Hanno passato tre giorni su un tetto di una delle zone più glamour di Milano. Erano in sette gli autonomi del centro sociale “Bottiglieria Okkupata” di via Savona 18 che giovedì, quando la polizia ha fatto irruzione nello stabile, hanno deciso di resistere rimanendo sulle tegole pericolanti. Due di loro sono scesi tra ieri e questa mattina e sono stati denunciati per occupazione abusiva, gli ultimi cinque intorno alle 18 di questa sera. I quaranta ragazzi residenti nella casa si erano stabiliti lì quattro mesi fa dopo lo sgombero dal Lab Zero voluto da Riccardo De Corato, il vicesindaco di Milano impegnato in una caccia senza sosta agli spazi degli autonomi. Nella casa vivevano circa 40 persone. Parliamo con uno dei giovani appena sceso dal tetto. Vuole rimanere anonimo e parlare a nome del collettivo.

“C’è stata una trattativa del corteo con la polizia che non ne poteva più”, spiega. “Da tre giorni li tenevamo impegnati su questo fronte. Volevamo resistere sul tetto per tenere la casa, ma il dispiegamento delle forze era massiccio ed era impossibile pensare di farcela. Ne abbiamo parlato con chi era fuori, via cellulare, abbiamo deciso tutti insieme. Complice anche la stanchezza, abbiamo deciso di scendere. Ma siamo riusciti a tenere in scacco una forza così numerosa attraverso l’azione di resistenza e mobilitazione”.

Quando siete scesi vi hanno identificati?
No, a differenza dei due ragazzi scesi prima di noi.

Quale era l’atmosfera sul tetto?
Tranquilla, si era formato un bel gruppo, stavamo bene. Anche se era pericoloso rimanere lì, eravamo determinati a rimanere.

Parliamo dei vicini della Bottiglieria. Da quanto si legge sui giornali alcuni si lamentavano di voi, altri esprimevano solidarietà.
Sì, c’erano due gruppi. Una parte dei residenti ci è stata accanto anche durante lo sgombero. Chi era contro erano soprattutto i proprietari di negozi e palazzi della zona che si lamentavano per la possibile svalutazione economica. Alcuni di loro hanno anche aperto alla polizia per filmarci.

E adesso chi abitava nella Bottiglieria dove andrà?
Per ora a casa di amici, ma non possiamo andare avanti per molto. Siamo senza casa. Tanti hanno i genitori lontani. Altri, per scelta o per necessità, non vogliono tornare.

Per la maggior parte della società civile, specie a Milano, i centri sociali rappresentano spazi di illegalità dove si contribuisce al degrado anziché allo sviluppo di luoghi di aggregazione.
La Bottiglieria, nei suoi quattro mesi di vita, ha cercato di distaccarsi il più possibile dagli stereotipi. Volevamo slegarci dall’estetica dei rivoltosi, creare un luogo di incontro, dove era possibile sperimentare la collettività e favorire processi di incontro reale.

Un’altra obiezione che ricorre nel caso degli sgomberi. Se tutti pagano l’affitto, perché voi dovete essere l’eccezione?
In questa città la speculazione è imbarazzante. Esistono migliaia di appartamente lasciati appositamente sfitti dai proprietari per mantenere alti i prezzi. Noi diciamo che è legittimo occupare questi spazi e farli vivere.

Dopo l’assedio dei tre giorni come cambia il vostro rapporto con De Corato?
La distanza si riconferma, lo scontro politico è totale. Non vediamo possibilità di dialogo.

E’ stato scritto dai giornali che lo sgombero di questo giorni era per impedirvi di scendere a Roma con la Fiom.
Non lo so. Penso che sia piuttosto legato al desiderio di organizzarsi dei giovani e degli immigrati, un bisogno che in città sta crescendo. Scusa, sono stanco. Vado a dormire.