quello che è davanti agli occhi di tutti – spiegava Dolly Winthrop, cittadina del Nevada, scesa a una riunione del Tea Party di San José, California. “I musulmani sono una minaccia per l’America. Possono dire quello che vogliono, ma Williams ha ragione”.

Come in tante altre parti del mondo occidentale, il disagio economico si trasforma in frustrazione culturale e in voglia di rivalsa sociale. Come in tante altre parti del mondo occidentale, è la destra a farsi apparente rappresentante della voglia di rivalsa, e di “parlar chiaro”, delle classi popolari. “NPR e i liberal esibiscono il loro disprezzo antiamericano”, ha spiegato Newt Gingrich, ex-speaker della Camera, uno dei repubblicani più legati alle élites dei think-tank conservatori. E come in altre parti del mondo occidentale, i temi dei valori, della cultura, attutiscono e offuscano tensioni di classe e interessi. Chi sicuramente non ha visto danneggiati i propri interessi, in tutta questa storia, è proprio lui, Juan Williams. Licenziato in tronco da NPR, ha già firmato un contratto in esclusiva, per due milioni di dollari, con Fox News.

di Roberto Festa

Un collaborazione Il Fatto e Dust