“La valle c’è” dice lo striscione che apre la manifestazione No Tav. Per dimostrarlo sono arrivati in tanti, da tutta la Val Susa. Partenza da Vaie alle 14.30. Per una marcia di tre ore fino al comune di Sant’Ambrogio, attraverso Chiusa. Una protesta contro il progetto della linea ad alta velocità Torino-Lione che ha portato in strada 50mila persone per gli organizzatori, 30mila per le forze dell’ordine. “Siamo in tanti – dice Alberto Perino, uno dei leader del movimento No Tav – e comunque abbastanza per smantellare qualsiasi cantiere pensino di aprire sul nostro territorio”.

In testa al corteo 22 trattori con le bandiere gialle della Coldiretti e i cartelli con scritto: “Fermare il consumo di terreno”. Dietro sfilano gli amministratori locali: Sandro Plano, presidente della Comunità montana di Val Susa e Val Sangone, insieme a 24 sindaci della zona. Delusi dalla discussione con le istituzioni al tavolo dell’Osservatorio sulla Tav, sono tornati in strada insieme ai movimenti. C’è anche Nilo Durbiano, il sindaco di Venaus: nel 2005 era in prima fila nella rivolta degli abitanti che, dopo gli scontri con polizia e carabinieri, si erano ripresi i terreni destinati ai cantieri per gli scavi esplorativi. Durbiano è qui nonostante il suo partito, il Pd, non condivida la protesta: “Nei democratici c’è dialettica a livello di direzione nazionale, è normale che ci sia anche a livello locale. Il no all’alta velocità era nel mio programma elettorale”. Come ha chiesto il segretario piemontese Gianfranco Morgando, nessun simbolo del Pd spunta però tra le tante bandiere bianche con la croce rossa sulla locomotiva stilizzata dei comitati No Tav.

Tra i manifestanti c’è il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Davide Bono, che parla di opera inutile: “Non ci sono esigenze di trasporto merci tali da giustificare un progetto del genere. Anzi, con la crisi i volumi di traffico sono addirittura diminuiti”. L’unico politico nazionale in marcia è Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, che dice: “Realizzare la Tav è un enorme spreco di denaro pubblico. Con gli stessi investimenti si potrebbero dotare tutte le scuole di pannelli solari”.

Le montagne lungo la valle hanno le cime nascoste da nuvole basse. Sembra quasi che prima o poi debba iniziare a piovere. Ma questo non scoraggia le persone in strada. Camminano parallele alla ferrovia: quando il treno passa e fischia in segno di solidarietà con chi protesta, qualcuno batte le mani. Questo treno piace, non è uno di quelli veloci che qua nessuno vuole. Inquinamento per i camion diretti ai cantieri, alti costi, danni all’ambiente e alla salute. Queste le lamentele più frequenti. Il nuovo progetto definitivo reso pubblico ad agosto non ha convinto. C’è più gente rispetto alle ultime iniziative di protesta: “Quando brucia il fuoco sotto il sedere, si muovono le chiappe”, commenta con un’amica Valeria, 50 anni di Condove.

Angiolino, 66 anni, viene da Bussoleno. Ha in mano un campanaccio che sbatte con forza: “Le nostre mucche non avranno più prati per mangiare – dice -. Si ciberanno di cemento, se costruiranno la nuova linea”.

Sei anni e un monopattino, anche Gabriele ha il suo cartello: la scritta “No Tav” l’ha fatta lui con i pennarelli, ma non sa bene perché. “Ce l’hanno anche gli altri”, si giustifica. Non sembra preoccupato. Per i bambini si preoccupano i più grandi. “Voglio lasciare una valle ai miei figli. Per me cambia poco, visto che quando la Tav sarà terminata avrò una certa età”, dice Giuliano, veterinario quarantenne di Borgone Susa, in sella a un cavallo. Il suo non è l’unico animale della manifestazione. C’è anche Josefin, un asino con la bandiera di Legambiente sul dorso che va dietro al suo padrone. E poi ci sono le mucche che quando la marcia è finita passano davanti al palco, dove gli organizzatori stanno facendo il discorso finale. Con i campanacci ricordano il suono della transumanza e coprono per pochi minuti le parole di chi è sul palco. Parole che fanno una promessa. La valle continuerà a esserci. E senza Tav.