Si infittisce l’intrigo che ha coinvolto nelle scorse settimane l’istituto di credito venezuelano Banco Federal. Nei giorni scorsi, le autorità di Caracas hanno spiccato un mandato di cattura confronti del suo presidente, Nelson Mezerhane, chiedendo all’Interpol di estendere le ricerche dell’uomo anche all’estero. Il numero uno del Banco, ha spiegato il procuratore generale Luisa Ortega, è sospettato di aver sottratto e successivamente trasferito oltreconfine parte del denaro depositato dai risparmiatori e da alcune imprese pubbliche che avevano aperto un conto corrente nell’istituto.

La decisione segue giorni di estrema tensione. Il governo ha bloccato tutte le attività della banca (un istituto di medie dimensioni, ottavo in ordine di grandezza nel Paese) ufficializzando così il provvedimento preso lo scorso 15 giugno dal direttore della Sudeban, l’organismo che vigila sul sistema bancario venezuelano, Egdar Hernández. Nell’occasione 18 dirigenti tra cui lo stesso presidente erano stati anche interdetti dall’esercizio delle loro funzioni.

Fin dall’inizio Mezerhane si era detto «molto sorpreso» della decisione del governo di Caracas. «Il presidente Chávez – aveva commentato – ha dichiarato la sua “guerra” alle banche. Ed ecco che la missione è stata immediatamente compiuta. Si tratta di una scelta arbitraria, oltreché di una mancanza di rispetto». Parole dure che trovano però un certo consenso nel Paese. Sono in molti infatti a temere che la mossa di Chávez sia in realtà una vera e propria ritorsione nei confronti di Mezerhane. Il manager è anche uno dei principali azionisti del canale televisivo Globovisión che, dopo la chiusura di Rctv avvenuta lo scorso gennaio, è ormai la principale emittente di opposizione nel Paese. Nelle scorse settimane Chávez si era detto pronto a sequestrare la quota azionaria di Globovisión detenuta da Mezerhane invitando l’azionista di maggioranza dell’emittente Guillermo Zuloaga a farsi vivo e ad avviare un negoziato con lui. Il 67enne imprenditore, tuttavia, non sembra affatto dell’idea. Colpito insieme al figlio Guillermo jr da un mandato di cattura per usura e appropriazione indebita, Zuloaga è tuttora latitante e decisamente poco intenzionato a consegnarsi alle autorità del suo Paese.

Ad agitare il sonno degli oppositori non c’è però solo il destino di Globovisión. Secondo alcuni, infatti, l’intervento statale in Banco Federal sarebbe solo un tassello di un piano ben più ambizioso: l’estensione del controllo statale sull’intero sistema bancario del Paese. Già all’inizio dell’anno, infatti, sono passate nelle mani dello Stato due piccole banche private, la InverUnion e il Banco del Sol. Negli ultimi due mesi del 2009, inoltre, altri otto istituti avevano seguito lo stesso percorso. Parlare di maxi statalizzazione appare certamente prematuro. Quel che è certo, tuttavia, è che a motivare le scelte dell’esecutivo ci siano soprattutto ragioni di bilancio. L’estensione del controllo statale sul settore bancario privato, infatti, potrebbe garantire un po’ di sollievo ai disgraziatissimi conti della nazione. Esauriti i tempi d’oro del boom petrolifero (culminati con il record storico dei 147 dollari a barile), il Venezuela deve fronteggiare una crisi economica crescente aggravata dalla progressiva svalutazione della moneta locale (-27% nei primi cinque mesi del 2010). Gli analisti impegnati nel monitoraggio del mercato dei derivati assicurativi sul debito sovrano (sovereign credit default swaps) concordano nel giudicare il Venezuela la nazione a maggior rischio fallimento del mondo.

di Andrea Barolini e Matteo Cavallito