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Scuola | di Redazione Il Fatto Quotidiano

10 luglio 2010

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La Gelmini taglia la scuola pubblica tranne
gli insegnanti di religione che anzi aumentano

Questa cattedra si ottiene grazie al bene stare del vescovo. Ma una una volta che un insegnante ha ottenuto questo posto a tempo indeterminato, non lo perde più

In un anno la scuola italiana ha perso 40 mila cattedre. Tutte le discipline sacrificate, tranne l’insegnamento della religione (l’Irc) che vede un incremento di 395 posti. Sono dati forniti senza alcun pudore dal MIUR che nella foga di tagliare per fare cassa, chiude tuttavia un occhio per quel che riguarda i meccanismi che regolano la formazione delle classi relative a chi sceglie di “avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica”. Infatti, mentre i docenti di altre discipline oggi sono chiamati ad avere di fronte alla cattedra un numero crescente di alunni (in certi casi ben oltre 30), per quello di religione ne basta anche solo uno. Una linea di tendenza già al centro di infuocate polemiche. Dice, ad esempio, Federico Niccoli, una lunga esperienza di dirigente scolastico e oggi docente alla facoltà di scienze della formazione della Bicocca di Milano: “La cura da cavallo imposta dal duo Tremonti-Gelmini alla scuola pubblica ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro, ha massacrato i bilanci dei circoli e degli istituti, sta eliminando di fatto la scuola a tempo-pieno, non ha risparmiato neppure i disabili sia attraverso il taglio di insegnanti di sostegno sia attraverso l’aumento del numero di alunni per classe In tutta questa opera di macelleria sociale, gli insegnanti di religione non solo non vengono toccati, ma aumentano di numero.

E, mentre vengono accorpate classi di concorso, sezioni, plessi e quant’altro per risparmiare sulla spesa pubblica ed è, anche, previsto l’accorpamento di alunni di più sezioni per gli insegnamenti curricolari, l’IRC deve essere impartito classe per classe, fossero anche tre-quattro alunni “avvalentisi” di tale insegnamento “facoltativo”. Ma i paradossi di questa situazione non finiscono qui. Questa cattedra si ottiene solo se grazie al bene stare del vescovo, e una volta che un insegnante ha ottenuto questo posto a tempo indeterminato, non lo perde più. Spiega ancora Niccoli: “Un esempio chiarisce l’abnormità di tale situazione. Se ad un insegnante di RC (transitato nei ruoli dello Stato e pagato anche dai non credenti) venisse revocata l’idoneità dalla Curia Arcivescovile o se lo stesso scegliesse, finalmente, di avvalersi della piena libertà di insegnamento si avrebbero le seguenti conseguenze: l’insegnante non potrebbe più insegnare religione, ma dato che è “in ruolo” ritorna nell’organico della scuola pubblica a tutti gli effetti, e l’autorità scolastica competente deve trovare un posto a tale insegnante per l’insegnamento di una disciplina in conformità al titolo di abilitazione posseduto”. Insomma una vera e propria scappatoia per superare tutte le difficoltà a cui normalmente va incontro chi vuole svolgere la professione di insegnante. Alla faccia delle decine di migliaia di precari che, magari già in possesso di una abilitazione, non sono mai riusciti ad avere un posto fisso. E anzi così se lo vedono sempre più lontano.

di Augusto Pozzoli

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  1. senda scrive:

    Volete sapere perchè hanno bisogno di altri ins. di IRC? Semplice, dopo 25 anni, a noi insegnanti curricolari con abilitazione all’insegnamento dell’IRC riconosciuto appunto 25 anni fa dopo 180 ore di corsi di aggiornamento (nel mio caso svolti presso l’università Lateranense) ora hanno deciso di “riaggiornarci” in seguito ad una precisa prescrizione CEI. Da gennaio ad oggi abbiamo svolto il corso di aggiornamento sempre presso l’università Lateranense e a settembre dovremo sostenere un esame scritto e orale e in seguito all’esito dello stesso ci verrà rinnovata o meno l’idoneità all’insegnamento della religione. Io e molti come me, in illo tempore ci siamo sobbarcati corsi di aggiornamento e quant’altro proprio come forma di contrasto e “disobbedienza civile” a quello che sapevamo essere un vergognoso mercimonio fra Santa Sede e Stato italiano. In questi anni abbiamo affrontato con gli alunni l’argomento religione dal punto di vista culturale e storico ma naturalmente questo non va più bene perchè la Cei ora pretende un insegnamento di tipo dottrinale e integralista. Ricordo che molti dei primi “assunti” per l’insegnamento dell’ IRC non avevano nemmeno il titolo di studio di scuola superiore. Ora hanno deciso di farci fuori ed ecco la messa in scena dell’aggiornamento e degli esami. Vi invito a visitare il sito del vicariato di roma alla sezione dedicata all’insegnamento dell’IRC (vicariatusrbis.org/scuola) e vi accorgerete, tra l’altro, che il solerte vicariato (datore di lavoro) ha organizzato, dietro pagamento di quota naturalmente, il sindacato degli insegnanti di religione per adeguatamente difenderli da tutte le discriminazioni di cui sono vittime!!!! Mi piacerebbe che il “Fatto” affrontasse questo argomento dell’IRC per far partire una campagna rivolta ai genitori che dovrebbero, al momento dell’iscrizione, rifiutare l’insegnamento della religione cattolica. La maggioranza degli insegnanti IRC è in servizio infatti nella scuola primaria e dell’infanzia.

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  2. Riccardo scrive:

    Tecnicamente non posso rispondere, non sò se assumono altri IRC, ma non credo nemmeno che siano tutti degli sprovveduti e raccomandati dei vescovi.
    Sono comunista (…e già esistiano ancora) sposato con una Insegnante di religione cattolica, posso dire che mia moglie ha un diploma magistrale, una laurea in filosofia ed un magistero in scienze religiose ottenuto con 5 anni di studi(equiparato ad una laurea estera).
    Ha superato un concorso per insegnare alle elementari ma non è risultata vincitrice, ha insegnato da precaria per quasi 20 anni alle elementari, ha vinto un concorso 3/4 anni fà ed è entrata di ruolo come IRC alle elementari.
    Credo che meriti rispetto lei e tutti i lavoratori, anche quelli che per non essere disoccupati sfruttano il concordato di Mussolini, ancora in vigore.

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