Cherchez la femme. Anzi: Cherchez la dame blanche. Chissà che cosa c’è in questa alchimia di forme, colori e materie: il bianco dei vestiti, il biondo dei capelli, la soffice morbidezza del silicone. Chissà che cosa succede a Silvio Berlusconi quando alcuni, o tutti questi ingredienti si combinano e la sua grazia di Stato si sposa con lo stato di grazia delle pulzelle che gli girano vorticosamente intorno, come api attratte dal miele.

Il giallo di Federica. Adesso siamo tutti lì, a interrogarci sul ruolo dell’ultima arrivata: Federica Gagliardi, la fanciulla biancovestita di 28 anni che è apparsa al fianco del premier sulla scaletta del volo di Stato, a Toronto, impegnata – si presume – in una missione diplomatica collaterale al G8. Siamo tutti lì, a scandagliare le scarne linee della sua biografia: il ruolo di portavoce di un consigliere comunale del Pd (nel 2006) lo stesso che oggi – ingrato – la definisce “molto appariscente”, e le rimprovera l’ingenua vanteria di qualche tresca con un calciatore. Quattro anni fa ne faceva la sua più stretta collaboratrice, adesso, ingenerosamente, le si rimprovera “una predilezione, irrintracciabile in labbra e décolleté, per il chirurgo estetico”. Adesso siamo lì a chiederci chi fossero i 24 anonimi che la votarono alle elezioni comunali, candidata – nientemeno – nelle liste dell’odiata Italia dei Valori. E invece dovremmo interrogarci su questo eterno ritorno, su questo appassionante saggio sul decadentismo che è il romanzo carnale del berlusconismo nella sua fase senile.

Francesca Romana chi? Il bello è che tutto iniziò per un equivoco, uno scambio di persona. Nella torrida estate del 2002 il mitico Sestini, fotografo dal teleobiettivo implacabile, immortalò una fanciulla bianca mano nella mano del premier nel giardino della Certosa. La foto era ingrandita, e dunque sgranata. Il volto non era perfettamente distinguibile. Il Corriere della Sera, sparò la foto in prima pagina, l’onorevole Beppe Giulietti gridò allo scandalo: “Cosa ci fa nel giardino del presidente Deborah Bergamini, responsabile Marketing della Rai, ma un tempo dipendente del premier a Mediaset?”. Giulietti voleva dire che si trattava di uno scandaloso “conflitto di interessi”. Solo che si trattava di conflitto di altra natura. Se non altro perché la Bergamini non c’entrava nulla. Furono gli stessi uomini di Palazzo Chigi a precisare che la fanciulla ritratta era una giovane 22enne, e che rispondeva al nome di Francesca Romana Impiglia. Ovviamente, subito dopo, tutti si chiesero: “E chi è Francesca Romana Impiglia?”.

Gli storici del costume riuscirono a ricostruire, anche in questo caso, un rocambolesco romanzetto d’appendice: si trattava della figlia di un dirigente di Forza Italia, che era stata individuata dal Cavaliere allo sbarco dalla nave azzurra nel porto di Ancona, durante la memorabile campagna elettorale porto a porto. Francesca Romana, poi, era stata smistata presso il movimento giovanile sotto l’occhio vigile di un talent scout come Simone Baldelli. E mesi dopo, a Natale – galeotta la visita pastorale per gli auguri delle buone feste – in una giornata passata nella sede degli azzurrini, era tornata davanti agli occhi del Cavaliere. Miracolo. Dall’incontro all’epifania bianca nella villa della Certosa il passo era stato breve. E la reazione non meno intensa, visto che Veronica dalle Bermuda si rifiutò di tornare in villa, e che nacque allora la leggenda metropolitana del flirt vendicativo con Cacciari, con tanto di caso diplomatico tra Berlusconi e il premier Rasmussen.

La bianca “rossa”. E che dire di Angela Sozio, “la rossa” del Grande Fratello. Fino al 2009 era nota soltanto per le abluzioni in topless nella vasca della casa di Cinecittà. Poi, ancora una volta, entrarono in campo il fattore estate e lo scenario idilliaco della Certosa. Questa volta appollaiato sul ramo c’era l’implacabile Salvatore Zappadu. Oggi pubblicò una prima sequenza a metà fra il goliardico e il poetico. In due degli scatti si vedeva Berlusconi di spalle e di fronte, mano nella mano, con Angela nei vialetti fioriti del bel parco. In un’altra foto si vedeva il Cavaliere con quattro fanciulline, fra cui Angela, sedute sulle ginocchia. Noi non lo sapevamo ancora, ma era già nato il mito di “Papi”. Le stesse fanciulle, più tante altre, fra cui un’altra biondo-bianca – l’ex soubrette Barbara Matera oggi approdata al Parlamento di Bruxelles – ce le ritrovammo tutte nella scuola quadri del Pdl, pronte a diventare delle statiste. E poi – ancora una volta – fermate da un colpo di scena grandguignolesco: il proclamo infuocato di Veronica: “Ciarpame senza pudore”.

Anche stavolta, a far detonare l’ira della moglie offesa, con tanto di epistolario consegnato a Repubblica, era stato un servizio fotografico di cui era protagonista una fanciulla bianco-vestita. Si trattava di Noemi Letizia, altra anonima assurta alla gloria mediatica, un personaggio che pareva fatto apposta per entrare nel catalogo Casanovista della letteratura di Marco Travalgio e del suo best-seller “Papi”.

Le relazioni delle fanciulle bianche con Berlusconi sono sempre una turbinosa sliding door, un fuoco ustorio che innalza alla gloria, ma che può anche bruciare esistenze. Una di loro, Virginia Saint Just di Teulada, finì persino in un processo e in un libro della Kaos edizioni, per il cortocircuito che si era creato tra il marito e il premier. I settimanali rosa la rintracciarono per interviste-confessione in cui Virginia spiegava di essere stata bruciata dall’incontro con Papi. Innamorata, stravolta, passata vorticosamente da una sicura carriera in Rai a un lavoro di commessa e addirittura al desiderio della morte. Francesca Romana è diventata giornalista al Tg4, e moglie amorevole, dopo un matrimonio in cui Berlusconi era amorevole testimone di nozze. Noemi è entrata in una routine di semigloria: l’indimenticabile premio al “Talento che verrà” a Valva, i fotogossip sulle infiltrazioni di silicone e sulla mastoplastica addittiva regalata per il suo compleanno.

Non sappiamo cosa augurare a Federica, che adesso finisce nell’occhio del ciclone, sulla lama a doppio taglio della celebrità indotta. Buona fortuna, di certo ne ha bisogno.