Durante l’incontro presso il Palazzo di Giustizia di Palermo, il primo appuntamento della tre giorni per ricordare la figura di Paolo Borsellino, è intervenuto anche Nino Di Matteo,  presidente della giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati,  che ha voluto ricordare l’indipendenza che ha caratterizzato il lavoro del giudice ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. Secondo Di Matteo Borsellino “Era alieno da ogni forma di condizionamento dal potere”. Chiaro il riferimento all’attualità di questi giorni in cui le indagini sulla P3 stanno rivelando un sistema che coinvolge anche alcune toghe. Su questo punto il presidente dell’Anm palermitana ha detto che “Oggi bisogna spezzare la catena dei giudici che frequentano i salotti e i circoli e dei magistrati che vanno a braccetto con la politica per avere benefici come un incarico”.

Dall0 stesso palco è intervenuto anche  il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo che, sempre a proposito della strage, ha detto che “si sono aperti squarci importanti di verità anche se – continua il magistrato – non so se sarà possibile raggiungere la verità”. Dello stesso avviso è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che ha messo in guardia la platea sul fatto che “Più i magistrati si avvicinano a questa verita’ piu’ sono in pericolo”. “Quella strage – ha aggiunto – non è una strage di mafia, ma una strage di Stato”. Dopo queste parole è scattato un lungo applauso nella sala dove si celebrava la commemorazione.

Durante la conferenza ha preso la parola anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che è intervenuto sulla recente decisione di non rinnovare il sistema di protezione per Gaspare Spatuzza, il pentito che ha fatto i nomi di Berlusconi e Dell’Utri e delle loro relazioni pericolose con Cosa nostra nel periodo delle stragi di mafia nel 1993.  Su questo punto il pm ha detto che “‘Quando si nega la protezione a pentiti che con le loro dichiarazioni stanno
aprendo squarci importanti sulle stragi, si ha l’impressione che si vogliano imbavagliare i collaboratori quando parlano di cose di cui non si vuole che parlino”.

Nella notte atto vandalico contro le statue dei giudici uccisi dalla mafia

Erano state sistemate nella centralissima Via Libertà solo ieri pomeriggio.  A scoprire l’atto vandalico, avvenuto questa notte,  contro i due monumenti sono stati i carabinieri che adesso stanno indagando sull’identità dei responsabili. Le due statue in gesso, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Donina, erano state istallate alla vigilia del diciottesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, quando, il 19 Luglio 1992, il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta furono massacrati da un attentato mafioso.

I due monumenti riportano la scritta: “Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole,  nell’allegria, nell’amicizia, fra la loro gente”.