Negli ospedali accade di tutto, anche di dover fare 12 ore di attesa per poter vedere la propria madre ricoverata in pronto soccorso e poi, dopo essere stati mandati a casa (senza averla vista), ricevere una telefonata che ne annuncia la morte. E’ accaduto qualche mese fa a una donna romana. L’ospedale incriminato è il Sandro Pertini, lo stesso dove è morto nell’indifferenza generale Stefano Cucchi.

Una mattina la signora Z. è stata avvertita dalla badante che sua madre, molto anziana, si era sentita male e che un’ambulanza la stava portando al pronto soccorso. La donna si è precipitata al Pertini e ha chiesto di poter vedere la madre, ma ha ricevuto un primo diniego: i parenti devono rimanere in astanteria. Erano le 12. Da fuori si sentivano le urla dell’anziana, che d’abitudine non voleva farsi toccare da nessuno. Per ben quattro volte, durante il pomeriggio, la signora Z. ha chiesto di poter entrare almeno un secondo, di poter rassicurare l’anziana madre circa la sua presenza. Per ben quattro volte, questa possibilità le è stata impedita. Intorno alle 18 un medico le ha comunicato la diagnosi: infarto. Alle 23,30 un altro medico le ha fatto sapere che la madre era in pericolo di vita, ma lo stesso medico – riferisce la signora – l’ha invitata ad andare a casa. “Se le cose peggiorano la chiameremo”, la consueta rassicurazione. In realtà la telefonata è arrivata, alle 6 del mattino successivo. Quando la signora Z. è tornata al Pertini (pochi minuti dopo, data la distanza tra la sua casa e l’ospedale) sua madre era già morta, “fredda”, ci ha raccontato.

Quell’anziana donna è morta sola, senza sapere che la figlia aveva passato tante ore nella sala accanto alla sua. Chissà se si è sentita abbandonata. Il direttore sanitario, sollecitato dalla signora Z., se l’è cavata con una scarna risposta: “L’istruttoria ha evidenziato che l’ingresso dei parenti nella Sala emergenza non è sempre possibile, dovendo assicurare prioritariamente l’assistenza nell’area critica e soprattutto in condizioni di sovraffollamento come quelle esistenti al momento dell’arrivo di sua mamma. Sono dispiaciuto per l’accaduto e le formulo le mie più sentite condoglianze”. Amen.