“I lettori dovrebbero scioperare”, ha detto Silvio Berlusconi, riferendosi a quelli italiani, durante la visita ufficiale in Brasile. Il presidente del Consiglio, proprietario di Mediaset, Mondadori, ecc., ancora una volta contro i giornali che descrivono i fatti. Sono esclusi, dall’ennesimo editto, i telegiornali per ovvi motivi: o li controlla o li condiziona. Durante un vertice internazionale, forse, avrebbe dovuto occuparsi di ben altro. Berlusconi è un forte consumatore di censure, è una dipendenza, non ne può fare a meno; nello stesso tempo fa come quello che lancia il sasso e poi nasconde la mano, l’importante è che l’oggetto lanciato colpisca l’obiettivo.

Qualche anno fa in una puntata di Porta a Porta il Cavaliere disse al fido Vespa che lui non ha mai censurato alcuno citando come esempio il fatto di non essere mai intervenuto nei confronti dei programmi delle sue reti quando lo denigrano: le Iene o Striscia la notizia. Vespa, ricordando di essere anche giornalista, gli fece notare che dopo quello che aveva detto in Bulgaria, Biagi, Santoro e Luttazzi, non avevano più lavorato in Rai.

In questi giorni si è appreso che il presidente della commissione Giustizia della Camera, l’avvocato Giulia Bongiorno, dopo aver aderito alla corrente di Gianfranco Fini, ma soprattutto dopo essersi messa di traverso nei confronti della legge Bavaglio, è stata licenziata dal settimanale Chi (uno dei tanti house organ del Cavaliere, diretto dal fedele Alfonso Signorini, uno che se il capo ordina esegue, come più volte ha fatto pubblicando falsi scoop ad uso e consumo del padrone), sul quale teneva, insieme alla soubrette Michelle Hunziker, la rubrica Doppia difesa, dedicata alla violenza sulle donne.

Chissà quanti licenziamenti sono avvenuti in questi anni di cui non abbiamo avuto notizia. A proposito di licenziamenti e censure, sarà interessante seguire la vicenda che riguarda sempre la Mondadori. Dopo la risposta di Roberto Saviano alle accuse di Berlusconi, chi scrive di mafia denigra l’immagine dell’Italia all’estero, e dopo la replica dello scrittore, su Repubblica è intervenuta Marina Berlusconi (presidente di Mondadori), a difesa del padre con una replica dal sapore di licenziamento, sostenendo che il premier aveva espresso nei confronti dello scrittore una semplice critica.

A proposito di scrittori non bisogna dimenticare la vicenda del premio Nobel Josè Saramago, recentemente scomparso, di cui l’Einaudi, cioè Berlusconi, ha rifiutato di pubblicare Il Quaderno (poi edito da Bolladi Boringhieri), perché si era permesso di scrivere che con Berlusconi c’è da temere per la democrazia, ma soprattutto perché si era posto la seguente domanda: “Nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?”

Saviano per la Mondadori è la gallina dalle uova d’oro, non lo manderanno mai via, infatti nella polemica, tra il giovane scrittore e la famiglia proprietaria del biscione, è intervenuto il direttore generale della Mondadori per chiarire che nessuno vuole mandare via Saviano. Roberto da un po’ di tempo sta disturbando il manovratore, come tutte le settimane ci ricorda Emilio Fede.

L’ultima volta intervenendo in piazza Navona contro la legge Bavaglio: “Questa legge ha un unico scopo: impedire che i giornalisti, e non soltanto loro, possano farci conoscere quello che sta accadendo; impedire che il potere possa essere raccontato.” Sicuramente il Cavaliere si è posto alcune domande in proposito: “Come può essere consumata la vendetta? Cosa si può fare per far sì che non sembri una censura?” Intervenendo sul direttore generale della Rai per impedire la realizzazione del programma di Saviano e Fazio su Rai3, facendo raccontare in ogni occasione che la trasmissione si farà senza mai dire quando.

 Un può come quel cartello appeso in certi negozi: “Domani si fa credito”.