Anche se sta in America non perde una battuta di quello che sta accadendo in Italia. Ascolta le radio su internet, legge i giornali su Internet, verga comunicati. A lui, Paolo Guzzanti – vicesegretario del risorto Partito Liberale – giornalista caustico, l’inventore della “puttanocrazia”, la vicenda della casa di Montecarlo pare un polverone senza costrutto: “Avete fatto male anche voi del Fatto a cavalcarla, questa storia: capisco l’interesse, la curiosità, ma una cosa è chiara: Fini se ne deve fregare”.

Senatore Guzzanti, si è appena svegliato e ha già scritto un comunicato?
Certo. Ho tenuto a ribadire che Napolitano non deve azzardarsi a sciogliere le Camere. Vedo che in modo pacato lo ha fatto già capire, ma è il principio fondante della Repubblica parlamentare. Finché c’è una maggioranza non si vota.

Lei sa bene che Berlusconi chiede di votare ogni giorno…

Una minaccia inefficace. Un nulla di fatto. Una follia.

Addirittura.
Silvio ha intorno ormai solo quattro stronzi servili che gli danno informazioni sbagliate. E che questa volta lo hanno davvero fregato.

Prego?
Massì, gli avevano raccontato che i finiani erano la metà di quello che poi si è scoperto. Hanno fatto male i conti, e adesso sono in un tunnel senza uscita. Si è formato un gruppo di 33 deputati…

Cambia molto?
Tutto. Lui voleva fare una notte dei lunghi coltelli, un piccolo, scientifico massacro: ha finito per azzoppare la sua stessa maggioranza. Così, provvidenzialmente, ecco che salta fuori la casa di Montecarlo, il cognato della Tulliani…

Una ritorsione?
Né più né meno. I giornali ci sono saltati sopra come se si trattasse di un grande caso giornalistico.

E non lo è?
A me non pare. Manca la pistola fumante. E con questo non intendo dire un dettaglio, o una ricevuto del mobilio: manca lo sperpero di denaro pubblico.
Ci sono anche scandali che riguardano il privato dei politici, lo abbiamo visto in questi mesi.
Ma non era Berlusconi che ai tempi di Noemi e della D’Addario ha stabilito il principio secondo cui “a casa mia faccio il cazzo che mi pare”? Ebbene, adesso ne gode anche Fini!

Ne è sicuro?
Senta, pochi giorni dopo la famosa intervista del “A Fra’ che te serve”, Evangelisti dovette dimettersi. Ma lì c’erano i soldi dello Stato. Si dimise un ministro per il caso Kappler, ma lì c’era un nazista che fuggiva alla giustizia… Ripeto, qui ci sono solo le casse di Alleanza Nazionale, è una questione che riguarda, al massimo, quel gruppo dirigente e il suo leader.

Quindi Fini deve restare al suo posto.
Ma certo. Non deve farsi intimidire da questa aggressione sciacallesca e strumentale.

La appassiona la battaglia finale tra Fini e Berlusconi?
A me Berlusconi ha sempre detto: “Fini è un fascista!”. Ce l’aveva sulle palle da dieci anni…

E Fini?
Stava costruendosi una maggioranza parlamentare per andare al Quirinale. Ma anche Berlusconi aveva quell’obiettivo, magari lasciando un fiduciario come la Gelmini o Alfano a Palazzo Chigi e creando di fatto una repubblica presidenziale…

Quindi lo scontro era inevitabile?
Fini ha reagito ad una aggressione. Con una guerra di logoramento che aveva un unico limite: quello di non avere un obiettivo politico chiaro.

E adesso?
Mi pare che la strategia sia abile, ma l’obiettivo continui a mancare.

In che senso?
Il suo problema è uno solo: evitare le elezioni. E abrogare la schifezza del porcellum, cosa che io condivido in pieno…

Siamo passati dalla puttanocrazia al plebiscitarismo immobiliare?
Macché, molto peggio. Siamo in piena velinocrazia!

Nel senso di Striscia la notizia?
No, nel senso più classico, quello dei servizi segreti.

Lei è convinto che ci sia lo zampino degli apparati di intelligence?
Ma è ovvio. Negli uffici degli apparati dello Stato si fanno segreti servizi al capo del governo.

In base a cosa lo dice, senatore?
Conosco quel mondo dai tempi della commissione Mitrokhin. Non c’è bisogno di scomodare la Cia. Ci sono cognati, parenti, questuanti… Un piccolo mondo in cerca di carriera.Tutta gente che capisce una sola cosa: al capo del governo serve colpire il suo nemico, e quindi l’aiuto degli zelanti viene ricompensato.

Lei pensa che arrivino da lì, gli spunti per le inchieste?
Bella domanda. Lei crede davvero che siano le segnalazioni dei lettori? La vera inchiesta da fare è proprio questa: come saltano fuori le polpette avvelenate contro Fini.

C’è un salto di qualità rispetto al passato o è la stessa storia di sempre?
Sì, c’è. E l’ha introdotto il giornalismo berlusconiano. È un giornalismo che si pone esplicitamente l’obiettivo di far fuori un nemico, di colpire, di rieducare. Il trattamento Boffo, secondo la felice definizione di quel gentiluomo di Stracquadanio…

C’è ironia nella sua voce?
Nessuna. Esisteva l’antiberlusconismo militante. Adesso è nato un fondamentalismo islamico berlusconiano, fanatico ed integralista. Stracquadanio ne è il prototipo perfetto, persino affascinante, nel suo genere, perché come tutti gli integralisti dice sempre il vero.

Addirrittura.
È un kamikaze del berlusconismo. È una cintura imbottita a spasso per il parlamento.

Ci va leggero…
Sa cosa mi disse una volta Fini? Tutti i più fascisti dei miei ex camerati stanno adesso con Berlusconi, perché riconoscono in lui il nuovo Duce.

E lei che cosa ne pensa?
Che ci sia del ducismo in lui non è un mistero, vista anche l’inquietante e rinnovata amicizia con Putin visto le vacanze comuni, e persino quello che ha scritto il Corriere, senza mai precisare, purtroppo, sull’aiuto che i servizi segreti russi avrebbero dato a Berlusconi.

La inquieta l’amicizia tra Berlusconi e Putin?
Ormai è l’asse forte della politica estera italiana. Lo dico con somma tristezza: siamo nelle mani dei despoti e del Kgb.

Cosa intende per ducismo berlusconiano?
Vede, il fascismo aveva almeno delle idee: una architettura, una mistica. Questi integralisti berlusconiani sono dei poveracci con le pezze al culo. Zero idee, zero passioni, stanno al fascismo come Bracardi al mussolinismo. Macchiette.

Puttanocrazia e velinocrazia, dunque?
Passiamo da una storiaccia all’altra, in un clima pieno di turpitudini e di volgarità, in cui il malcostume genera malcostume.
Se conosco Fini tirerà fuori le palle e se ne fregherà.

Da Il Fatto Quotidiano del 14 agosto 2010