Altro che “quattro pensionati sfigati”. Nelle oltre 19mila pagine di informative è descritta la rete che gli affaristi capitanati da Flavio Carboni hanno creato nei palazzi che contano in tutta Italia. Rete nella quale però stanno rimanendo impigliati. C’è l’ormai ex sottosegretario Nicola Cosentino e il suo collega Giacomo Caliendo. C’è il giudice tributario Pasquale Lombardi e l’imprenditore campano Arcangelo Martino. C’è il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, e Antonio Martone. C’è il governatore Lombardo, Roberto Formigoni, che secondo i Carabinieri chiese un intervento per evitare l’esclusione della sua lista dalle regionali 2010. E soprattutto c’è quello che gli intercettati chiamavano “Cesare” e sulla cui identità gli uomini dell’Arma non hanno dubbi: è Silvio Berlusconi.

“Cesare è lo pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio”, scrivono i Carabinieri in una nota dell’informativa del 18 giugno. I militari si riferiscono in particolare a un’intercettazione telefonica del 2 ottobre del 2009 tra Cosentino e Lombardi a proposito del lodo Alfano. Nella telefonata Cosentino dice al giudice che “Cesare è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6”, ovvero il giorno dell’udienza della Corte Costituzionale sull’allora ddl del guardasigilli. Interpretazione “inveritiera e ridicola”, secondo il legale di fiducia del premier, Niccolò Ghedini. Ma nell’immane lavoro svolto dagli inquirenti, che ha trovato nelle intercettazioni telefoniche uno strumento indispensabile, potrebbero ancora emergere altri particolari. Oggi è toccato a Roberto Formigoni.

Su mandato del governatore lombardo l’associazione che faceva riferimento a Flavio Carboni chiese esplicitamente al presidente della corte d’appello di Milano, Alfonso Marra, di “porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista riconducibile al governatore dalle elezioni regionali 2010”. Inutile dire che il diretto interessato ha affidato al suo portavoce il compito di smentire quanto emerso, bollandolo come “completamente falso e infondato”. Ma i Carabinieri citano una telefonata effettuata da Formigoni all’impreditore Arcangelo Martino (in manette, ndr) nella quale chiede: “Ma l’amico, l’amico, l’amico Lombardo, Lombardo lì, Lombardi è in grado di agire”. Lombardi, per inciso, è il giudice tributario finito in manette con Martino e Carboni. Ed è lo stesso Pasquale Lombardi che l’11 marzo 2010, stando a quanto ricostruiscono gli inquirenti, pranzò con Miller per parlare proprio dell’esposto da presentare al ministero della Giustizia per chiedere un’ispezione negli uffici giudiziari di Milano che avevano escluso la lista a sostegno di Formigoni. “Dissi io ad Alfano che non c’erano spazi per un’ispezione”, disse Miller. L’anm oggi ha chiesto le dimissioni di tutti i magistrati coinvolti. “Bisogna avere la capacità e il coraggio di farsi da parte. Quando il sospetto sulla tua persona getta ombra sulla categoria è necessario lasciare libera l’istituzione”, ha detto il segretario dell’associazione, Giuseppe Cascini durante la riunione del comitato direttivo. “E’ necessario un segnale forte”.

Per quanto possano essere pensionati e sfigati, gli affari di quei quattro di cui parla il premier stanno provocando un terremoto nel sistema politico italiano. Anche perché, nonostante l’età, loro, gli uomini dell’establishment, li frequentavano tutti.