Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni nell’ultimo governo Prodi, la pensa come ilfattoquotidiano.it sulla questione delle frequenze del digitale terrestre. L’Unione europea, nel nome del pluralismo, ha obbligato l’Italia a mettere a gara cinque multiplex, le ambite frequenze digitali e multicanali che sostituiscono quelle analogiche. Col passaggio al digitale, Mediaset e di conseguenza la Rai, se n’erano aggiudicati sei a testa (che fanno circa 25 canali). Troppi secondo Bruxelles che, con una procedura d’infrazione, ha intimato al governo di mettere a gara cinque multiplex e di assegnarli a degli operatori televisivi alternativi.
Per recepire questa direttiva il governo non ha pensato a un’asta competitiva, ma di darli praticamente gratis attraverso due beauty contest (gare non competitive), uno destinato ai soli operatori alternativi, l’altro in cui, guarda caso, possono concorrere anche Rai e Mediaset. Come dice Gentiloni “Quello che è uscito dalla porta lo fanno rientrare dalla finestra”.

Onorevole, il governo ha deciso di porre la fiducia al Senato e alla Camera sulla manovra “lacrime e sangue” di Tremonti. Eppure ci sono dei soldi che proprio non vuole: quelli delle televisioni. Noi pensiamo che, al posto del beauty contest, bisogna fare un’asta competitiva per guadagnare qualche miliardo da mettere nelle casse dello Stato.
Sono completamente d’accordo. Circa un anno fa scrissi una lettera-esposto ai commissari europei ai media facendo loro presente due rischi. Che attraverso questa gara rientrasse dalla finestra il sesto multiplex per Rai e Mediaset che l’UE aveva deciso di non assegnare e che la formula del beauty contest, soprattutto in Italia e con il governo Berlusconi, fosse una ovvia presa in giro.

E cosa le hanno risposto da Bruxelles?
Che prendevano atto e che avrebbero vigilato sulla questione della sesta frequenza. Voglio ricordare che col passaggio al digitale, quando i grandi network italiani si sono spartiti lo spettro delle frequenze, Mediaset e di conseguenza anche la Rai, si erano accaparrati sei multiplex. Cosa che causò all’Italia una procedura d’infrazione europea. E il braccio di ferro con l’Ue continua. Sul concorso di bellezza invece mi dissero che non avevano obiezioni di principio. Io li capisco, ma purtroppo siamo in Italia e la situazione è che, con questo strumento, il governo Berlusconi si trova ad assegnare gratis delle frequenze televisive che dovrebbero servire ad aprire il mercato televisivo. Che però è dominato dalle aziende dello stesso premier.

C’è da dire che finché il commissario europeo Joaquin Almunia non prende una decisione su Sky, se può partecipare alla gara, il beauty contest non si fa. Abbiamo ancora un po’ di tempo.

Non solo per questo motivo. Come ho detto la partita sull’eventuale sesto multiplex per Mediaset e Rai è tutt’altro che chiusa. Non c’è ancora nessun via libera europeo e la procedura d’infrazione è congelata ma non chiusa. Poi c’è il fatto che i criteri del concorso li indica l’Agcom, la gara la indice il Governo e all’interim del ministero dello Sviluppo economico c’è un certo Silvio Berlusconi. Se la situazione non fosse drammatica, sarebbe comica.

Noi continuiamo a volere un’asta competitiva.
E fate bene. Senza un’asta vera e propria è molto più facile indirizzare le frequenze disponibili a quei soggetti che non sono in competizione diretta con Mediaset. E mi pare di avere già detto chi siede sulla plancia di comando. Ma la situazione è talmente grave che anche un’asta dovrebbe fare i conti con lo stesso problema. O arriva uno con le spalle molto larghe come Murdoch, o in Italia, nel settore televisivo, è impossibile fare concorrenza a Mediaset.

Quindi niente Telesogno sul digitale terrestre?
Macchè. Voglio azzardare una previsione. Un’asta di questo tipo o andrebbe deserta o sarebbe frequentata da grandissimi gruppi editoriali come Sky. Se sei un editore qualunque e in Italia provi a fare televisione in concorrenza a Rai e Mediaset, finisci stritolato.

Per fortuna che c’è la Rete. A tale riguardo il presidente dell’Autorità garante nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, ha detto che per fare spazio a Internet senza fili, bisogna mettere all’asta le frequenze di quelle televisioni non in grado di mettere a punto palinsesti credibili.
Condivido la necessità che, anche in Italia, si mettano a disposizione le frequenze della cosiddetta banda 800. Lo hanno già fatto molti paesi europei ottenendo alcuni obiettivi importanti. Quello di fare cassa e di accumulare risorse per lo sviluppo della banda larga, e la Germania dall’asta ha ricavato 4,4 miliardi di euro. E soprattutto di liberare le frequenze sufficienti per l’enorme sviluppo del collegamento a Internet da reti mobili. Peccato però che il Governo ha dato chiari segnali di voler respingere i nostri emendamenti al Senato che prevedono di mettere a gara questo bene prezioso.

Come si fa ad andare dalle televisioni a chiedere indietro le frequenze che gli sono state appena regalate?

Io sono assolutamente contrario a considerare un tabù quello che è un illegalità. E cioè il fatto che i grandi broadcaster, a partire da Mediaset, abbiano un numero di multiplex spropositato, contrario ai limiti dati dall’Unione Europea. Una risorsa che è pure inutilizzata. Quando si parla di canali fantasma spesso si pensa alle televisioni locali, ma sfido chiunque a fare zapping sul digitale terrestre per vedere quanti sono i canali inesistenti nel canestro di Rai e Mediaset. Basti pensare che con 6 multiplex, quello che vorrebbe avere Mediaset e di conseguenza anche la Rai, si fanno almeno 25 canali. Fra 3 o 4 anni, quando si svilupperà la tecnologia DVBT2, sei multiplex corrisponderanno a 80 canali. Non so se si rende conto. Ma quale editore al mondo può avere le capacità e i soldi per mantenere 80 canali?

Per fare questa operazione ci vuole però un intervento legislativo serio, dato che le leggi vigenti sono tutte a favore delle televisioni che, insisto, difficilmente rinunceranno al “tesoretto” delle loro frequenze.

Noi abbiamo presentato un emendamento alla manovra che dice che l’asta si deve fare entro un anno, che spiega quale porzione di spettro va messa a gara, e che sottolinea come i ricavi siano da destinare una parte alle casse dello Stato, e l’altra a investimenti per Internet a banda larga e senza fili. Basterebbe approvare questo emendamento per dare il via al tutto.

Ma il governo non ci sta e mette la fiducia sulla manovra.
Sento dire che approveranno qualcosa di simile a novembre. Ma mi chiedo: perché una questione di questa portata deve essere rinviata? Aggiungo che non mi fido molto.

Quanto hanno pagato le televisioni per le loro frequenze?
Mediaset ha pagato 31 milioni di euro. Vodafone, nell’asta tedesca, per una frequenza peggiore, con meno banda trasmissiva, ha versato un miliardo.