Rivolta nella notte al Centro identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano: undici feriti e un evaso di nazionalità algerina. In serata 18 immigrati, 17 dei quali nordafricani hanno tentato di evadere salendo sui tetti del Cie. La protesta ha provocato scontri con la polizia: sei agenti e cinque migranti sono rimasti contusi. Tre dei cinque immigrati contusi hanno riportato ferite agli arti inferiori nel buttarsi dal tetto per fuggire. Sono state inoltre distrutte alcune vetrate in tre settori del Cie.  Tutti gli stranieri coinvolti sono stati denunciati per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

Un mese fa nello stesso Cie di via Corelli c’era stata un’altra fuga: tre migranti erano riusciti a scappare e sette erano stati denunciati. Dopo un’ora di conflitti e lotte due cittadini maghrebini erano finiti in ospedale. Anche sei poliziotti e un militare dell’esercito erano rimasti contusi, nessuno in condizioni serie. Come durante la rivolta di questa notte, anche in quell’occasione, una trentina di migranti erano saliti sui tetti del Centro dopo aver distrutto l’impianto di allarme.

Sempre ieri sera a Gradisca d’Isonzo in provincia di Gorizia sono fuggiti dal Cie venticinque immigrati. Degli evasi otto sono stati bloccati nel giro di qualche minuto dalle forze dell’ordine; sei sono stati rintracciati stamani mentre altri undici continuano a essere ricercati da Polizia e Carabinieri.

”E’ un episodio grave, di cui speroche presto vengano chiarite le dinamiche, e non è purtroppo il primo dell’anno”, ha affermato Livia Turco, responsabile Immigrazione del Partito Democratico. “Credo che sia necessario approfondire le notizie sullo stato di vita all’interno dei Centri, soprattutto dopo che l’attuale governo ha prolungato a 180 giorni il periodo di permanenza degli immigrati che, è bene ricordarlo, vengono trattenuti non perchè abbiano commesso reati ma perchè non hanno i documenti di riconoscimento. Quando noi abbiamo voluto i centri di accoglienza, il periodo massimo consentito di permanenza, finalizzata esclusivamente all’identificazione delle persone, era di trenta giorni proprio per evitare le conseguenze di una permanenza troppo prolungata sulla vita dei migranti”. Per Livia Turco questi episodi dimostrano il fallimento delle politiche del governo in materia d’immigrazione.