Si prepara il nuovo anno scolastico. Sarà un anno nero. A tutti i livelli. A cominciare dai presidi. Per i quali è previsto un giro di valzer forsennato senza precedenti. Prendiamo come esempio la Lombardia: su 1300 uscenti, un migliaio da settembre non ci saranno più. Perché stanno andando in pensione, o perché hanno chiesto il trasferimento. Tra questi ultimi ci sono gran parte di quelli che lo scorso anno sono arrivati dal Sud. Se ne tornano a casa, nonostante che per contratto avrebbero dovuto restare, “Hanno avuto il nulla osta per il trasferimento – dicono alla direzione scolastica regionale – . Meglio così”.

Sta di fatto che a settembre in Lombardia si calcola che ci saranno 250 scuole senza preside. Si dà per scontato che il rimedio non saranno altri presidi provenienti dal Sud: nessuno ha più voglia di ripetere le vicissitudini vissute tra sacrifici inenarrabili e contestazioni registrate durante l’anno scolastico che sta andando in archivio. Non è un caso del resto che il direttore scolastico regionale Giuseppe Colosio abbia concesso il nulla osta per il trasferimento senza colpo ferire. Non ci sono informazioni ufficiali, ma è certo che più di una volta Colosio è stato costretto a intervenire per placare gli animi di molte comunità scolastiche esasperate per la presenza di presidi provenienti dal Sud. Perché troppo spesso assenti, perché troppo disorientati ed estranei alla dinamiche di funzionamento dell’attività didattica. Persone per lo più arrivate alla presidenza a fine carriera, per avere uno stipendio più sostanzioso da far valere al momento della imminente pensione. E comunque persone strappate dal loro contesto di vita e immersi in una realtà sconosciuta ad affrontare problemi più grandi di loro.

Non è un caso che lo scorso anno, anche con il consenso di forze politiche certo non leghiste siano state approvate mozioni in cui si chiedeva la nomina di presidi solo locali. Una posizione che fuori da ogni contesto ideologico aveva un suo fondamento. Sta di fatto che ora in Lombardia (e in genere nelle regioni del Nord, sia pur in misura diversa) le scuole restano senza preside, e al Sud si cercano sedi dove sistemare i trasferiti. In conclusione l’anno scolastico si aprirà con migliaia di scuole guidate da un nuovo preside. Che ricadute si avranno sul servizio scolastico? Che il personale, gli studenti e le loro famiglie dovranno fare i conti con un nuovo interlocutore. Qualcuno che non conosce la realtà in cui si inserisce, quindi non conosce i problemi da affrontare e da risolvere. Qualcuno che deve trovare la giusta sintonia con chi gestisce nelle classi l’attività didattica. Allora se si tratta di un preside cauto impiegherà del tempo prima di assumersi delle responsabilità. Se cauto non sarà, rischierà lo scontro, alimentando tensioni e incomprensioni che alla fine pagheranno gli stessi allievi. Tutto ciò nel momento in cui nelle scuole si dovrà gestire il disappunto e la confusione che porta con sé la cosiddetta riforma Gelmini-Tremonti: riduzione di orari alle superiori, domanda di tempo pieno respinta, personale sacrificato dalla manovra in atto. Peggio di così sarebbe difficile immaginarlo.

di Augusto Pozzoli