A proposito della legge criminale che aiuta i criminali, il presidente della Repubblica Napolitano ha dichiarato: “I professionisti della richiesta al presidente di non firmare sono numerosi ma molto spesso parlano a vanvera”. Osservazione ineccepibile se il capo dello Stato si riferisce all’impossibilità di mettere la firma sotto un testo che deve essere approvato dalla Camera, e dunque, non ancora definitivo.

L’intervento presidenziale offre l’occasione per rammentare l’esistenza dell’articolo 74 della Costituzione repubblicana, che così recita: “Il presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”. Tale rinvio – esercitato da molti presidenti su leggi fondamentali per la libertà dei cittadini come forte atto di dissenso, e quindi tutt’altro che a “vanvera” – deve indicare le ragioni del veto sospensivo. Esse possono riguardare solo la legittimità e l’opportunità costituzionale della legge, vale a dire l’eventuale contrasto tra le norme in essa contenute e la Costituzione. Che la legge criminale che aiuta i criminali sia un insulto alla Costituzione lo dicono magistrati, editori, giornalisti e l’opposizione che, ieri al Senato, in segno di protesta ha abbandonato l’aula. Siamo certi che al momento opportuno il presidente Napolitano saprà tenerne conto.

Da il Fatto Quotidiano dell’11 giugno

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