Pochi giorni fa è stato considerato “inaffidabile e inattendibile” come testimone al processo sui dossier illegali. Ma i problemi non sono finiti per Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, che ora dovrà difendersi da un’azione legale congiunta di 150 agenzie affiliate alla Pirelli RE Agency, per il danno subito dal cambio del marchio Pirelli in Prelios, deciso lo scorso 28 maggio dal Consiglio di amministrazione.

A capo dei “ribelli” è Ugo Farina, 47 anni, associato dal 2004, titolare dell’agenzia di viale Aventino a Roma che, subito dopo la Convention del franchising del 7 maggio inviò una mail di disappunto a 380 affiliati di tutta Italia. “Abbiamo pagato e investito per anni in un marchio consolidato, e, all’improvviso, senza alcuna comunicazione scritta né strategia futura, c’è stato imposto un altro nome che non ha alcun valore sul mercato”. Pronta la replica della casa madre: “Dal punto di vista legale i contratti di franchising in essere prevedono già il diritto di Pirelli RE di cambiare i marchi con qualunque altro di cui possa disporre, senza che il franchisee possa avanzare richiesta o pretesa alcuna”. Farina contesta l’arbitrarietà della scelta data dalla risposta ufficiosa e aggiunge: “Da quattro anni la rete non riceve investimenti pubblicitari adeguati, abbiamo persino ricevuto immobili da vendere senza i relativi documenti e chiavi”. Farina ha così raggruppato nel frattempo ben 150 agenzie affiliate, imbestialite e preoccupate della futura sorte. “Molti miei clienti mi hanno già detto che affideranno l’incarico alla vendita delle loro proprietà ad altri brand del franchising immobiliare perché le nostre agenzie non sono più riconosciute come prima; le voci d’instabilità girano, infatti, e molti affiliati hanno chiuso o aperto con altre reti”.

Insomma, è come aver pagato una Ferrari per cinque anni (durata del contratto di franchising immobiliare, che include fee e royalties) e, di colpo, trovarsi con una vettura anonima. Ugo Farina ha investito sinora quasi 3 milioni di euro in Pirelli RE, ha tuttora 30 contratti di franchising da vendere, “ma i giovani aspiranti franchisee scappano verso altri lidi; da 600 che eravamo prima, siamo rimasti in 380, e anche questo è un danno rilevante perché è crollata la forza numerica del gruppo originario. Solo l’avviamento di un’agenzia costa circa 100-150 mila euro: chi rimborserà tutto questo?” Gli affiliati non ci stanno e quasi la metà di loro (gli altri attendono comunicazioni ufficiali dopo l’Assemblea degli azionisti prevista a Milano il 14 luglio), chiederanno un cospicuo risarcimento danni. “Abbiamo anche pensato di chiedere il ripristino del marchio ma è impossibile perché la decisione arriva dall’alto, da Tronchetti Provera”. Da Pirelli fanno sapere che “ogni singola agenzia potrà continuare a utilizzare il marchio Pirelli RE fino alla fine del 2012”, ma i danni per gli affiliati sono ormai incalcolabili. Alla base di tutto c’è, infatti, la volontà del presidente di Pirelli di focalizzare la società sulle attività industriali per diventare una società di pneumatici pura, come conferma lo scorporo di Pirelli RE da Pirelli avvenuto lo scorso marzo. E vendere Pirelli RE, dopo la gestione del passato (nel 2008 ha accumulato perdite per 200 milioni di euro), “impedendo – conclude Farina – ai nuovi acquirenti di usare il vecchio marchio”.