Debora Serracchiani assenteista in Europa? A un anno dall’insediamento del nuovo Parlamento europeo, il dato più sorprendente che balza all’occhio, facendo qualche ricerca sul sito votewatch.eu, riguarda proprio il personaggio-rivelazione del Pd, eletta nel 2009 con una valanga di voti (nella circoscrizione del Nord-Est ha avuto più preferenze di Silvio Berlusconi). Tra gli europarlamentari italiani iscritti al gruppo Socialists & democrats, la giovane promessa dei democratici si piazza al 21esimo posto su 21 come presenza alle sedute plenarie. Dei 72 italiani mandati dall’Italia a Strasburgo, la Serracchiani risulta 65esima, con una frequenza del 69%. E ancora. Complessivamente, nella classifica presenze, Serracchiani è 695esima su 736 deputati, 65esima su 72 italiani. Eppure proprio lei, il 5 giugno 2009, a pochi giorni dalle elezioni, dichiarava: “Metteremo l’impegno perché questa Italia abbia assolutamente una voce in Europa”. Possibile che il personaggio politico più “fresco” del Pd, tra i pochi che hanno un seguito tra gli under 35, si riveli poi così poco affezionata all’incarico che ha conquistato sul campo? La diretta interessata spiega che la realtà europea è un po’ più complessa dei freddi numeri di votewatch.eu. “Quel sito – dice Serracchiani – calcola la presenza solo alle sedute plenarie di Strasburgo e non il lavoro nelle commissioni di Bruxelles. I miei dati sono così bassi perché ho saltato un’intera sessione quest’inverno. Ci sono state occasioni in cui non sono riuscita a partire”.

Le giornate in seduta plenaria a cui ha partecipato sono 38 su 55, stanto all’ultimo aggiornamento del sito.

“Devo ammetterlo, sono stata un po’ incauta. Perché Strasburgo conta di più per le presenze. Per l’attività politica, invece, è decisiva Bruxelles, ma questo sembra interessare meno. Mi dispiace che il conteggio sia fatto in questo modo”.

Si spieghi meglio.

“A Strasburgo si alza la mano e si pigia un tasto per la votazione. In pratica si approva il lungo lavoro preparatorio fatto nelle commissioni, dove sfido chiunque a dire che non partecipo attivamente. Dovrebbero quantomeno sommare i dati”.

Sta dicendo che partecipare alle sessioni di Strasburgo è inutile?

“Dico che il lavoro vero si fa nelle commissioni. E comunque, quando ho visto riportata la notizia delle mie assenze in Europa mi sono arrabbiata, perché sono stata un po’ ingenua. Uno può andare solo a Strasburgo e mai a Bruxelles e in questa classifica figura comunque tra i più assidui frequentatori delle sedute, però magari non ha mai chiuso un dossier, non ha mai presentato un’interrogazione. Nulla. Andando oltre al dato della semplice presenza, anche dalla mia pagina sul sito votewatch.eu, si può vedere che ho un numero di interventi e di interrogazioni superiore alla media”.

In una recente intervista al sito touteleurope.fr ha dichiarato che l’europarlamentare ha margini d’azione superiori rispetto ai deputati nazionali.

“Confermo. E’ importante essere presenti nei palazzi, ma anche recepire le richieste dal basso nel nostro Paese. Io lavoro nella commissione Trasporti. Sto sul territorio e faccio il possibile per ottenere dall’Europa misure utili per noi, su temi come le infrastrutture, i collegamenti ferroviari e gli interporti per le merci. Fondamentali per non essere tagliati fuori dai grandi corridoi europei”.

Bene, prima la sostanza e poi la forma. Ma il voto finale dell’assemblea è davvero così inutile?

“Ripeto: ne riconosco l’importanza e farò in modo di essere più presente. Anche pigiare un bottone può servire, per evitare al proprio gruppo di “andare sotto”. Come purtroppo è accaduto anche al nostro partito in Italia. Però, ribadisco, il lavoro di un europarlamentare non si deve limitare a questo”.