Sono cominciati ieri i primi voli direzione Bucarest. Rigorosamente solo andata: i rimpatri dei rom presenti sul territorio francese, volontà di Nicolas Sarkozy. Sono già rientrati in settanta. Oggi se ne andrà un centinaio. E nei prossimi giorni altri voli sono previsti. Il programma voluto da Parigi è organico, metodico, strutturato.

Le ruspe irrompono, con polizia al seguito, nei campi nomadi. Famiglie di rom (con la loro distesa di roulotte) bussano alle porte dei municipi, per trovare nuovi insediamenti. Altre girovagano per la Francia o varcano le frontiere, in direzione dell’Italia soprattutto, per cambiare aria, giusto un poco, e ritornare fra qualche mese, il tempo che si calmino le acque. La caccia ai rom sta creando non pochi problemi. E polemiche su polemiche. A lungo la Romania era rimasta muta, forse per rispetto nei confronti di un alleato «di peso», da sempre. Fino all’annuncio dei primi voli: a quel punto Teodor Baconschi, ministro rumeno degli Esteri, non ce l’ha fatta più. Ha reagito, praticamente sbottato. Lui, che a dire il vero in patria qualche mese fa era stato accusato di razzismo per alcune considerazioni sulla delinquenza fra i rom, ha puntato il dito contro Parigi. «Esprimo i miei timori – ha detto – per i rischi di derive populiste in Francia e di reazioni xenofobe». Secondo lui Bucarest, Parigi e la Commissione eurpea devono cooperare “senza cedere a febbri elettoralistiche”. Riferimento chiaro a Sarkozy. E’ il presidente in persona ad aver annunciato il programma anti rom alla fine di luglio. Entro tre mesi, aveva detto in quell’occasione, la metà dei 600 campi nomadi creati sul territorio francese saranno smantellati. Sta mantenendo la promessa: ne sono già stati fatti fuori oltre settanta. Ed entro la fine di agosto almeno 700 rom dovrebbero essere rimpatriati in Romania e, in minima parte, in Bulgaria.

Perché tanta agitazione in piena estate? La ragione è semplice: Sarkozy è ai minimi storici nei sondaggi. E già pensa con ansia alle prossime presidenziali, nel 2012 (“le febbri elettoralistiche” appunto). Quale modo migliore per risalire la china nei sondaggi se non assecondare la naturale ossessione per la sicurezza del francese medio? Un sondaggio dell’Ifop di pochi giorni fa gli ha dato ragione: il 79% dei francesi appoggia la nuova battaglia del nostro (il 60% tra chi vota a sinistra). E questo nonostante tutti, ma proprio tutti (perfino alcuni esponenti dell’Ump, il partito di centro-destra, lo stesso di Sarkozy) siano convinti che l’iniziativa del presidente non servirà a nulla.

La maggior parte dei rom se ne va su base volontaria, in cambio di un contributo dello Stato francese (300 euro per adulto, ma la quota in molti casi aumenta fino a mille euro o anche oltre). Il viaggio, solo andata, è pagato. Ma loro, i rom, dopo poche settimane, se ne ritorneranno in Francia via terra. E’ già accaduto l’anno scorso, nel caso di iniziative simili. Altri, che non vogliono andarsene, non si fanno trovare al momento degli sgomberi. Se ne vanno in giro per la Francia. Stanno arrivando numerosi nei campi nomadi del Piemonte, affollati ora da auto con targa francese. Per aspettare che Sarkozy faccia il suo show. Che risalga la sua quotazione. Intanto pure la Commissione europea si sta muovendo. “La Francia deve rispettare le regole relative alla libera circolazione dei cittadini Ue e ai loro diritti a stabilirsi dove vogliono”, ha detto un portavoce dell’Esecutivo comunitario. Il problema è che la Francia le regole le rispetta. Quelle regole (contorte, complicate, assurde) che Bruxelles ha partorito. Per cui Romania e Bulgaria sono entrate a far parte dell’Unione europea nel 2007, ma ancora per qualche anno sono sottoposte a diverse restrizioni. Secondo gli accordi bilaterali stipulati dai due Paesi con Parigi, i loro cittadini possono entrare liberamente in Francia, ma dopo tre mesi devono dimostrare di lavorare, studiare o avere i mezzi per mantenersi. I rom, ovviamente, non hanno niente di tutto questo. Entrano liberamente (come faranno dopo i rimpatri) e poi possono essere buttati fuori. «Quello che sta avvenendo a Parigi – ha sottolineato ieri Traian Badescu, presidente della Romania – dimostra che è necessario un programma d’integrazione dei rom a livello europeo».

Ma ritorniamo a Baconschi, il ministro rumeno degli Esteri. Ha richiamato alla calma, alla collaborazione per risolvere i problemi di inserimento dei rom, che sono reali, che li rendono scomodi. “Se continuiamo a scambiarci delle accuse o a criminalizzare a titolo collettivo dei gruppi etnici – ha aggiunto -, non andiamo da nessuna parte. Resuscitiamo solo spiacevoli ricordi storici”. Riguardo a Pierre Lellouche, sottosegretario francese agli Affari europei, che ha fatto una battaglia personale del tentativo di far slittare l’entrata della Romania nello spazio Schengen, prevista nel 2011, Baconschi ha detto che “il suo modo di vedere le cose è influenzato e reso limitato dalla propria circoscrizione elettorale, l’ottavo arrondissement di Parigi”. Il quartiere dei milionari. Degli hotel superlusso. Delle boutique più scintillanti. Il mondo visto da li’. Un mondo senza rom.